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martedì 13 gennaio 2015

Quella distanza dei Charlie-Potenti

di Raffaella Vitulano

Li abbiamo visti (quasi) tutti i volti dei Charlie-Potenti della Terra, sfilare a Parigi, nella penosa distanza dalla gente che dovrebbero rappresentare. La contiguità vacua tra regnanti e regnati è a dir poco spiazzante in democrazia. E come non ricordare, nell’incedere dei politici stretti tra i muri vitrei di smartphone e videocamere, le ali invece spiegate delle vittime di attentati in tutto il resto del mondo? Torna il dibattito sul significato della libertà di informazione ed espressione. Mai come oggi andrebbe ricordata una frase di Gore Vidal: ”Quando una società si avvicina alla sua decadenza, anche il suo linguaggio comincia a decadere e le parole vengono usate per oscurare, non per illuminare la scena”, soprattutto quando ”per liberare una città la si distrugge”. E’ così che si comincia a reprimere i popoli nella loro stessa patria, sgretolandone governance costituzionale e libertà fondamentali. Baby Isis, piccoli Kouachi, intanto, crescono intorno al Mediterraneo. Bambine-kamikaze, bambini soldato. Ne scriviamo da anni. Eppure il mondo preferisce il sonnambulismo. Colpevole o meno, lo deciderà la storia. Il portavoce del Pentagono, l’ammiraglio John Kirby, conferma intanto che Washington, Turchia, Qatar e Arabia Saudita cominceranno l’addestramento di altri 5mila miliziani ”moderati” siriani a partire da questa primavera. La paura farà il resto, insieme alle regole del mercato. E l’Italia come si porrà? Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, denuncia l’ambiguità del Belpaese, parla di censura mediatica senza precedenti in democrazia e denuncia quell’Italian way of war che la fa partecipare ai conflitti negando la guerra; le fa schierare truppe, limitando tuttavia l’esposizione politica. In altri casi, sono state messe in campo forze potenti ma non autorizzate a combattere. Scelte dettate dall’esigenza di essere al fianco degli alleati senza esplicito coinvolgimento. E così la mancanza di una chiara strategia penalizza e condiziona la nostra politica estera, portandoci ai margini dell’Occidente ed esponendo i contingenti italiani a miliziani e terroristi.
In un periodo storico così complesso, il silenzioso disinteresse di un’opinione pubblica poco informata è ancora più grave. Parlare di guerra al terrorismo senza capire di cosa e di chi si stia parlando, rende i governi europei instabili e poco affidabili. Facendo esplicito riferimento ad una terza guerra mondiale, l’ex ministro Nino Galloni mette in guardia da una crisi finanziaria dei Paesi di più antica industrializzazione, dove il totale dei titoli tossici è pari a 54 volte il pil mondiale. Si comincia con una guerra commerciale (leggi gli interessi della Russia negli idrocarburi) per ritrovarsi coinvolti in scenari devastanti. L’unica soluzione per Grecia, Europa e Paesi di più antica industrializzazione sarebbe allora quella di abbandonare l’attuale modello finanziario basato sul debito all’infinito accettando uno sviluppo socialmente sostenibile; invece, i grandi centri del potere finanziario preferiscono la guerra. ”Ma questa volta - scrive Galloni - c’è un piccolo problema: i servizi segreti ed i vertici militari americani e israeliani non sono d’accordo... chi vincerà?”

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