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venerdì 23 maggio 2014

Controllori o controllati?


Berlino (dal nostro inviato Raffaella Vitulano) - Un sondaggio diffuso durante il terzo Congresso della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc) evidenzia che per metà della popolazione mondiale i governi dovrebbero saper controllare, ridimensionandolo, il potere delle aziende e delle multinazionali, mentre i bassi salari e precarietà del lavoro minacciano la ripresa economica. La gente, insomma, non è più disposta a fare sconti a nessuno:  in tutto il mondo i lavoratori perdono la fiducia riposta nei rispettivi governi nazionali, che darebbero priorità agli interessi delle grandi imprese piuttosto che ai propri. E questo potrebbe riguardare anche lo stesso cancelliere Angela Merkel, che finora ha snobbato la promessa di intervenire al congresso dei sindacati mondiali. Il sondaggio d'opinione - effettuato dalla Società internazionale di ricerche di mercato TNS nel mese di gennaio in Sud Africa, Germania, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Stati Uniti, Francia, India, Italia, Giappone, Regno Unito e Russia  esprime il parere della popolazione di 14 paesi, che rappresentano oltre 3,7 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale. L'indagine mostra una evidente sfiducia nei confronti dei governi e del sistema economico: il 68% degli intervistati ritiene che il loro governo stia facendo un cattivo lavoro nella lotta contro la disoccupazione; quattro su cinque (il 78%) ritengono che il sistema economico favorisca i ricchi piuttosto che l'equità; più della metà degli intervistati ritiene che l'attuale situazione economica nel loro paese è pessima.

L'indagine rivela poi che il 79 % degli intervistati ritiene che il salario minimo non sia sufficiente per una vita dignitosa; l'82% dei partecipanti ha dichiarato che i salari sono diminuiti o rimasti invariati rispetto al costo della vita; l'88% degli individui intervistati sono a favore di un aumento del salario minimo in tutti i paesi del mondo. La popolazione è dunque decisamente insoddisfatta della politica, i cui dirigenti sembrano sempre più sottomessi all'influenza di potenze e lobbies commerciali e finanziarie. Se dunque la loro indipendenza nelle decisioni economiche e sociali viene messa a dura prova, l'indagine rivela anche che l'incertezza aumenta rispetto al reddito familiare: un cittadino su due non riesce a seguire l'aumento del costo della vita; sette europei su dieci ritengono che i loro redditi non sono aumentati come il costo della vita. L'indagine mostra infine una crescente preoccupazione per la sicurezza del lavoro: un cittadino su due ha una esperienza personale o familiare di disoccupazione; il 41% degli intervistati si aspetta che il lavoro dia meno sicurezza nei prossimi due anni; solo il 2% pensa che la prossima generazione possa trovare un lavoro dignitoso. La Ituc è la più grande comunità democratica internazionale, dato che rappresenta 176 milioni di lavoratori all'interno di 325 organizzazioni affiliate in 161 paesi. La speranza è che i governi sappiano dire no ad aziende tiranniche che accentuano le disuguaglianze nei propri interessi, rifiutando investimenti esteri che sferrano attacchi ai diritti. E' il caso di Deutsche Telekom, i cui lavoratori hanno manifestato contro le pratiche antisindacali della statunitense T-mobile. Il messaggio da Berlino è chiarissimo: la Camera di commercio americana deve smettere di fare ingerenze nella politica interna di altri paesi, "come ha già fatto in Moldavia, Romania, Portogallo, Spagna, Irlanda, Cina e Qatar". "Cercate un'offensiva mondiale contro i diritti in materia di lavoro e troverete nell'ombra la minaccia di fuga dei capitali ed investimenti da parte della Camera di commercio americana" è la durissima e coraggiosa denuncia dei sindacati.

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