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mercoledì 5 marzo 2014

Le mille bolle blu

di Raffaella Vitulano
 
Certo, è un bel dilemma: come sottolineare gli aspetti critici dell'Ue senza passare per euroscettici o populisti? Un dubbio legittimo ed articolato al quale esperti di informazione e comunicazione dei sindacati europei non hanno trovato risposta univoca in un'animata tre giorni a Vienna. Saranno pure stati i giorni d'apertura dell'Opera col ran Ballo 2014: vero è che troppi e vorticosi giri di valzer verbali hanno ancor di più ingarbugliato la già intricata matassa degli slogan d'effetto dei sindacati Ue, culminati nella diatriba finale sull'utilizzo o meno del "Re-Occupy Europe" (Ri-Occupare l'Europa). Slogan che se da un lato recupererebbe finalmente al voto molti giovani disillusi rendendoli protagonisti della rinascita democratica, dall'altro potrebbe essere assimilato a movimenti di protesta fini a se stessi. Perchè un conto è dibattere dell'Europa della sangrìa o del pachino doc, un altro è schivare con cognizione i colpi bassi della Troika. Del resto, è anche difficile non muovere aspre critiche all'Europa quando un dossier della Ces - reso noto ieri nel corso di un'audizione del Parlamento europeo - conferma che le attività della "illegale" Troika a Cipro, in Grecia, Irlanda e Portogallo hanno presentato un conto troppo salato ai cittadini in termini economici e sociali. Nei Paesi in cui è intervenuta la Troika, le misure sono state attuate senza alcuna concertazione, pazzando via centinaia di aziende, aumentando la disoccupazione e causando una fuga di cervelli senza precedenti. Crisis is over: crisi finita? E chi ci crede! Sarebbe difficile anche per il più abile uomo di marketing "vendere" oggi agli indecisi delle urne un'idea positiva di Europa. Le elezioni europee di maggio saranno comunque un appuntamento cruciale ed è necessario che il dibattito politico si sprovincializzi. Ma all'informazione e all'inchiesta non bisogna sottrarsi: affinché l'Unione europea en coulottes resista al populismo come all'ancor più grave indifferenza popolare, è necessario formulare un nuovo europeismo, adattato al tempo in cui viviamo. Abbiamo bisogno di una narrazione
europea diversa, che mobiliti l'integrazione al di là delle bonarie invocazioni ammirevoli per la pace e la prosperità condivisa di Jean Monnet e di altri padri fondatori. Nel suo nuovo impulso utopico, l'europeismo del XXI secolo deve essere coraggioso e spregiudicato quanto i suoi rivali e saper denunciare fatti e misfatti della plutocrazia mondiale, dove si nascondono i maggiori responsabili di questa tempesta perfetta: tra le bollicine di champagne e tra le mille bolle blu azionarie ed immobiliari che hanno irretito il Vecchio continente, ormai voragine con mille banche intorno.

r.vitulano@cisl.it
 
(28 gennaio 2014)

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