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mercoledì 5 agosto 2015

La folle ideologia dei neocon e dei neoliberal

di Raffaella Vitulano

Assistiamo impotenti allo smantellamento del sistema delle aziende pubbliche, in buona parte destinate a finire sotto controllo estero, e dall'indebolimento di molti gruppi privati che a quel sistema erano legate. La vendita del controllo dell'Italcementi ad un colosso tedesco come Heidelberg ne è l'ennesima conferma, dopo l'acquisto, lo scorso marzo, della quota di controllo della Pirelli da parte di un gruppo cinese. Germania e Cina si muovono a difesa dei propri interessi, mentre l’Italia lascia solo finestre spalancate. Berlino ha del resto una sua strategia: la Germania deve acquisire i propri competitors nella Ue prima che l’euro si frantumi, al fine di evitare che la svalutazione competitiva italiana spiazzi i suoi giganti nazionali. Per Paolo Cardenà, animatore di “Vincitori e Vinti” e consulente finanziario, dalla crisi attuale l’Italia (che ha perso circa il 10% del Pil), non uscirebbe comunque prima del 2034. E anche se tutto dovesse andare per il verso giusto, alla fine del tredicesimo anno dall’inizio della crisi, cioè nel 2020, noi avremmo recuperato circa la metà del Pil che abbiamo perso.
Una nuova crisi sembra avvicinarsi con la velocità di un tornado e dalle pagine del suo blog, Andrea Mazzalai di Iceberg Finanza sostiene che - per quanto troverà dinamite in Europa e in Asia - l’innesco sarà sempre e solo l’America. Basta guardare i dati recenti degli Usa per scoprire che il leggendario Quantitative Easing che le banche centrali sponsorizzano quotidianamente come indispensabile sostegno all’economia si è in realtà rivelato il migliore disintegratore della classe media che la storia abbia mai concepito: la forza lavoro si è estinta e i salari sono crollati a livelli inferiori all’inizio dello stesso QE.
Intanto, c’è poi chi a Washington continua a negare l’evidenza e il nesso tra l'abrogazione della legge Glass-Steagall nel 1999, l’epico crollo di Wall Street del 2008 e la più grave calamità economica dal tempo della Grande Depressione. Questo nonostante il New York Times abbia già ammesso in un suo editoriale di aver sbagliato in pieno nel fare pressione per l’abrogazione della Glass-Steagall.  Pimco, uno dei maggiori asset manager del mondo che gestisce migliaia di miliardi di dollari dei risparmiatori, qualche mese fa è uscito con un rapporto che criticava la sostenibilità dell’euro. Se la sostenibilità dell’euro è messa in discussione anche dalla stessa finanza, significa che è ormai solo puntellato dall’inerzia ed è la prima esperienza di  popoli  palesemente al servizio della moneta e non viceversa.
Ann Pettifor - direttrice di un certo di ricerca per le politiche macroeconomiche (Prime) - fa una lucidissima analisi della genesi storica dell’euro,  versione più rigida del vecchio gold standard. Una costruzione basata sui peggiori dogmi neoliberisti - l’incrollabile fede nell’autoregolamentazione del mercato, il disprezzo per gli Stati, e quindi per la democrazia. E come il suo “illustre” predecessore, l’euro non può che avviarsi verso un solo destino: il fallimento.
Siete in ferie? Vi piace la montagna? Sappiate che la cittadina svizzera Montreux, nota sin dagli anni Venti per i buoni alberghi e il clima mite, è anche il luogo da cui ha avuto inizio, con la fondazione della Mont Pélerin Society (Mps) nel 1947, la lunga marcia che ha portato il neoliberalismo a conquistare un’egemonia totalitaria sull’economia e la politica dell’intera Europa. Quando Friedrich von Hayek nel 1947 chiamò a raccolta un piccolo gruppo di economisti e altri intellettuali (tra cui Maurice Allais, Walter Eucken, Ludwig von Mises, Milton Friedman, Karl Popper) per fondare la Mps, i convenuti erano soltanto 38, per la maggior parte europei. Alla fine degli anni ‘90 erano diventati più di mille, sparsi in tutto il mondo, sebbene la maggioranza continuasse a provenire dall’Europa.
E oggi Paul Craig Roberts, già assistente al Tesoro di Reagan, lancia l’allarme anche da Washington: ”E’ tempo di riconoscere che gli standard di vita americani, eccetto per l’1% privilegiato, sono in costante declino, e lo sono da decenni. Se vogliamo continuare a abitare questo pianeta, gli Americani dovrebbero mettersi in testa che le vere minacce per gli Stati Uniti non sono la Russia o la Cina, per come non lo furono Saddam Hussen, Gheddafi, Assad, lo Yemen, il Pakistan o la Somalia. L’unica minaccia agli Stati Uniti è rappresentata dalla folle ideologia neoconservatrice che pretende la totale egemonia sul mondo, oltre che prima di tutto sui cittadini americani. Un obiettivo arrogamente come questo fa rischiare agli Stati Uniti e stati vassalli il coinvolgimento in una guerra nucleare”.

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