Translate

mercoledì 5 marzo 2014

Barbecue all’italiana

di Raffaella Vitulano
 
Dovremmo essere compiaciuti dall'aver consolidato gli sguardi avidi di investitori esteri che, del resto, cercavamo di sedurre da tempo. L'ingenuità, tuttavia, non appartiene a questo periodo storico, nè a quelli che l'hanno preceduto.
Così, il tempodi pubblicare #DestinazioneItalia (e un'idea della destinazione ce la siamo fatta) ed ecco che il premier Letta parte in grisaglia per un On sale tour oltreatlantico. Non c'è un minuto da perdere per ricostruire l'immagine dell'Italia andata in frantumi come un mosaico pompeiano sul quale i tedeschi ribassano la posta per il loro shopping.
Per il nostro bene, allora, ieri Letta riappare nel Think Thank del Council of Foreign Relations, fondato nel 1921 a Parigi con finanziamento della famiglia Rockefeller. Oggi il Cfr è sulla carta un'associazione privata statunitense, apartitica. Ma tra i membri del Council si annoverano grandi banchieri, rettori universitari, direttori di giornale, presidenti americani. Tra i finanziatori: American Express, Elf Aquitane, Exxon Corp., la stessa Finmeccanica, G e n e r a l Electric, General Motors, Levi Strauss, PepsiCo, Lehman Brothers. Storie già viste. Oggi siamo testimoni dell'emergere
di una élite transnazionale di nuova generazione, nella cui agenda la governance globale diventa priorità. Ecco perchè le soluzioni discusse alle conferenze del Cfr (organizzato come un ufficio-studi di rango e, si sussurra, pagato dal contribuente americano in quanto Fondazione Culturale) coprono in genere diverse discipline (tra cui geopolitica, scienza, economia e comunicazioni) per le quali si definiscono strategie globali che casualmente la Casa Bianca, poi, adotta come direttive di politica internazionali. Se chiedete ad un abile venditore di spiegarvi le sue strategie, difficilmente ve le svelerà. E tuttavia, l'affabulazione, la rassicurazione e il senso di urgente necessità del prodotto o servizio rappresentano solo l'astuta lusinga prima di sferrare l'attacco finale. Spesso con la stessa determinazione che si usa nel coniugare i verbi al futuro nei Think Thank. Dobbiamo vendere, per il nostro bene. E' così: è dalla bramosia verso i poteri forti e le poltrone al mastice che Parmalat, Bulgari, Valentino e Loro Piana sono oggi nelle mani dei francesi e dei fondi arabi; che le moto Ducati sono in mano ai tedeschi e gli yacht del Gruppo Ferretti hanno preso la via della Seta; che i russi hanno conquistato Lucchini e i thailandesi la Rinascente. E avanti il prossimo, nel barbecue all'italiana. Le svendite identificano senza dubbio alcuno una classe politica avida e incompetente, nonché imprenditori senza idee. Ma, ancor peggio, la creduloneria di chi non gratta la vernice dorata. 

r.vitulano@cisl.it

(25 settembre 2013)
 

Nessun commento:

Posta un commento