Translate

mercoledì 5 marzo 2014

Benvenuti in Eu-merica


  di Raffaella Vitulano

Perfino la cancelliera Merkel, leader del paese in cui il 2,4% della popolazione è di origine turca, ha definito "troppo dura" la risposta del governo di Ankara allo sciopero indetto ieri dal sindacato. Mentre la guerriglia urbana insanguina le piazze, c'è chi si domanda se il pugno di ferro di Erdogan sarebbe scattato se la Turchia fosse già nella Ue, e se il crollo del sistema bancario di Cipro sarebbe mai potuto avvenire se l'isola non fosse ancora divisa.
Mediterraneo incendiato. Dal quartiere ribelle di Exarchia al ricco sobborgo di Kifissia, Atene invece appare sì irritata dagli errori dichiarati dell'Fmi, ma i giorni della protesta sembrano sempre più lontani tra la gente esausta.
Il primo ministro Samaras torna così oggi ad incontrare i responsabili della troika dei creditori internazionali con buone speranze. La gente vuole credere che le cose stiano migliorando. Sanno che non è così, ma hanno bisogno di crederci. E questo non succede solo in Grecia. In tutt'Europa c'è consapevolezza che la crisi del debito sovrano sia tutt'altro che risolta e che la crescita economica sia continuamente spostata in avanti, nella speranza che i massicci interventi di espansione monetaria attuati dalle grandi banche centrali comincino a dare i loro frutti. Il tema del lavoro, tuttavia, per i Trattati Ue resta sostanzialmente di competenza nazionale. Dunque, la priorità resta la stessa: attrarre gli investimenti per favorire l'occupazione. Sì ma di che tipo? Chi fa impresa sembra disposto ad investire se può quantificare verosimilmente i contingency costs, ovvero i costi non prevedibili in anticipo, come quelli relativi alla chiusura di una linea produttiva o gli oneri legali necessari a supportare una causa di lavoro. Così, mentre pur lodevolmente il governo italiano promuove un confronto tra i primi quattro Paesi dell'eurozona, alcuni economisti si stanno già appassionando ad una tipologia di contratto a tempo indeterminato che consentirebbe al datore di lavoro di licenziare - per qualsiasi ragione e senza incorrere in sanzioni o cause di lavoro - con un preavviso temporale inversamente proporzionale al salario. In pratica, lo stipendio di un lavoratore che accetta un preavviso di un mese sarebbe notevolmente superiore allo stipendio di chi accetta un preavviso di due anni. Ecco perchè la competizione internazionale richiede di grattare la vernice d'oro degli annunci di circostanza. O i milioni di posti di lavoro sulle due sponde dell'Atlantico derivanti dall'accordo commerciale Usa-Ue e sbandierati ieri da Obama al G8 resteranno lettera morta: l'unità dell'Europa non rientra tra le priorità del presidente Usa e il rischio del disincanto è concreto. 

r.vitulano@cisl.it

(18 giugno 2013)

Nessun commento:

Posta un commento