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mercoledì 5 marzo 2014

Pelle di Dragone

di Raffaella Vitulano
 
Conquiste ne ha scritto più volte, e in collaborazione con Labor Tv aveva già quattro anni fa realizzato una videoinchiesta sulle fabbriche invisibili gestite dai cinesi a Prato. Avevamo raccontato le denunce dei sindacati locali; degli imprenditori coraggiosi come Cangioli che difendono il made in Italy; dei passaporti falsificati trasmessi di generazione in generazione, perchè a Prato sembra non morire nessun cinese. Così si raccontava, così si sussurrava in quegli stretti loculi-laboratorio dove la colla nera sul pavimento tiene lontani gli scarafaggi dal vitto. Fintantoché, per fatalità o inosservanza delle norme di lavoro, qualcuno di loro arde in un rogo. Una morte atroce, che richiama alla responsabilità anche i committenti italiani che affidano a criminali subfornitori clandestini la produzione di capi sempre più cheap e meno chic, stritolati dai tempi strettissimi per la riconsegna del pronto moda. Il tutto inserito in un giro di ordini e pagamenti prevalentemente in nero, come abbiamo verificato anche noi al Macrolotto, spacciandoci per commercianti. Le fabbriche invisibili di Prato non contano iscritti al sindacato nè alle associazioni degli imprenditori (tranne uno, Giulini, dalla cui azienda non vollero rilasciarci dichiarazioni). Tra quegli scampoli di umanità, gli operai lavorano su turni di 20 ore. Ogni giorno a Prato arrivano dalla Cina almeno 80-90 container in nero. L'industria del falso sottrae ogni anno alle nostre imprese manifatturiere 6 miliardi di euro, bruciando 1,5 miliardi di euro in termini di evasione di Iva e circa 120.000 posti di lavoro in tutta l'Unione Europea. Ma lo Stato dov'è?

(3 dicembre 2013)

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