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mercoledì 5 marzo 2014

L'ideogramma della verità

 di Raffaella Vitulano
 
In un ormai celebre discorso a Indianapolis del 12 aprile 1959 John Kennedy fece notare come il termine cinese wei-ji, tradotto con "crisi", fosse composto da due ideogrammi che indicavano, rispettivamente, "pericolo" e "opportunità". Alquanto suggestivo. Peccato che - come hanno osservato alcuni sinologi - wei designi effettivamente "pericolo", ma ji indichi il "punto cruciale" e non (o non tanto) "opportunità". La fortuna di questo straordinario falso consiste tuttavia nella sua veridicità: oltre all'ossimoro resta l'incontestabile fatto che nei tempi di crisi, anche i più severi, i pericoli convivano con le opportunità, soprattutto nel punto più cruciale della crisi stessa.
E sono il coraggio, la determinazione, la visione dei singoli a riconoscerli, a distinguerli, a sfruttarli a vantaggio della collettività. Di fronte al pericolo, allora, non si tratta più di scegliere tra bene o male; si tratta di scegliere consapevolmente, di scegliere senza retorica, di dire la verità a se stessi e agli altri.
Qualcuno a Bruxelles si chiede se sia sempre il caso di essere onesti e si domanda se abbia fatto bene Jeroen Dijsselbloem, presidente olandese dell'Eurogruppo, a menzionare il sistema bail-in (che prevede un contributo da parte di creditori, azionisti e risparmiatori al salvataggio delle banche) lo stesso giorno in cui Cipro veniva salvato dal fallimento. Il neo capo dell'Euroclub e ministro delle Finanze olandese ha fatto crollare i mercati, che avevano preso una buona piega dopo l'accordo per il salvataggio, perché ha candidamente risposto sì alla domanda: "Lei pensa che questo sia un modello?" Ma Dijsselbloem non è un economista. Il ministro olandese delle finanze è un laureato in economia agraria (il suo nome tra l'altro contiene la parola "fiore" in olandese), è uno che ama allevare maiali nella sua casa di campagna e che non parla francese (cosa che a Bruxelles è giudicata una lacuna grave). E ha scelto di dire la verità, di fronte al pericolo dei mercati, perchè lavorare insieme, prima che "essere in tanti", significa soprattutto scegliere ed essere scelti sulla fiducia. Così, alla vigilia di Pasqua ha squarciato il velo che oscurava l'ovvietà degli ultimi anni: i leader europei sono ormai impegnati a spostare il rischio del finanziamento del salvataggio delle banche dai contribuenti agli investitori privati.
Quando vede un pericolo, lo struzzo non mette la testa sotto la sabbia. Allunga solo il collo per terra, rasente il suolo. Ecco tutto. Raccontare la verità è dunque sensato? Nel momento in cui cominciamo a raccontare a noi stessi, in quell'istante accade qualcosa. Ci si allontana dal sé, si diviene altro, il nostro io non rimane tale, bla bla bla. Ma soprattutto, si affonda la Borsa.

r.vitulano@cisl.it

(28 marzo 2013)

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