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mercoledì 14 gennaio 2015

Hedge funds e posti di lavoro a Napoli

La Banca centrale europea usa Twitter per comunicare che l’opinione preliminare dell’avvocato generale della Corte Ue sulla legittimità degli acquisti di bond governativi Omt rappresenta un ”passaggio importante nella richiesta di un giudizio preliminare”. La decisione definitiva della Corte è ora attesa nel giro di pochi mesi. Parere favorevole, dunque, in vista del ’quantitative easing’. La misura di salvataggio è ”pronta e disponibile” e il presidente Mario Draghi dovrà scegliere tra due opzioni nella scelta relativa agli acquisti di titoli di Stato per 500 miliardi di euro che la Bce si prepara a varare il 22 gennaio. Nel primo caso, la Bce assumerebbe nel proprio bilancio il rischio rappresentato da centinaia di miliardi di titoli di Stato di Paesi europei. Nel secondo, la Bce comprerebbe sì i titoli pubblici di tutti i Paesi, ma ne scaricherebbe il rischio sulle banche centrali (e dunque sui contribuenti) per i titoli dei rispettivi Stati. Dubbi, inoltre, sulle modalità di un possibile QE. Cnbc, fonte vicina all’Eurotower, segnala che l’istituto di Francoforte potrebbe essere pronto a lanciare un QE progettato in base ai contributi versati dalle Banche centrali nazionali. La Germania rappresenta il 17,9% del totale dei contributi, la Francia il 14,2% e l’Italia il 12,49%. Cipro, invece, versa la quota minore, pari allo 0,15% del totale. Ma questa ipotesi getta ombre sulle fresche liquidità di cui si fa gran parlare. Secondo altre indiscrezioni di stampa, l’Istituto di Francoforte starebbe invece considerando un approccio ibrido per il QE che combinerebbe l’acquisto diretto di titoli di Stato da parte della Bce con acquisti separati da parte delle singole Banche centrali nazionali. Una possibilità pensata per allentare le preoccupazioni della Germania sui rischi che si addosserebbe la Bce nell’acquistare titoli di Stato di Paesi in difficoltà, come la Grecia. Non mancano poi critiche all’iniziativa di Draghi. Troppo tardi per iniziare misure di quantitative easing, sostiene senza mezzi termini Ambrose Evans-Pritchard, columnist del Telegraph: poco può essere fatto per comprimere ancora di più i titoli e la Bce non può per trattato intraprendere azioni più radicali che iniettino moneta direttamente nelle vene dell’economia. Si tenterebbe insomma un’alchimia, una formula complessa che eviterà alla fine ogni condivisione reale del rischio. Gli Hedge funds potrebbero in tal caso intascare un ottimo profitto, ”ma certamente non si creerebbero posti di lavoro a Napoli”. Le grandi banche, infine, restano protette dalla nuova Unione Bancaria Europea, ma i risparmiatori potrebbero non esserlo. In base alle nuove regole di “bail-in” (salvataggio su cauzione) imposte dal Financial Stability Board ogni piano di salvataggio di un governo europeo deve essere preceduto da una “cauzione” in fondi creditori, compresi i fondi degli ignari risparmiatori i quali, da quando è entrata in vigore la nuova normativa sulla bancarotta nel 2005 che ha dato la precedenza ai contratti derivati di Goldman Sachs e di altre grandi banche internazionali, sono scivolati alla fine della graduatoria dei creditori. Un sistema ben peggiore della bancarotta bancaria della Grande Depressione.

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