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venerdì 31 luglio 2015

Tra i tanti litiganti, il ministro tedesco gode

di Raffaella Vitulano

Il nostro Paese torna sulle pagine del Washington Post con un articolo a firma di Matt O’Brien, per il quale l’Italia potrebbe essere a ben ragione il primo paese ad uscire dall’euro. Il quotidiano taglia corto: qual è il paese che, dopo la sua adesione all’euro 16 anni fa, è cresciuto del 4,6 per cento in totale? ”Be’, forse quello che con più probabilità uscirà dalla moneta comune. O, in breve, l’Italia”. Difficile dire cosa sia andato storto con l’Italia, ”perché nulla è mai andato bene”. Il nostro paese, come sottolinea il Fondo monetario internazionale, ha reali problemi strutturali. Ma, allo stesso tempo, ”l’Italia ha sempre avuto questi problemi, ancora prima di avere l’euro, eppure riusciva ugualmente a crescere”. Ecco perchè i problemi strutturali e il suo persistente declino sarebbero da far risalire a Maastricht e al cambio fisso. Così, insomma, parte del problema è lo stesso euro: troppo caro per gli esportatori italiani, e troppo restrittivo per il governo, che ha dovuto tagliare il bilancio ancor più di quanto altrimenti avrebbe fatto. Il vento che soffia da Washington, del resto, mette al riparo il dollaro attaccando la valuta un tempo troppo forte: ”La zona euro si è ben rivelata una macchina da guerra al servizio di un'ideologia, il neoliberismo, ed al servizio di interessi particolari, quelli della finanza, e di una oligarchia senza confini”. Il che, obiettivamente, ci sta.
Prendiamo la minaccia d'accusa per alto tradimento che ora pesa su Yanis Varoufakis , che da ex ministro delle Finanze aveva preso la decisione di far penetrare illegalmente il sistema informatico delle autorità fiscali greche (in realtà sotto il controllo degli uomini della Troika) in accordo con il primo ministro, Alexis Tsipras. In teoria, l’alto tradimento sembrerebbe più quello dell’ex primo ministro conservatore, Samaras, battuto nelle elezioni del 25 gennaio, che ha pratica consegnato l'amministrazione fiscale ad una (o più) potenze straniere. Lascia però perplessi il fatto che Varoufakis sia ormai difeso da figure come Mohamed El-Erian, capo economista di Allianz e presidente di un comitato di esperti economici presso il Presidente degli Stati Uniti . E se avesse agito per gli stessi interessi di chi da Washington chiede con insistenza l’uscita dall’euro? Il dibattito si alimenta. E così, mentre tutti litigano sulla valuta, il ministro delle finanze tedesco Schaeuble gode nel raddrizzare l'Europa germanizzandola, intimando di togliere alla Commissione europea, ad esempio, la competenza sull'antitrust.
Il suo piano, come quello dei cinque presidenti, prevede di cambiare radicalmente la struttura di potere a Bruxelles, imponendo rigore e regole inflessibili, soprattutto per colpire Francia e Italia, i paesi 'too big to fail' ai quali occorre insegnare la durezza del vivere. Dalla quale, beninteso, sono al riparo i componenti di spicco della élite politico-economico-mediatica, che preferiscono soffiare sul fuoco della guerra tra poveri, per gestire in chiave elettorale le scarse risorse economiche e per occultare il processo di definitivo abbandono della sovranità costituzionale e della democrazia.

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