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lunedì 13 giugno 2016

La fame nel mondo? Un'arma di guerra

di Raffaella Vitulano


L'Arabia Saudita è il paese con il più alto tasso di importazione di armi in tutto il mondo, con l'acquisto nel 2015 di armi per un costo di 9,3 miliardi di dollari: lo rivelava ieri l'ultimo rapporto annuale dell'Istituto di consulenza statunitense IHS. Il volume degli affari nel mercato della difesa globale ha segnato il più grande incremento annuo registrato negli ultimi dieci anni, per un giro d’affari complessivo di oltre 1750 miliardi di dollari all’anno. D'altra parte, nella lista dei paesi esportatori di armi, gli Stati Uniti detengono ancora lo scettro, con 23 miliardi in armi vendute nel 2015, di cui 8,8 miliardi sono andati al Medio Oriente. Dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), evidenziano come il 10% di questa spesa potrebbe coprire i costi degli obiettivi globali finalizzati a mettere fine alla povertà e alla fame entro il 2030. Ma su questo punto sembra esserci un vero paradosso, sottolineato sempre ieri da Papa Francesco nel suo intervento all'Assemblea del Programma alimentare mondiale: ”Mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no; non importa la loro provenienza, esse circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà in tante parti del mondo. E in questo modo, a nutrirsi sono le guerre e non le persone”. Non solo: ”In alcuni casi, la fame stessa viene usata come arma di guerra”. Da tempo, del resto, il Papa mette sotto accusa le guerre e le minacce di conflitti. Trafficanti d'armi sarebbero ” poi dietro gli attentati di Bruxelles” come in altri. E di ” potenti che non vogliono la pace perché vivono delle guerre attraverso l’industria delle armi”parla senza mezze misure in una coraggiosa denuncia il Pontefice.  Stragi ”inutili” in tutto il mondo dunque, alimentate da ipocriti potenti: Francesco da anni insiste su due concetti fondamentali e interconnessi: il commercio delle armi e le migrazioni forzate. Inutile soffermarsi sulle seconde quando non si ha il coraggio di denunciare il primo, individuando le responsabilità specifiche di governi ed istituzioni. Inutile piangere vittime quando non si cerca di comprendere una geopolitica ormai impazzita: “Il fenomeno delle migrazioni forzate è strettamente legato ai conflitti e alle guerre, e dunque anche al problema della proliferazione delle armi”. Ci vuole coraggio, insomma, come quello del senatore repubblicano Rand Paul e del democratico Chris Murphy, che insieme hanno presentato una proposta di modifica del bilancio della difesa del paese per il 2017, che impedisce la vendita di armi e bombe di produzione degli Stati Uniti all'Arabia Saudita. In dichiarazioni fatte al Senato, Murphy ha anche considerato che Washington è coinvolto in attacchi contro scuole e ospedali nello Yemen. A questo proposito, ha citato diversi rapporti che confermano come l'Arabia Saudita ha bombardato Yemen con bombe a grappolo di fabbricazione Usa. Ma il mondo é cieco. Svezia e Stati Uniti hanno intanto raggiunto un’intesa, non vincolante, sulla nuova collaborazione militare a protezione della nazione del nord Europa.. Secondo un rapporto pubblicato il 6 giugno dalla testata economica tedesca Deutsche Wirtschafts Nachrichten, (Dwn), anche il governo tedesco si starebbe preparando ad una guerra contro la Russia, ed avrebbe già una bozza di rapporto delle forze armate che dichiarerebbe la Russia una nazione nemica. In un precedente articolo datato 17 febbraio, Dwn aveva riferito che la cancelliera tedesca "svilupperà una nuova dottrina militare", dichiarando "l'annessione' della Crimea da parte della Russia alla base di un'azione militare contro Mosca”. Eric Zuess, storico statunitense, evidenzia come però non vi sia menzione negli articoli del Dwn, né in qualsiasi altro media occidentale, della dichiarazione del capo della società Americana Stratfor , una sorta di ’Cia privata’, che rivolgendosi ad un pubblico di lingua russa affermava che il rovesciamento del Governo Ucraino nel febbraio 2014 fu "il colpo di Stato più eclatante della storia". Il motivo per cui i media occidentali non riportano le vere ragioni dietro questo ’colpo di stato’ degli Stati Uniti in Ucraina , sarebbe per Zuess che ”una volta rese pubbliche queste informazioni, si metterebbero a repentaglio non solo le sanzioni economiche contro la Russia (imposte dopo che la Russia ha accettato la decisione maggioritaria della Crimea di separarsi dal governo golpista ucraino) ma si comprometterebbero anche i preparativi di una guerra contro la Russia da parte della Nato: sia le sanzioni che l'invasione non avrebbero alcun fondamento e nessun sostegno tra il pubblico occidentale”.

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