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lunedì 15 giugno 2015

Quei burattinai della moneta e della tensione militare

di Raffaella Vitulano 

Un alto funzionario della Nato ha detto all’ex analista di intelligence Nsa John Schindler che il mondo dovrebbe essere ”probabilmente in guerra” questa estate. ”Se saremo fortunati non sarà nucleare”, ha commentato Schindler in un tweet raccolto con scarsa attenzione dai media tradizionali, il che è piuttosto strano dato che Schindler è un ex docente all’US Naval War College ed è conosciuto per avere molti contatti militari ad alto livello. Moneta unica in avvitamento, tensione militare in ascesa: laddove insomma non riuscisse più la moneta unica a tenere sotto il tallone angloamericano il continente, e la Germania in particolare, potrebbe pensarci una nuova guerra. Contro la Russia, ça va sans dire. Putin ha utilizzato qualche giorno fa il palco milanese di Expo 2015 per rispondere, a distanza, al Parlamento europeo e al G7: ”La relazione della Russia con il G7? Semplicemente non c'è nessuna relazione...”, taglia corto il leader del Cremlino. ”Quando ne facevamo parte partecipavamo, proponevamo un punto di vista alternativo, ma i nostri partner hanno deciso che non non ne avevano bisogno”.
L'isolamento di Mosca è sempre più netto, come lo è l’eccezione dei rapporti con l'Italia. Oggi è il Parlamento europeo a declassare la Russia, affermando che Mosca ”non è più un partner strategico della Ue”. Ma lo è ancora per l’Italia, soprattutto per i contratti firmati in campo militare e tecnologico. Le sanzioni contro Mosca hanno danneggiato la collaborazione tra Italia e Russia e sono un ostacolo oggettivo alle imprese italiane, che secondo Putin ”non possono guadagnare un miliardo di euro da contratti già siglati”.
La tensione è altissima. Le ultime tornate politiche nel Regno Unito, Spagna e Polonia, il vacillamento della tregua in Ucraina, suggeriscono l’aumento di probabilità di un conflitto di pari passo con la frequenza delle esercitazioni che si svolgono dal Mar Baltico al Mar Caspio.
Ovunque, sotto il giogo della stretta finanziaria, solo una persona su cinque nelle economie occidentali come Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti - secondo un nuovo sondaggio commissionato dalla Confederazione sindacale internazionale - pensano di potersi fidare delle multinazionali e di organizzazioni internazionali come la stessa Fifa, che ignorano gli accordi e infrangono le regole. Il dio denaro ha imposto regole severe in tutto il Vecchio Continente, sgretolandolo, e poco importa che l’eurodeputato britannico Goldfray Bloom non goda della simpatia per il suo partito, laddove però evidenzia il problema della riserva frazionaria: ”Il nostro problema è un sistema bancario sbagliato. Un sistema bancario con riserva frazionaria nel quale i banchieri possono prestare soldi che non posseggono. Se guardiamo al passato, negli Stati Uniti del 1950, questo era un crimine capitale. Potevi venire impiccato per questo
Quello che abbiamo avuto noi è un’ attività criminale da parte dei banchieri senza che un solo banchiere sia mai finito in prigione. Miliardi di sterline vengono sottratti ai contribuenti, dai correntisti, dai detentori di titoli, ma non c’è un solo banchiere in prigione. Dovremmo usare le leggi della nazione, non tanto i regolamenti, e poi stampare i soldi. Le banche centrali sono altrettanto colpevoli, sia chiaro. Diamo pure la colpa alle banche commerciali, ma è nelle banche centrali che inizia il cancro. Politici, banchieri, e politici lacchè dovrebbero finire imputati in un tribunale finanziario internazionale all’Aja, allo stesso modo dei criminali di guerra”. Parole durissime, che lo bollano col marchio infamante di euroscettico, a lettere scarlatte.
Di quelle marchiate a fuoco. Ora, diciamoci la verità. Che tutto lo scompiglio finanziario, sociale e bellico che sta avvolgendo il pianeta non sia frutto di poche menti rinchiuse in una stanza, ci sta. E tuttavia qualcuno sta portando alla bancarotta il pianeta, e chi ha responsabilità dovrebbe essere chiamato a risponderne. Inutile fare i vaghi, qualcuno manovra i fili di tensioni che stanno esaperando socialmente gli animi. Il Telegraph, ad esempio, riferisce un episodio che ha avuto pochissima eco sui media italiani.
