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mercoledì 5 marzo 2014

Bugiardini, non a caso

di Raffaella Vitulano
Tra tensioni e ultimatum, per l'Italia si profila il triste primato di tre governi calati dall'alto in 28 mesi. Non male come record, mentre il rischio di astensione alle urne sfiorerebbe ormai il 40%. Il contesto europeo, intanto, resta un riferimento solo per giustificare un semestre che si intravede piuttosto sdrucciolevole per chi siederà sulla poltrona di Palazzo Chigi. I temi europei, poco conosciuti, non vengono discussi nè affrontati dalla politica italiana neppure a pochi mesi dalle elezioni per il Parlamento Ue e i risultati si vedranno dal prossimo luglio, a partire dall'annunciato vertice sull'Occupazione. Ieri il presidente della Bce, Draghi, ha ricordato che "l'eurozona non ha raggiunto un'integrazione finanziaria sostenibile" e ha spinto per l'unione bancaria. Bisognerebbe però capire bene di che integrazione si parli, ricordando che la Germania - alla faccia della solidarietà - ha nascosto perdite per 12 miliardi ed ha beneficiato sino in fondo della fuga di capitali dall'Italia quando ha scaricato quasi completamente il portafoglio di titoli italiani ed è diventata molto attiva nel piazzare gli impronunciabili credit default swap ovvero assicurazioni sul rischio fallimento del nostro Paese. Noi giocherelliamo coi poteri forti, devoti più al codice iban che alle Costituzioni, ma rischiamo di bruciarci con quell'establishment transnazionale e finanziario, esercitato negli ultimi anni non sempre con il consenso elettorale ma piuttosto con il controllo delle leve che determinano il destino di popoli e Stati. Distratti dalle beghe e dagli ashtag (vedi il #sonoserenoquasizen di ieri), non ci stiamo neppure accorgendo dell'imminente scoppio della bolla dei mercati emergenti (in cui le banche europee ed americane hanno riversato centinaia di miliardi di denaro speculativo elargito dalle banche centrali) che rischia di far crollare non solo le valute di quelle nazioni ma anche i ercati finanziari occidentali. Moneta; debito pubblico; normative di rango giuridico inferiore che violano Trattati comunitari e leggi dei Parlamenti nazionali; organismi sovranazionali spuntati dal nulla. Di cosa discuterebbe oggi la Convenzione europea, quel consesso che nei primi anni Duemila era stato incaricato di elaborare la Costituzione europea? Eppure i nostri politici si sentono intoccabili: non comprendono che le logiche di quell'establishment transnazionale sono diverse da quelle dei partiti nostrani. Le leggi dei poteri forti sono implacabili e imprevedibili. Puntano fiches a seconda di convenienze e plusvalenze. Per questo, prima di somministrare nuovi medicinali all'Italia, converrà non a caso leggere i "bugiardini".
r.vitulano@cisl.it
(13 febbraio 2014)
 

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