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mercoledì 20 gennaio 2016

Quella Ue "inaffidabile e imprevedibile"

di Raffaella Vitulano

Attaccare le banche per colpire l’Italia? Di certo le banche sono cruciali per un sistema paese ed attaccarle significa metterne alle corde le fondamenta. C’è chi oggi ricorda il caso SocGen in Francia. E c’è poi chi ricorda che Gheddafi fu attaccato ed ucciso dai francesi  anche perché avrebbe salvato l’unica banca sistemica italiana finita nel caos subprime per colpa delle sue partecipate austriache e tedesche, Unicredit (Gheddafi era infatti diventato il primo azionista di Piazza Cordusio). Ma torniamo a noi. Oggi la crisi della banche potrebbe sì colpire  i depositanti presso banche non solide, ma potrebbe anche spingerci ad attuare quanto vorrebbe farci fare la Germania:  una imposta patrimoniale per il “privilegio” di rimanere nell’euro a fare gli interessi di Berlino. Il rischio sarebbe elevato, visto che del take-over delle non molte banche tuttora italiane scrive già ampiamente Wall Street Italia. Per l’economista Giulio Sapelli si sta replicando il modello tedesco già adottato nella situazione greco-cipriota. L’Europa, su spinta tedesca, dice no alla Bad bank perché vuole costringere l’Italia ad utilizzare il Fondo salva Stati, ma solo per legare il nostro Paese ai vincoli e al controllo della Troika, come si può evincere anche da una recente intervista di uno dei saggi del governo tedesco. Fondi e trust stranieri aleggiano già come avvoltoi, pronti a comprare le nostre banche e gli immobili connessi al loro eventuale fallimento a meno di 1 euro per azione. Bisogna augurarsi che il Tesoro italiano, come avvenuto nell’ottobre del 2008 negli Stati Uniti e nel Regno Unito, possa comprare le azioni a 1 euro l’una da un probabile fallimento? Anche perché Reuters riporta di un documento in cui Germania e Gran Bretagna lanciano a loro volta l’allarme sugli effetti “potenzialmente gravi e indesiderabili”, che si dovessero verificare applicando alle loro piccole banche, che operano sul territorio, le stringenti regole europee adatte agli istituti finanziari più grandi. Chiedono dunque flessibilità nell’applicazione delle regole, quella stessa che le istituzioni europee non hanno concesso all’Italia, impedendo la ricapitalizzazione da parte del Fondo interbancario di garanzia.
Il contesto è caotico. La frenata dell’economia globale, le sanzioni commerciali alla Russia, il ridimensionamento dell’espansione cinese, il crollo del petrolio e l’imminente aumento dei tassi da parte della Fed sono fattori che rischiano di sbriciolare il castello di sabbia dell’eurozona, con buona pace dei battibecchi tra Renzi e Juncker. La rigidità del sistema monetario europeo aumenterà la svalutazione del lavoro per tentare di esportare di più sacrificando la domanda interna, fattore che porterà al persistere della deflazione e di un alto tasso di disoccupazione, all’aumento delle tasse e al taglio della spesa, fattori che deprimeranno ulteriormente il pil facendo aumentare il conseguente rapporto percentuale con i debiti sovrani coi fondi salva Stati, il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e il Fiscal Compact. Il politologo statunitense, fondatore e Ceo di Stratfor (organizzazione conosciuta come la Cia ombra), George Friedman, ritiene ormai che l'Unione europea stia fallendo nel prendere decisioni e che tali errori si manifestino nei "tentativi falliti" dei politici europei di risolvere la crisi dei migranti. Sulla base di questa valutazione, Friedman prevede che l'Ue non crollerà, ma la sua "inutilità" diventerà sempre più evidente. Le tensioni e le differenze tra i paesi dell'Ue si riflettono anche nella Nato e, in questo senso, per gli Stati Uniti  i  partner europei sono sempre "meno affidabili e prevedibili". Fatto che ”crea problemi per Washington, sia in Medio Oriente che nelle relazioni con la Russia”. I tecnocrati statunitensi virano verso un regime neo-mercantilista. I Trattati Tpp e il Ttip metteranno gli Usa al centro di una zona di libero scambio che coprirà due terzi della produzione mondiale. Ma per i neoliberalcon non è abbastanza. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Commissione europea proporrà a marzo una bozza di cambiamento radicale che stravolgerà per sempre la politica europea sull'asilo, consegnando l'onere maggiore ai paesi più ricchi dell'Europa settentrionale. Una vittoria italiana che tuttavia non deve farci distrarre dal fatto che potenze sulla carta alleate ed amiche dell’Europa, ma di fatto portatrici di interessi opposti ai suoi, le stanno scaricando  i costi delle loro guerre, manovrando i flussi migratori per mettere alle strette le classi dirigenti continentali e suggerendoci logiche geopolitiche che condizionano le nostre agende decisionali.

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