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venerdì 1 luglio 2016

Le brioches di Bruxelles e i ravioli cinesi a Londra

di Raffaella Vitulano

Il dubbio é legittimo: l’Ue crollerà più velocemente rispetto al tempo necessario alle trattative burocratiche per l’uscita della Gran Bretagna? Nei governi europei sembra non esserci coscienza della gravità della crisi europea, né dell’urgenza di una impostazione profondamente diversa; assistiamo ad un filone suggestivo - come di coerenza nel peggio - che il compromesso per l’unanimità necessaria a decisioni strategiche stratifica in un magma di immobilismo. La Cisl rompe gli indugi e spinge la Confederazione europea dei sindacati a ritrovare la spinta di anni addietro, quando il coraggio di scelte autonome dagli interessi nazionali, nonché spiccate capacità negoziali nei diversi paesi Ue convergevano verso un dialogo sociale europeo di indubbio interesse, precursore di contrattazioni ”cornice”e accordi quadro che controbilanciavano le spinte finanziarie. Oggi i temi di confronto all’interno del sindacato europeo sono cambiati: mutualizzazione del debito, avvio di un processo costituente parlamentare comunitario per una riforma dei Trattati, accelerazione di politiche federative sovranazionali con garanzie democratiche di intermediazione sociale sono alcuni tra i temi particolarmente sentiti nel sud Europa. Ma la crisi, ad osservatori più attenti, viene da lontano, anche geograficamente. Nonostante le spacconate di Nigel Farage, l’Ukip non sarebbe infatti all’origine del referendum sulla Brexit. La decisione sarebbe piuttosto stata imposta a  Cameron dai pragmatici membri del partito conservatore: per  loro, la politica di Londra deve anticipare i cambiamenti del mondo. E come la Iron Lady Margaret Thatcher non esitò a distruggere l’industria britannica per trasformare il suo paese in un centro finanziario globale, così i neocon aprono la via all’indipendenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord, e quindi alla perdita del petrolio del Mare del Nord, per fare della City il primo centro finanziario “off shore” dello yuan. Ricordiamo che già ad aprile la City aveva ottenuto i privilegi necessari firmando un accordo con la Banca centrale della Cina. Alcuni analisti sostengono pertanto la Brexit sia una risposta al declino degli Usa, e che rappresenti una testa di ponte nei commerci orientali, anche in quelli di Washington. Nell’incontro con gli italiani della Cisl, i sindacati francesi convengono sulla necessità di ascoltare le preoccupazioni della gente, chiedendo al sindacato sovranazionale un ruolo più incisivo, che scelga anche le piazze di tutt’Europa per manifestare . E quello belga ricorda non a caso Maria Antonietta d’Asburgo Lorena che, sposata con lo sfortunato Luigi XVI, sarebbe stata ghigliottinata  perché, a soluzione brillante dei problemi di approvvigionamento cibario del suo popolo, si sarebbe limitata a suggerire di dargli brioches. Del resto, é stato l’Illuminismo a segnare il passaggio da un’unione comunitaria di persone ad un’aggregazione formale di individui in nome del “progresso” e dell’utile. Un utile divinizzato e fattosi pensiero nell’attuale monoteismo del Mercato, eletto a vera Istituzione. Oggi, a distanza di secoli, il movimento tellurico in Francia sul disegno di legge sul lavoro redatto dal governo Valls ha permesso ai francesi di scoprire quanto il vento di sfida anglosassone soffi ancora forte sull’articolazione Ue-Usa e sulla riscrittura delle relazioni internazionali secondo termini giuridici anglosassoni, ponendo il contratto al di sopra della legge: una common low del lavoro, insomma, che metta i contratti aziendali al di sopra dei contratti di settore. Una giurisprudenza che nel diritto francese stride quanto la lama di un coltello da burro a Parigi su un tavolo da bistrot in marmo sull’Avenue des Champs-Élysées. Eppure da Ovest arrivò a suo tempo anche una geniale intuizione: il Glass-Steagal Act, approvato negli Stati Uniti dal presidente Roosvelt nel 1933, per scongiurare una nuova una crisi di liquidità delle banche, con la separazione tra banche d’investimento e banche commerciali e il divieto di impiegare i risparmi dei cittadini in attività diverse da quelle dell’erogazione del credito. Ma l’abrogazione del Glass-Steagal Act, avvenuta nel 1999 a cura di Bill Clinton, ha invertito la rotta. In Italia, lo stesso passo indietro fu compiuto già qualche anno prima (1993), su iniziativa di Mario Draghi (al tempo direttore generale del tesoro nel governo Ciampi), abolendo la cosiddetta Riforma Menichella, in accoglimento della II direttiva Cee del 1992. Ristabilire la separazione tra banche d’affari e commerciali é una pista possibile o improbabile?  Oltreoceano gli interventisti liberal e i neocon che si sono impadroniti della politica estera americana non avrebbero problemi a spingere Hillary Clinton verso una maggiore aggressività, commerciale e militare. Cosa faranno i fragili alleati europei per impedire il disastro?

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