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mercoledì 5 marzo 2014

La Ferrari ingolfata

di Raffaella Vitulano
 
Aveva lanciato giorni fa una prima allerta, ribadendo che è "assolutamente essenziale" per l'Italia mantenere i conti in ordine sul pallottoliere di casa. Ma ieri il commissario europeo Olli Rehn ha preferito dircelo direttamente a Roma, "ospite" in audizione alla commissione Bilancio di Montecitorio. Per il nostro Paese la procedura d'infrazione è ufficialmente chiusa, ma il governo dovrà pure dimostrare di poter onorare gli impegni presi. E così, paragonandoci ad una Ferrari col motore ingolfato, Rehn ha aggiunto che Grecia, Spagna e Italia meridionale sono le aree economiche dell'eurozona dove la disoccupazione ha raggiunto livelli "troppo elevati" e per questo servono decise riforme pro crescita. Ma in controluce, sugli scranni della Camera aleggiava il Two Pack, un pacchetto di regole che da' nuovi poteri alla Commissione Ue (tra cui quello di imporre modifiche alle leggi finanziarie) e che richiede agli Stati di dettagliare quali investimenti abbiano davvero un potenziale di crescita e di occupazione. Il Two Pack (seguìto al Six Pack ed approvato dall'Europarlamento lo scorso maggio nella coltre di silenzio e indifferenza dei politici nostrani) costituisce un'ulteriore cessione di pezzi di sovranità nazionale verso strutture comunitarie non elettive e spesso autoreferenziali. Come non fossero bastati gli altri vincoli esistenti nella zona con una moneta comune, Bruxelles ha considerato la necessità di dotarsi di meccanismi ancora più forti concepiti specificamente per l'area. Per questo, nel novembre 2011 la Commissione ha pensato bene di proporre altri due regolamenti per rafforzare la sorveglianza di bilancio nella zona euro. Ora, la teoria economica vorrebbe che un'area valutaria ottimale rispetti almeno le caratteristiche comuni in termini di flessibilità di salari e di prezzi, mobilità interregionale di forza lavoro e capitale, convergenza dei tassi di inflazione, diversificazione produttiva, integrazione fiscale.Maè ormai oggi palese che i Paesi che hanno aderito all'euro non avevano e non hanno neppure ora caratteristiche tali da consentire la creazione di un'area valutaria ottimale comune, idonea a compensare, al proprio interno, gli squilibri economici esistenti, attraverso la mobilità della forza lavoro o attraverso trasferimenti automatici e quant'altro evidentemente necessario per garantirne la stabilità. Nessun dubbio, dunque: la nostra Legge di Stabilità verrà in pratica scritta a Bruxelles. Perchè, nei fatti, se laUe dovesse giudicare la bozza italiana non conforme al Patto di Stabilità e di Crescita (costituzionalizzato nel frattempo con il Fiscal compact, v. pag. 3), le proposte del nostro governo close to balance saranno solo carta straccia. 

r.vitulano@cisl.it

(18 settembre 2013)
 

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