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mercoledì 5 marzo 2014

Club Med o turisti fai da te?

di Raffaella Vitulano

Se il nostro debito continuerà ad impennarsi e ad autoalimentarsi, le ricette convenzionali - sostengono diversi analisti - potrebbero diventare inapplicabili e quindi diventerà necessario tagliare i costi dello Stato, le prestazioni di base e/o attuare misure straordinarie. Lo scenario opaco disegna una tendenza deflazionista prima dell'area euro e poi dell'economia mondiale. Ora che l'Europa ha la sua moneta forte, scopre infatti che potrebbe trattarsi di una maledizione. Ma se Berlino si lamenta di quell'export tanto agognato, il rafforzamento dell'euro ha posto le premesse soprattutto per il collasso dell'Europa del sud. Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna condividono la prospettiva di un decennio con un debito sempre più consistente, nessun controllo sulla politica monetaria, alto tasso di disoccupazione e bassa crescita del Pil. Con questa premessa, Thomas Wright, in un articolo su Project Syndicate, sostiene che questi paesi, definiti la "Periferia dei sei", o P-6, devono individuare una coraggiosa strategia comune sulle questioni rilevanti nei summit europei. L'Europa rischierebbe allora di dividersi in due blocchi (ma di fatto è già divisa, con un tasso di disoccupazione al 5% in Austria e Germania, ed oltre il 25%in Grecia e Spagna). Senza quella presa di coscienza, il rischio è che il Club Med, come i turisti fai da te nel quadro della strategia geopolitica occidentale, diventi lo strumento dei forti per limitare lo strapotere commerciale dei Brics e smussare il potere della Cina, che detiene la maggior parte del debito americano. Nel caso italiano, cinesizzare un Paese massacrato dal debito pubblico ma con le competenze produttive per soddisfare la domanda estera, significa trasformarlo in una miniera a basso costo. L'ex Presidente della Confindustria tedesca, Hans Olaf Henkel, invoca dal canto suo una dissoluzione controllata della zona euro, con l'uscita di Finlandia, Olanda, Austria e Germania e la creazione di una seconda moneta: l'euro è una valuta troppo forte per i paesi del sud e troppo debole per quelli del nord, con la conseguenza che i prodotti italiani sul mercato mondiale risultano troppo cari e quelli tedeschi sono diventati troppo a buon mercato. Il risultato è una una bassa crescita e disoccupazione in Italia e timori di inflazione in Germania. Ma Berlino poteva immaginarselo. La Bce avrebbe gli strumenti per scongiurare il rischio deflazione. Tutto quel che deve fare è porre fine alle sue politiche di contrazione, adempiendo al suo obbligo primario previsto nel trattato Ue di promuovere "una crescita economica equilibrata" , l'"occupazione", e l'"interesse generale" dell'Unione. Per questo, scrive Ambrose Evans Pitchard sul Telegraph, la Bce starebbe violando i trattati e dovrebbe comparire davanti alla Corte di giustizia europea.

r.vitulano@cisl.it
 
(6 novembre 2013)

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