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mercoledì 1 giugno 2016

House of Cards, la politica nel sonno della ragione

di Raffaella Vitulano

C’è del marcio, nell'indifferenza della politica. Senza giri di parole. C’è come un fetido arsenico che sta uccidendo la ragione. Ma ai politici focalizzati su se stessi come Frank Underwood, protagonista della serie televisiva House of Cards, sembra non giungere quel miasma. Ogni negoziazione per lui è un problema di obiettivi personali, non importa se mette sulla strada 15.000 famiglie chiudendo un cantiere o se alza l’età pensionabile di 1 o 2 anni. Ma é solo fiction? Mica tanto. E’ vero che la politica ha raggiunto livelli di corruzione altissimi, tanto quanto però si sono inabissate la consapevole informazione e la documentazione sugli atti in discussione nelle sedi istituzionali. Le lobbies sanno fare bene il loro mestiere, sanno scegliere i propri burattini e spingerli verso cariche di potere che agevolino i propri committenti. La possibilità dei governi di controllare le banche e i mercati finanziari verrà ora ulteriormente ridotta - inutile negarlo - da Trattati commerciali che stritoleranno la sovranità democratica dei popoli per sostituirla con la sovranità del grande capitale delle multinazionali, che potranno far causa ai governi qualora i profitti venissero minacciati da normative più o meno vincolanti. In attesa del Ttip, basta guardare ai contenuti dell’accordo tra Canada e Ue, il Ceta (che verrà ratificato dal Consiglio europeo a fine mese): quando la Ue, ad esempio, propose nuovi regolamenti per fermare l’importazione di petrolio da sabbie bituminose (considerata una tra le maggiori cause di inquinamento), il Canada usò il Ceta come merce di scambio per bloccare la proposta. Se il Ceta verrà ratificato, quei regolamenti saranno cancellati, e sarà un disastro per i cambiamenti climatici. Molti hanno capito che i trattati commerciali hanno trasformato il mondo in un parco giochi per i super ricchi, che sono parte delle enormi disuguaglianze economiche. Ma bisogna informarsi, conoscere, per combattere un sistema di sicari dell’economia senza scrupoli.
Strette di mano, grandi sorrisi per la stampa e poi guerra aperta nelle sale a porte chiuse, con battaglie a denti stretti sugli interessi delle grandi aziende. Ce lo vedete del resto Underwood che si preoccupa di qualche migliaio di licenziati, di profughi o di nullatenenti quando vuole perseguire uno dei suoi obiettivi su commissione? I politici, insomma, non sono più patrioti nazionali o continentali. Sono semplici amministratori coloniali di blocchi in cui non si contrappongono tanto Nato e altri blocchi di difesa, ma interessi di multinazionali avide di alleanze e ramificazioni territoriali in una serie di manovre di più larga scala che, con il passare del tempo, possono rappresentare una seria minaccia per gli equilibri di pace o di guerra. E il tipo di retorica utilizzata, prevalentemente messianica, fa da sfondo ad un crescente quanto inquietante dispiegamento di forze militari in conflitti in continua espansione.
E’ così che il business si fa continuazione di una politica esasperatamente sregolata e sfacciata, finalizzata a sopravvivere a qualsiasi costo, anche a quello del calpestìo dei cittadini, che non sono più coloro che dalla politica dovrebbero venire rappresentati ma che si oppongono ai suoi veri committenti, quelle élites che Guido Maria Brera colloca al Tredicesimo piano di un grattacielo di Manhattan. Stiamo languendo su una polveriera: Graham Summers, responsabile strategist dei mercati per Phoenix Capital Research, parla dell’esposizione ai derivati come una vera e propria bomba finanziaria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento, e fa notare che se a rischio fosse anche solo l’1%, le perdite azzererebbero tutto il capitale delle grandi banche.
Bisogna appellarsi alla fantasia, all’immaginazione. Seguire le mosse della regina Yellen, del Mago Bernanke e di Drago Mario. Con un certo distacco e un bonario fatalismo. Il progresso ha bisogno del regresso per progredire. Nei mercati finanziari, nelle crisi economiche. Di crisi, insomma, fatevene una ragione, sembra ci sia proprio bisogno. Così fan tutti, e lo propagandano, in modo da capovolgerne la prospettiva.
Scriveva il drammaturgo Harold Pinter: “Non è mai accaduto. Nulla è mai accaduto. Anche quando stava accadendo non stava accadendo. Non importava. Non era di interesse e quindi non importava....”. Pinter parlava di “clinica manipolazione del potere come una forza per il bene universale. Si tratta di un geniale atto di successo ipnotico”.
Ecco, mi sembra esattamente questa la percezione della crisi sociale. Un distacco. Un’anamnesi costruita sulla vacuità di denaro inesistente, ma che sta travolgendo la vita di milioni di persone. Un criptico coacervo di falsità mediatiche plagiate dall’onnipotenza del vero Potere. Pensiamo alle condizioni dell’Fmi per la concessione degli aiuti all’Ucraina: terre a Cargill, Monsanto, Dupont e le altre. O a quelle imposte alla Grecia. Per come la vede la Germania, l’ Fmi dovrebbe prestare alla Grecia i soldi con cui ripagare le banche tedesche. Poi il Fondo verrà ripagato forzando la Grecia a ridurre o abolire le pensioni di anzianità, ridurre i servizi pubblici e i dipendenti pubblici. Come ben scrive Paul Craig Roberts, già assistente a Tesoro di Reagan, ”chiamare salvataggio il saccheggio di un paese e del suo popolo è proprio orwelliano. Il lavaggio del cervello è proprio riuscito”. Sull’apatia e sull’atarassia dei popoli sembrano puntare i tecnicismi di governi e istituzioni, nelle cui ombre si muovono i Diavoli, rappresentazioni del Potere, quello autentico. Non basterebbe un helicopter money a ridare fiducia alla gente. Forse la gente non può consumare di più, semplicemente consuma per quello che può. Forse il sistema vuole che la gente consumi di più, ma la gente non ha più voglia di farlo.
In un coma greve e irreversibile, smarrita la volontà di partecipazione, compromessa la possibilità di critica, alla gran massa di individui non resta che rifugiarsi nel personale. Peccato. Perchè dal quadro di Société Générale emerge che gli eventi black swan (crisi) vengono ritenuti più probabili rispetto a quelli white swan (prosperità). Tra i più probabili eventi che potrebbero rallentare o accelerare la crescita globale, resta un’incognita: la Brexit. Il popolo potrebbe mischiare le carte. Che sia davvero l’esito di questa scelta, o la democrazia dei capitalismo equilibrato con consumi stabili, il nuovo cigno nero?

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