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giovedì 2 ottobre 2014

Pulcinella sfida i bankster

di Raffaella Vitulano

Pulcinella sfida i bankster in grisaglia. E come poteva non accadere? Quale migliore idea, per la Bce, di scegliere Napoli, città economicamente e politicamente abusata, per ospitare un défilée dell’alta finanza bancaria? Ci stiamo avvicinando al maggior disastro finanziario nella storia del mondo, ma i sorrisi di rito e le insopportabili frasi di circostanza si sprecano. Con un debito nazionale di circa 17.700 miliardi di dollari e 40 trilioni di dollari di esposizione ai derivati, gli Usa stanno per implodere deflagrando in tutto il mondo. La Bce sembra tuttavia sorvolare su questo casinò a cielo aperto. Poco conta, da sola, l’impennata d’orgoglio francese sui vincoli di bilancio. L’allentamento dell'austerità minacciato allegramente dagli scolaretti di Roma e Parigi va piuttosto esaminato con l’espansione fiscale di Berlino e con la politica monetaria apparentemente accomodante della Bce. Il paradosso è che in questa fase di stagnazione secolare la stagione dell’austerità forse si avvia formalmente al termine, ma contemporaneamente allo strangolamento della crescita. È con Angela che si gioca la partita strategica più importante. La Cancelleria deve intanto fronteggiare anche gli attacchi che le giungono da Oltratlantico. E sì, perchè Washington tiene d’occhio la Merkel ma per risanare le sue finanze guarda soprattutto ai focolai di conflitto bellico, ai quali sembra assai più interessata che alle bolle finanziarie internazionali. Le rivoluzioni ad orologeria seminate nel pianeta alimentano così una guerra asimmetrica geofinanziaria a difesa, soprattutto, di un interesse: non far perdere al dollaro il primato di benchmark nel mercato valutario e negli scambi commerciali globali. Una guerra durissima e senza esclusioni di colpi, in cui s’intrecciano interessi ed organizzazioni di ogni tipo. Obama sfoggia la persuasione: “Dobbiamo usare la nostra forza con saggezza. Dobbiamo evitare di ripetere gli errori del passato”. Contenendo magari i costi in tempi di spending review. E così, un contingente globale di forze speciali e un progressivo “supporto privato” di contractors sono eternamente pronti a partire per qualsiasi punto del globo. Il ricorso a tali realtà, diciamolo, potrebbe agevolare governi nel bypassare i parlamenti e nel tacere a media e contribuenti il reale quantitativo di personale militare dispiegato. Ben vengano allora anche i mercenari, e al diavolo la diplomazia. Del resto, come sostiene l’ex segretario di stato e consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger - citato dai giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein - "i soldati non sono che ottusi, stupidi animali da usare come pedine nel gioco della politica estera". Numeri senza volto. In politica c’è chi si comporta da avventuriero, chi da miope, chi da spregiudicato. E accanto al disprezzo per le divise esibisce anche quello per l’esercito più grande che esista oggi al mondo, senza armi e senza diritti: l’esercito dei deboli. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Incerti. Precari. Instabili. La crescita e l’occupazione sembrano uscite dalle agende concrete. In Europa il cinismo ha logorato l’autocritica e affilato il rimpallo delle responsabilità. Draghi esorta: ”Abbiamo portato i tassi a zero ora è necessario che le banche trasferiscano queste condizioni alle imprese e famiglie”. Subito crolla Piazza Affari. Ma dei ”molti errori e ritardi” di cui parlava ieri a Napoli il governatore Visco, risponderà mai qualcuno?

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