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mercoledì 5 marzo 2014

Che fine ha fatto l'Europa?

di Raffaella Vitulano

A.A.A. Europa cercasi in una giornata che di approfondimento sembrava avere davvero poco. Sullo sfondo dell'angoscia sociale degli operai della fabbrica Ford di Genk, di Alcoa o di Ikea, si stagliano lo stesso disorientamento e la sfiducia verso un rigore squilibrato.
Ma oltre la rabbia, gli slogan, le polemiche, le violenza, i bla bla bla, l'analisi comune resta necessaria. Dobbiamo leggere, informarci. E farci più domande su quest'Unione Europea che avrebbe dovunto diventare un soggetto politico di tipo federale ma che il meccanismo europeo di stabilità (Mes) appena approvato dai 17 paesi dell'Eurozona rischia di sfracellare con le sue pesanti condizionalità e un programma di indebitamento ulteriore con la Troika (Commissione Ue, Bce e Fmi). Qualche dato: in tutto, entro il 2014, il fondo avrà in cassa 80 miliardi di euro. Altri 620 miliardi saranno "garantiti": i vari paesi aderenti si impegnano insomma a tirarli fuori nel caso ce ne fosse bisogno. Con questo totale di 700 miliardi (cui l'Italia contribuisce per il 17,9%, pari a 125 miliardi, 395 milioni e 900.000 euro tra soldi versati e garanzie), il Mes potrà emettere obbligazioni o altri strumenti finanziari per raccogliere sul mercato circa 500 miliardi di euro. Non di più, perché 200 miliardi dovranno restare liberi: una specie di riserva di emergenza, per garantire che quei 500 miliardi di obbligazioni continuino a godere di un rating tripla A come quello già emesso da Fitch.
Secondo alcuni, sfruttando il meccanismo di leva il Mes potrebbe arrivare a poter prestare in capitalizzazione fino a 2 mila miliardi di euro. Il problema è che così facendo gli stati membri non dovrebbero più garantire soltanto i 700 miliardi iniziali, ma tutti i 2 mila miliardi. La Corte suprema tedesca ha giustamente rivendicato l'incostituzionalità di progressive orge debitorie senza fine. L'attivazione delle garanzie rischia poi di produrre effetti moltiplicativi e di contagio della crisi. In pratica, per ogni 100 euro che si rendessero necessari per salvare gli altri Paesi dell'euro, il bilancio di ciascun Paese contribuente sarebbe gravato di un numero di euro pari alla sua percentuale nel bilancio del meccanismo europeo. E poichè il Mes potrebbe fare ricorso al mercato finanziario "esterno" (Cina o Golden Sachs, ad esempio), c'è da chiedersi in che modo gli Stati saranno protetti dal rischio di ingerenza di ulteriori capitali sconosciuti nelle operazioni di finanziamento. Raffreddare gli spread e surriscaldare gli animi in piazza ci fanno solo perdere di vista la vera minaccia dell'Europa finanziaria e dei subdoli derivati avvelenati, su cui dovremmo invece informarci per saperne di più. Altrimenti per i lavoratori, i precari, i pensionati il rischio sarà altissimo.  

(15 novembre 2012)
r.vitulano@cisl.it

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