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giovedì 16 giugno 2016

La camicia di forza dorata imposta ai governi

di Raffaella Vitulano

Del Trilemma di Rodrik abbiamo parlato qualche settimana fa in un numero speciale dedicato alla finanza. E di sicuro ne sentiremo parlare appena ci sarà la rivelazione di tutte le clausole del Ttip. Rodrik (Dani per gli amici) è un economista turco che ha fatto un sacco di cose e vinto un sacco di premi. Ed é uno che ci ha ricordato, dal 2011, che ogni volta che apriamo su qualcosa ci tocca mollare su qualcos’altro. In pratica, il suo trilemma afferma che globalizzazione, sovranità nazionale e democrazia possono essere scelti solo a coppie di due e spiega come lo squilibrio a vantaggio dei secondi tra il potere nazionale dei Governi e la natura globale dei mercati rappresenti il ventre molle della globalizzazione. Il trilemma politico di fondo dell´economia mondiale, applicato a quell'esempio di sistema economico regionale che è l'Unione europea, spiega al meglio le diverse alternative che si presentano oggi ai cittadini europei, ai politici, alle forze sociali. Anche nell'Ue stati nazionali, democrazia politica e mercato unico imperniato sull'euro, non possono essere perseguiti tutti e tre allo stesso tempo, ma solo a coppie. E così nel mondo. Rodrik chiama ”regola aurea” il meccanismo secondo il quale, per sopravvivere, i governi nazionali dovrebbero perseguire solo politiche adatte ad attrarre capitali e a godere della fiducia dei mercati, e dunque gli ambiti delle scelte democratiche sarebbero limitati. Un concetto analogo alla ”camicia di forza dorata” descritta dal giornalista Tom Friedman, quello strano indumento a taglia unica e non confortevole - unico modello in vendita in questo periodo storico - imposto dal ”branco dell’elettronica” (esperti di finanza e speculatori globali) ai governi, che “fa crescere l’economia e ritirare la politica”. E la camicia di forza dorata assume ancora maggior consistenza nelle maglie del Ttip e nelle sue famigerate clausole Isds, grazie alle quali le multinazionali potranno citare in giudizio quei governi nazionali che con la propria legislazione ostacoleranno i loro profitti. Ed ecco che la questione che si pone é se effettivamente oggi le comunità statali esistenti siano o meno governate in nome del costituzionalismo, cioè dei diritti fondamentali a epicentro ”lavoristico-umanistico” oppure dall'internazionalismo dei mercati, a discapito della democrazia. La risposta é sotto gli occhi di tutti. Per Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo polacco padre della ”società liquida”, non c’é alternativa alla globalizzazione e ai mercati; There is no alternative (frase ormai nota nell’acronimo ”Tina”). Ma  Rodrik non la pensa affatto così. E neppure Sergio Cesaratto, professore ordinario di economia politica Università di Siena : ”L’illusione europeista cade perché l’europeismo è un ideale di influenti e spesso interessate élite liberali, liberal-socialiste e radicali che credono siano i vantaggi economici dei liberi mercati a creare la solidarietà politica, o di sprovvedute e utopistiche frange di sinistra”. Il trilemma nasceva, nell’impianto originario di Rodrik, dal fatto che solo due delle tre gambe degli accordi di Bretton Woods potessero essere compatibili tra loro. Dati tre pilastri ( tassi di cambio fissi; autonomia della politica monetaria nazionale per ogni paese; mobilità dei capitali finanziari) bisognava catturare solo due delle tre opzioni. Tuttavia Bretton Woods, quando fu lasciata libertà di movimento ai capitali, si rivelò insostenibile. Negli anni ’90 fu rimpiazzata da un più ambizioso programma di liberalizzazione e integrazione economica che andava a interferire con le politiche nazionali, il Washington Consensus, i cui risultati furono una serie di delusioni. Una mutazione essenziale, ma non naturale: piuttosto un’astuzia intenzionale ed esplicitamente ricercata. Tra gli Stati Nazione occidentali ed i “mercati” si apre così un fossato incolmabile. L’Europa di oggi, che tenta maldestramente di conciliare iperglobalizzazione e singoli interessi nazionali, ha già di fatto rinunciato alla democrazia. Per Rodrik, tuttavia, mercati e governi sono complementari, non alternativi. Se vogliamo più e migliori mercati, dobbiamo avere più e migliore governance. Il mercato funziona meglio non quando lo Stato è più debole, ma quando lo Stato è forte; la democrazia e la determinazione nazionale devono prevalere sull´iperglobalizzazione. ”Le democrazie hanno il diritto di proteggere i loro sistemi sociali, e quando questo diritto entra in conflitto con le esigenze dell´economia globale, è quest´ultima che deve cedere. Restituire potere alle democrazie nazionali garantirebbe basi più solide per l´economia mondiale, e qui sta il paradosso estremo della globalizzazione”. Non ci serve una globalizzazione estrema, ci serve una globalizzazione intelligente. Un auspicio. Ma Rodrik dal suo sito appare oggi, cinque anni dopo il lancio del suo Trilemma, alquanto sconfortato: ”Devo ammettere che mi sono sbagliato. Il modo in cui la Germania e Angela Merkel, in particolare, ha reagito alla crisi  in Grecia e in altri paesi indebitati ha sepolto ogni possibilità di un'Europa democratica.”

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