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mercoledì 10 febbraio 2016

I Diavoli al lavoro sulla Porta di Brandeburgo

di Raffaella Vitulano

Gli analisti avvertono: nel 2016 è sicura una nuova crisi finanziaria. E c’è chi ci aveva avvertito da tempo. Scricchiola, e non è ormai un caso, Deutsche Bank, la banca speculativa più esposta al mondo, con un mostruoso giacimento di titoli tossici: qualcosa come 75.000 miliardi di dollari in derivati, cioè 20 volte il Pil della Germania. Tutto questo mentre Goldman Sachs offre risparmi al riparo dal prelievo forzoso. Ma perché proprio ora? Guido Maria Brera, cofondatore e Cio della società di gestione del risparmio più importante d’Italia , Kairos, va dritto al punto: ”Se a tutti appare ormai chiaro che è la finanza a guidare le scelte dei Governi e a dettare l’agenda politica, pochi sono in grado di forzare la scatola nera del potere finanziario per svelarne meccanismi e storture. Il motivo? I Diavoli agiscono nell’ombra, lontano dai riflettori e per molti versi dalla realtà. Per assurdo i Diavoli plasmano i destini del mondo ma sono immuni agli eventi. Alcuni pensano ancora che i mercati siano uno specchio, che riflettano semplicemente il reale. Sbagliano. Pensano che, della paura, siano un semplice indicatore. Sbagliano”. E pare che i Diavoli stiano lavorando per bene su Berlino, scacciando gli Angeli in celluloide sulla porta di Brandeburgo. Dal marzo del 2014 la Cancelliera tedesca Angela Merkel si è trovata tra l’incudine e il martello. Sotto pressione da Washington, ha condotto l’Europa a partecipare all’escalation di sanzioni contro la Russia. D’altro canto, ha concluso il contratto commerciale del 2011 relativo alla costruzione della seconda linea del gasdotto Nord Stream, che garantisce il trasporto del gas naturale dalla Russia verso la Germania attraverso il Mar Baltico. Proteste di massa contro il TTIP furono organizzate a Berlino nell’ottobre del 2015, ma ieri la cancelliera si è inorridita per i bombardamenti russi sulla Siria, non manifestando alcun problema nello stringere la mano del “neo sultano turco”Erdogan. Tutto e il contrario di tutto. Frau Merkel flirta con Mosca, cerca di mantenere la sovranità europea e traballa per assecondare le richieste degli Usa. Un doppio gioco scoperto da Washington, che al momento non intravede altri leader Ue preparati in grado di sostituirla. Il momento è delicatissimo.
Centrali di potere sovranazionali, a partire dai gruppi multinazionali, non esitano a moltiplicare i conflitti, anche bellici, utilizzati come sistema di estensione del proprio dominio e di appropriazione delle risorse. La società del capitale si nutre di guerre per mantenere la propria macchina finanziaria ed industriale, estendendole anche alle dimensioni economica e mediatica. Nei confronti di Berlino, la guerra dell’informazione è partita sui mainstream. E c’è già chi rievoca il Götterdämmerung, il crepuscolo degli dei. Ha aperto le danze il celebre speculatore George Soros, aprendo il fuoco a gennaio con un’intervista al settimanale economico tedesco Wirtshafts Woche. Criticando la politica europea sui rifugiati della Signora Merkel, immediatamente dopo l’operazione delle violenze sessuali durante i festeggiamenti di capodanno a Colonia, ha suggerito che “questo fattore potrebbe costarle la poltrona della Cancelleria” . Uno studio sul traffico dei computer dimostra che gli account di Twitter, responsabili delle proteste, sarebbero basati sulla West Coast degli Stati Uniti. Bruxelles (che con Washington è ormai asse consolidato) punta poi il dito contro la Grecia, sempre sul tema immigrazione. E Berlino qui si presta: dentro Ankara in Europa, fuori Atene, irresponsabile. Ad uscire sarebbe una nazione che dell’Europa è culla, e ad entrare sarebbe uno stato di cultura ottomana, costituendo la “linea Maginot contro i clandestini” ai confini macedoni. L’ipotesi che si sta facendo strada è infatti quella di considerare la Grecia fuori area Schengen, come riferisce il Financial Times, schierando truppe Ue ai confini macedoni per sigillarla ermeticamente. In questa girandola di fuochi d’artificio, l’Italia rischia di bruciarsi.
Non siamo al sicuro da tempeste. Non lo è l’Europa. Il direttore dell’intelligence statunitense, James Clapper, annuncia che ci sono “tutti i segnali per una nuova guerra fredda tra Usa e Russia”. Il senatore McCain ha esplicitamente detto che la decisione finale sulle sanzioni Ue alla Russia dipenderanno, entro una certa misura, dagli Stati Uniti d’America. Il Pentagono e i think tank ridisegnano la Russia come nemico numero uno, forse a giustificare il blocco delle trattative ginevrine per una soluzione negoziata del conflitto.
Noi europei siamo il wurstel nel mezzo dell’hot dog. Aspettiamo solo le salsette per essere divorati.

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