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mercoledì 5 marzo 2014

Nel bel mezzo della tempesta


di Raffaella Vitulano

La creatura Ue dal welfare generoso, patrimonio di (quasi) tutti gli europei, è invecchiata come in trance, completamente stravolta nello spirito di decenni fa. E l'Italia sembra arrivare sempre in ritardo. Ieri il governo tedesco ha spiegato senza mezzi termini che è necessario "correggere" gli abusi derivati dalla flessibilità ed ha ammesso che le liberalizzazioni passate hanno presentato anche "un lato oscuro". Sempre controcorrente, il governo di Angela Merkel ha varato una riforma previdenziale che innesta la retromarcia sull'età pensionabile e che costerà 160 miliardi di euro da qui al 2030. Il disegno di legge, che il ministro socialdemocratico del Lavoro Andrea Nahles ha promesso entrerà in vigore il 1° luglio (dopo l'approvazione parlamentare) permette il ritiro anticipato da 67 a 63 anni senza alcuna penalità - pari adesso al 3,6% per ogni anno di anticipo - ai lavoratori che abbiano versato almeno 45 anni di contributi. Noi, invece, siamo ancora nel bel mezzo della tempesta. L'Italia, secondo il presidente dalla Commissione Ue, Barroso, non starebbe facendo abbastanza. Non avrebbe saputo fare "i sacrifici" fatti da Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Lituania. Eppure dal 2011 stiamo attivamente rimborsando speculatori stranieri ricomprando da loro i nostri titoli obbligazionari. Ma questo non ci rende più credibili, ci espone solo ad ulteriori critiche e ad enormi rischi di fronte alla lievitazione del debito pubblico. Il bollettino di Bankitalia diffuso venerdì scorso ha rivelato che è ai nuovi massimi la quota di titoli di Stato detenuta dalle banche italiane. Un elemento apparentemente solo "statistico", ma che in realtà la dice lunga sugli equilibri tra la finanza e il governo. Un dato che assegna alle banche un enorme potere garantendo importanti guadagni all'industria creditizia. Un potere in qualche modo già ampiamente esercitato nei confronti del governo. Con un quinto del debito pubblico in mano, banche e lobbies tengono a bada il Paese imponendo riforme a volte discutibili e ostacolandone altre. Col risultato che l'intero Paese è, da tempo, sotto schiaffo. Mentre i compra oro chiudono, perchè non c'è più niente da vendere.
 
r.vitulano@cisl.it
(31 gennaio 2014)

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