Quando la Bce ha comunicato l’aumento del ritmo del Quantitative easing (l’immissione di liquidità nel sistema euro) nei prossimi mesi, lo ha fatto davanti a una ristretta cerchia di importanti finanzieri internazionali, ritardandone la comunicazione pubblica. E ciò ha senza dubbio favorito massicce speculazioni di alcuni presenti, grazie all’accesso anticipato a questa cruciale informazione.
La domanda sorge spontanea: l’eurozona e le sue istituzioni sono forse manovrate e portano vantaggi a élite non elette, blindate da un’immunità che farebbe gola a qualsiasi casta italiana? E’ indubbio che i presenti all’evento hanno potuto avvantaggiarsi del loro accesso privilegiato ad informazioni determinanti per i mercati e trarne profitto sul mercato dell’euro che vale 900 miliardi di dollari al giorno. Alla faccia di chi deve fare i conti tutti i giorni con bassi salari.
Ciò che lascia perplessi dell’impunità di molti burattinai è che la presunta trasparenza lascia pochi squarci sotto una coltre piuttosto spessa di fuliggine, sotto il pretesto del libero mercato che libero proprio non è. Pensiamo al Trattato in discussione tra Usa e Ue. I leader del G7 si sono accordati per dare un’accelerazione all’accordo di libero scambio, il Ttip. Ma la questione di fondo è ormai solo una, tenuta fuori dai documenti finali dei vertici: la cessione di potere dagli Stati direttamente alle grandi multinazionali. Il potere di poter citare in giudizio gli Stati fino a rovesciarne leggi sovrane che regolamentano questioni di primaria importanza, tra cui il lavoro, l’inquinamento, la sicurezza alimentare, il salario minimo. Hai voglia a parlare di cessione di potere ad entità sovranazionali: quello che molti non capiscono, è che la cessione non avviene ad istituzioni democraticamente elette, ma direttamente a multinazionali, nell’esclusivo interesse ad ampliare il proprio potere e i margini di profitto.
Rendendo le multinazionali immuni alle legislazioni nazionali sovrane, il gioco è fatto Così, secondo il Trattato Transatlantico in discussione, la legislazione Francese contro gli Ogm sarebbe destinata ad essere rovesciata in quanto limitazione al commercio non appena arriverà una pioggia di cause legali dalla Monsanto.
Al pari, le compagnie del tabacco potranno fare causa contro gli avvertimenti stampati sui pacchetti, dal momento che gli avvertimenti scoraggiano il fumo e quindi sono una ipotetica limitazione al commercio. E in caso di emissioni nocive all’ambiente, le multinazionali ”danneggiate” saranno compensate con regulatory takings (concessioni regolate): saranno i contribuenti a dover pagare i danni provocati dalle corporazioni lasciate libere di inquinare a piacimento. Inoltre, sotto il Ttip soltanto le multinazionali potranno denunciare. I sindacati invece non saranno autorizzati a denunciare ogni volta che i loro membri sono danneggiati dalla delocalizzazione del lavoro, e I cittadini non potranno denunciare quando la loro salute o le loro riserve idriche saranno messe a rischio dalle emissioni delle multinazionali.
Paul Craig Roberts, economista, assistente Segretario del Tesoro ai tempi di Reagan, cofondatore della 'Reaganomics', oggi è terribilmente scettico: ”Com’e che funziona questa solfa di ”Libertà e Democrazia” che noi Americani sosteniamo di avere, mentre nel frattempo nè la gente nè i suoi rappresentanti eletti hanno il partecipare alla stesura di leggi che consentono alle multinazionali di negare le funzioni legislative dei Governi e innalzare il profitto delle compagnie più in alto del benessere generale sulla scala dei valori?”.
E ancora: ”Non credo che gli Stati Uniti siano più in grado di produrre leader. Il governo è semplicemente qualcosa da utilizzare mediante ordini del giorno. Le ricompense finanziarie rendono i generali complici nella propaganda di “minacce” sempre presenti, siano esse “terroristi”, musulmani, la “minaccia” russa o cinese”. E gli europei non sono meno responsabili per l’Impero Americano: ”Gli europei sprofondarono nella Guerra Fredda, con la visione dell’Armata Rossa che dilagava in Europa stuprando tutte le donne in Germania, e assegnarono la loro difesa e la loro politica estera a Washington. Gli Europei non hanno avuto una politica estera indipendente dalla Seconda Guerra Mondiale. I Paesi Europei sono gli Stati vassalli dell’Impero americano e prendono i loro ordini da Washington. Nessun leader europeo è indipendente dal controllo di Washington”.
