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venerdì 18 luglio 2014

I sonnambuli del mondo

di Raffaella Vitulano

Ali spezzate. Tank in avvicinamento. La guerra, ovunque. Confusa tra riunioni in streaming, opacizzata da vegliarde euforie giudiziarie, annegata nel mare di parole, sfocata nelle foto di bambini straziati, cancellata dallo stridìo di immagini velocizzate sui monitor. La guerra dei tiranni, quella della disinformazione, quella finanziaria. Che poi, si sa, tutte s’incubano nello stesso viscido groviglio di coscienze annebbiate e responsabilità scaricate sull’impalcatura di rischio socializzato. Una matassa appiccicosa difficile da dipanare. Ricordo le parole della cancelliera Angela Merkel, al vertice Ue dello scorso dicembre. Lei certo si riferiva al crescente rischio di una deflagrazione politica ed economica dell’Unione e dell’euro, piuttosto che all’escalation delle tensioni in Afghanistan, in Iraq, a Gaza o in Ucraina. Ma fu allora, in uno dei pochi momenti di cruda sincerità a porte chiuse, che la Iron Lady di Germania ammise ai capi di stato e di governo le sue preoccupazioni come in una profezia: ”Verrà il momento - disse - in cui sbanderemo, come i sonnambuli d’Europa nell’estate 1914”. In un suo momento di raro, stupefatto timore, lei citò il libro di Christopher Clark sull’inizio della Grande Guerra. I sonnambuli raccontati da Clark sono quei governi che a inizio secolo scivolarono via via nel conflitto col presentimento di un cataclisma, senza far nulla tuttavia per evitarla. Erano gli sleepwalkers. Quelli che forse ancora oggi, leader della politica e della finanza d’Europa, dormendo camminano imperterriti e storditi, verso un’unica direzione. Essi stessi lanciano apparenti moniti; poi, in un abile gioco delle parti, suggeriscono a turno deboli soluzioni alle crisi lanciando roboanti appelli cui sanno che non daranno mai seguito. Gli storici sorvegliano il processo in atto; qualcuno s’azzarda a parlare di rischio di ”una nuova pistola fumante, cento anni dopo”. E qualcuno tra loro si preoccupa sulla possibilità di una miccia che farà detonare l’Unione Europea. Dunque, Berlino evoca il 1914 per dire che l’euro può sfracellarsi, pur tuttavia l’implosione dell’euro turba il mio sonno un po’ meno dell’esplosione del mondo e della cecità di decisori solo apparentemente vigili di fronte all’orrore che ci circonda. Molte tragedie d’attualità confermano la necessità di raggiungere il prima possibile soluzioni pacifiche alle gravi crisi in atto, sociali, economiche e politiche. Ma la comunità internazionale, disorientata, emula quei re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali del 1914. Refrattari ad una sintesi tra crescita e austerità (due termini solo apparentemente contrapposti, dato che in regime di capitale quello che è crescita per uno è austerity per l’altro), i leader di un’Europa zoppa traballano sulla zattera mondiale, incapaci di mediare tra appetiti detonanti. Perfino la ostpolitik di Frau Merkel si trova a un bivio, data l’influenza sul partito socialista dell’ex cancelliere Gerhard Schröder che di Gazprom è il principale lobbista in Germania: privilegiare il rapporto con la Russia o quello con i partner Ue? Nel dilemma, gli incubi dei sonnambuli graveranno come sempre sulle persone che li votano.

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