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mercoledì 5 marzo 2014

Le croccanti intese di Pollicino

di Raffaella Vitulano

Mentre in Italia la politica delle briciole di Pollicino litiga ancora per poltrone e privilegi, i leader Ue affilano le armi in vista della disfida tra Berlino e il resto d'Europa, che riprenderà domani al Consiglio europeo. L'Unione politica sembra morta, ma anche quella di bilancio non si sente bene. Dopo il rischio di shutdown, tra i dossier scottanti del vertice spicca soprattutto il check up sulla salute di 130 banche europee che la Bce si appresta ad avviare in vista dell'Unione bancaria. Le posizioni sugli eventuali salvataggi restano distanti: di fronte ad una nuova crisi, chi dovrà intervenire? Draghi spinge per il sistema del fondo Salva-Stati (il Meccanismo europeo di stabilità, che l'Italia finanzia con 14 mld. l'anno) e in una prima fase vorrebbe che si evitasse il giro di vite sui bond bancari; mentre la Germania insiste sullo "schemaCipro" (in pratica, prelievi da azionisti e creditori delle banche). E non è un caso, dato che tra i criteri attuali d'impiego del Mes svetta l'acquisto di titoli pubblici del governo tedesco. Fatto che contribuisce a ridurre i tassi sui Bund e in pratica ad allargare lo spread e lo svantaggio competitivo delle imprese in Italia. Davvero singolare, il sud che salva il nord in un fondo con un budget potenziale di 700 miliardi di euro. La questione è dunque complessa, ma ambedue le soluzioni graverebbero in modo più o meno indiretto sui cittadini. Il Fondo salva stati, in parole povere, se applicato ad un paese in default innalzerebbe il tetto degli interessi (e dunque potrebbe gravare sul debito pubblico e far aumentare le tasse); il prelievo forzoso, in compenso, potrebbe toccare i risparmi di anni. La decisione andrà comunque presa prima dei cosiddetti stress test, che potrebbero rivelare sorprese sulla solidità delle banche e che, se mal gestiti, rischiano di stressare intere economie o rendere insostenibile il debito dei Paesi più fragili. L'Italia non ha saputo fare di meglio che un decreto legge - rivela Linkiesta - collegato alla Legge di stabilità, nel quale si chiede di fornire una garanzia bilaterale per gestire i rischi derivanti da operazioni in derivati. Stavolta perfino la Svizzera ci ha superati nelle larghe intese, a favore di crescita e investimenti: con una confluenza anomala e significativa tra destra e sinistra, che ha spiazzato il centro moderato e la "lobby" bancaria, il Consiglio Nazionale, cioè la Camera bassa del Parlamento svizzero, ha infatti appena votato amaggioranza tre mozioni che chiedono in sostanza la netta separazione tra banche commerciali e banche d'investimento. Il ritorno cioè alla  regolamentazione che negli Stati Uniti fu introdotta da Roosevelt con il Glass-Steagall Act, ed in Italia con la legge bancaria del 1936 .Da noi, le intese sono croccanti da tempo. 

r.vitulano@cisl.it

(24 ottobre 2013)

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