A proposito di marionette, giusto un paio di giorni dopo che George Soros aveva avvisato che la terza guerra mondiale sarebbe stata imminente a meno che Washington non avesse ceduto nei confronti della Cina in materia valutaria, il collettivo di hacker CiberBerkut ha individuato il miliardario come il vero burattinaio nella situazione ucraina. In tre compromettenti documenti, presumibilmente estratti da una corrispondenza tra il manager di hedge fund e il presidente ucraino Poroshenko, Soros tira fuori “Una strategia globale a breve-medio termine per la nuova Ucraina”, esprime la sua sicurezza che gli Usa forniranno all’Ucraina l’appropriato sostegno militare letale ma crede che gli Usa dovrebbero fare ancora di più. Infine, l’imprenditore ottantaquattrenne, autoproclamatosi ”avvocato della nuova Ucraina”, spiega che “la priorità di Poroshenko deve essere riprendere il controllo dei mercati finanziari” ed assicura che il presidente potrà avere l’aiuto della Fed aggiungendo: “Sono pronto a chiamare Jack Lew del Tesoro Usa per sondare la sua opinione circa l’accordo sullo swap”. Soros sostiene che spetti all’Ue supportare Kiev finanziariamente, impegnando il Consiglio Europeo a portare a termine il nuovo pacchetto di aiuti da 15 miliardi di dollari richiesto dall’Fmi per sbloccare la prossima tranche del pacchetto originale. Sulla base di quell’impegno, alla Fed potrebbe essere richiesto di estendere un accordo di scambio trimestrale da 15 miliardi di dollari con la Banca Nazionale Ucraina, che rassicurerebbe i mercati ed eviterebbe il panico.
Kiev è in bolletta, ma ha deciso di accelerare la realizzazione - al modico costo di 200 milioni di dollari - al confine con la Russia di una muraglia che entro il 2017 dovrebbe sigillare ben 2000 chilometri di frontiera con Mosca.
La strategia di Soros sarebbe dietro anche un’altra iniziativa, solo in apparente contrasto col Ttip e il legame tra Usa e Ue: Inghilterra, Germania, Francia e Italia sono diventati paesi fondatori della Aiib, la Banca di Sviluppo dei Brics, creata di recente con l’intento di creare una sorta di unione monetaria commerciale basata sulla moneta cinese, lo yuan. Nessuna sfilacciatura di rapporti Usa-Ue: in questo modo ben congegnato, a Soros sarebbe più semplice il controllo di tutti i movimenti liquidi in giro per il mondo.
Nello scenario globale, dunque, CiberBerkut suggerisce che Soros stia facendo lobby per conto dell’Ucraina, spingendo per mezzi corazzati e armi, per opporsi a Putin in ogni modo possibile. Se veritieri, e dai metadati sembrano proprio esserli, questi documenti mostrerebbero come Soros stia cercando di aggirare gli accordi di Minsk (ad esempio, come addestrare soldati ucraini senza avere una presenza tangibile della Nato in Ucraina) per scuotere equilibri già instabili.
Tom Nichols, professore di Affari di sicurezza nazionale nel Naval War College dell’Università di Harvard, poche settimane fa ha diretto il “Crisis Game”, nel quale gli studenti hanno dovuto partecipare ad una simulazione di un’ ipotetica crisi della Guerra Fredda che coinvolgeva anche gli armamenti nucleari: ”Sfortunatamente - sostiene - la guerra nucleare è ancora possibile.
Ora come durante la Guerra Fredda, le chiavi per tale scambio nucleare strategico sono una rigida pianificazione militare, un’errata percezione politica e la naturale fragilità umana. In un’ironica inversione della situazione durante la Guerra Fredda, la Nato è ora la coalizione convenzionale dominante in Europa. Ed ”è di nuovo tempo di prendere questa minaccia seriamente, non solo come minaccia alla sicurezza nazionale americana, ma all’esistenza collettiva come civiltà".

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