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giovedì 12 febbraio 2015

Cavalli di Troika

di Raffaella Vitulano

Angela Merkel al Vertice Ue annuncia la possibilità di un compromesso sulla Grecia mentre dall’Ucraina giungono venti di tregua: accordo sul cessate il fuoco dal 15 febbraio. Poco importa che Putin spezzi matite durante un delicatissimo vertice. Ora è importante valutare tre fatti solo in apparenza distanti: la triangolazione Russia-Nato-Grecia; la questione del debito e della sovranità monetaria; il freno della cancelliera tedesca sull’escalation in Ucraina. Così, tre emergenze (l’Isis, la crisi greca, e il conflitto russo-ucraino) s’intrecciano con soluzioni debitamente soppesate e decisamente collegate, anche perchè le diverse cordate che influenzano i processi globali spesso sono solo in apparente contrasto tra di loro. Prendiamo la questione Tsipras, tema non solo economico ma anche geopolitico. La dimensione finanziaria svetta oggi centrale come in altri tornanti epocali. Se il leader greco tornasse a stampare dracme, l’ipotesi guerra si farebbe più concreta: ricordiamoci che dietro le primavere arabe ci fu il fattore banche; dietro la guerra di Libia il dinaro d'oro africano; la seconda guerra mondiale scoppiò dopo la nazionalizzazione della Banca centrale tedesca. I cavalli di Troika sono insomma all’opera. Pensiamo a certe durezze europee in apparenza inspiegabili ma in realtà funzionali al progressivo scivolamento della Grecia verso Mosca. Gli interessi di Atene non sono ovviamente né quelli di Putin né quelli di Soros, ma coincidono comunque con quelli di una Europa che complessivamente ha tutto da perdere dalle sanzioni contro la Russia. Non dimentichiamoci poi che dopo il blocco del gasdotto South Stream potrebbe essere la Grecia ad ospitare l’infrastruttura del gasdotto per l’Europa del Sud. Per un paese che tra poco non saprà più come pagare stipendi e pensioni, è pur sempre un’opportunità. La politica del rischio calcolato della Teoria dei Giochi consiste nel convincere gli avversari che la sfida è totale, che si è totalmente incuranti del pericolo, quasi folli, e disposti a far crollare tutto. Poi sorridere, e dire finalmente quello che si pensa veramente. Il ministro delle finanze Yanis Varoufakis è un teorico dell’argomento. Nel 1995 ha scritto un libro, “Game Theory: A Critical Text” , che ora sta mettendo in pratica con gran gusto. Una tattica che potrebbe spingere Francia e Germania - che hanno riaperto i canali diplomatici con Putin senza consultare previamente Obama - a dire con grande chiarezza che, a meno di un ritiro degli Usa dall’Ucraina, e di un impegno politicamente vincolante, l’Ucraina non otterrà un solo euro dalla Ue. Linguaggio troppo diretto, ma qualcosa, forse, si sta muovendo nell’Ue: gli Stati, al contrario degli eurocrati, stanno prendendo atto dei danni geopolitici e delle macerie economiche del Vecchio Continente. Tsipras più di altri giovani leader sta mettendo in atto il superamento della contrapposizione destra sinistra; si legge negli accordi economici e in quelli militari. E comincia a filtrare attraverso le maglie dei servizi dei paesi che non vorrebbero vedersi coinvolti in una guerra di Troika. La stampa inglese, infatti, riporta un accordo che sarà firmato il 25 febbraio e che concederà ai russi una base navale ed una aeronavale non lontana da quelle inglesi ancora presenti a Cipro: non è un caso che i depositi bancari ciprioti, prevalentemente a capitale russo, subirono un prelievo forzoso ad opera della Troika. I paesi del Mediterraneo rialzeranno la testa?

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