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mercoledì 5 marzo 2014

Mettetevi comodi

di Raffaella Vitulano
 
E sì che l'avevamo detto: spesso è questione di poltrone. Sarà per questo che se gli americanidevonoaccomodare le loro terga, preferiscono farlosu morbidissimi pellami italiani. Ed ecco che anche Poltrona Frau ieri è volata oltreoceano. Fusioni, acquisizioni, supersales. Anche le delocalizzazioni si moltiplicano, ma l'Italia -diciamocelo-quale progetto sta concretamente attuando per non far scappare le imprese? In cerca di facili like su Facebook, i bla bla lasulla competitività si moltiplicano. Vabe': ma competitivi rispetto a cosa? Al resto d'Europa? Ah, quella ormai batte cassa come un registratore impazzito, drìn, drìn, drìn. Come fosse l'ultima scena de La vita è meravigliosa. Solo che qui a mettere le ali sonoleaziende,e a volare nelle bufere sono i lavoratori, mentre la Ue resta terrestramente piantata sulle banche grigie, un tempo fumo di Londra, oggi di Bruxelles. Per i socialisti si tratta di una "cattiva soluzione", per i liberali è una proposta "non credibile e non democratica", per i popolari è un testo "annacquato": con un consenso praticamente unanime, l'emiciclo di Strasburgo si è detto contrario alla proposta del Consiglio Ue sul meccanismo unico di risoluzione delle banche, che a parole mirerebbe a gestire in modo ordinato e controllato l'eventuale fallimento delle banche evitando che siano i contribuenti a dover pagare quando le banche sono in difficoltà. Ma che nei fatti per gli eurodeputati avrebbe in realtà già minato l'obiettivo del provvedimenti.Punto della discordia resta il fattoche il Parlamento vorrebbe da subito un fondo unico pagato dagli azionisti da cui attingere quando ci fosse bisogno di un intervento finanziario mentre i Paesi membri dell'Ecofin hanno optato peruna serie di fondi nazionali che, naturalmente, avvantaggeranno gli Stati più forti a dispetto della solidarietà comunitaria. Inoltre l'Aula lamenta che gli Stati abbiano escluso il Parlamento dalla possibilità di esprimersi sulla questione. Con la discutibile scusa della maggiore rappresentanza democratica (sic!) dei suoi membri rispettoai commissari europei, il Consiglio Ue ha da anni dirottato la politica europea in una direzione governativa che non privilegia l'interesse generale della società europea ma quella del governo più forte. Il Consiglio dei ministri Ue, insomma, spinge verso una direzione che favorisce i grandi nteressi economici e finanziari, spianando Commissione (organo d'iniziativa legislativa) ed Europarlamento. Un meccanismo cheda noi ricorda non troppo alla lontana la meccanica decretazione d'urgenza governativa, nello scenario di un capitalismo basato sul debito in cui la lotta di classe non è più tra capitale e lavoro ma tra debitori e creditori, che l'Economist dipinge come un tornado che sta per abbattersi su centinaia di milioni di posti di lavoro. Mettetevi comodi. Su pellami italiani, of course.

r.vitulano@cisl.it
(6 febbraio 2014)

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