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lunedì 7 luglio 2014

C'è vita su Washington o Bruxelles?

di Raffaella Vitulano

Flessibilità in cambio di riforme. Un mantra ormai svuotato dal precipitare della crisi e degli eventi internazionali, la cui gravità i nostri politici non intendono guardare più neppure dal buco della serratura, presi come sono a fissare quello del loro ombelico. E i giovani restano al palo. Non solo in Italia, a dire il vero. In America sono aumentati di oltre un 20% il costo dei mutui per il pagamento dei corsi universitari, che i giovani si pagano da soli, e così miliardi di dollari subprime hanno già reso schiavi del debito un’altra generazione, quella di milioni di futuri cervelli. I paladini della teoria economica del trickledown (letteralmente sgocciolamento verso il basso) e delle plutocrazie mondiali giustificano lo sforzo dell’indebitamento giovanile con una retribuzione anche minima. E lascia stare se il rigorismo ideologico e recessivo teso al risanamento dei bilanci pubblici crea asfissìa nella crescita. Di quella economica, certo, ma anche di quella dirompente della gioventù.
Cervelli strappati alla forza dell’età, che più che la disciplina di bilancio avrebbero dovuto seguire quella creativa, oggi imprigionata in un plumbeo futuro che puzza di austerità. C’è chi, come l’ex banchiere John Perkins, per oltre 20 anni economista in una delle principali società di consulenza ingegneristica, la Chas.T.Main di Boston, si confessa come ”sicario dell’economia”. Ancora oggi, a qualche anno di distanza dall’uscita delle sue confessioni, è attualissima la sua straordinaria testimonianza di come il potere politico ed economico possa pianificare e praticare lo sfruttamento di interi paesi attraverso una nuova forma di colonialismo, che al potere delle armi antepone quello della finanza. E di come, alla fine, armi e finanza deflagrino all’unisono. Lui racconta senza mezzi termini che ”i sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi Paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (Usaid) e di altre ”organizzazioni umanitarie” nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma che in quest’epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni”. A fronte della costruzione di grandi lavori pubblici, tramite proiezioni economiche volutamente falsificate, i sicari portano molti paesi ad imbottirsi di debito oltre le loro reali capacità di rimborso, per costringerli a cedere le proprie risorse alle condizioni imposte dalla multinazionali. Dopo i sicari sostenuti dai media distratti arrivano poi gli sciacalli, e quando anche gli sciacalli hanno fatto la propria parte, è il turno degli eserciti. Cosa vi ricorda? E’ ora di cambiare quella che Perkins chiama death economy in life economy.

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