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venerdì 26 agosto 2016

Il sogno proibito di Berlino: il bail in sui Titoli di Stato

Solidarietà, parola usata ed abusata. Mentre in queste drammatiche ore se ne fa uso ovunque, la solidarietà teutonica appare quantomeno bizzarra e schizofrenica. Sarà questa ipocrisia europea a spingere Martin Feldstein, economista di area repubblicana, a suggerire al Governo americano di modificare l’intera impostazione di politica estera in previsione di gravi destabilizzazioni in Europa (in questi ultimi giorni il governo tedesco invita stranamente i cittadini a fare provviste). L’assenza di una forte idea di solidarietà nel Vecchio Continente emerge con chiarezza da un interessante articolo sul Corriere di Federico Fubini, nel quale il giornalista rende noto un documento di lavoro che il Consiglio tedesco degli esperti economici ha fatto spuntare sul proprio sito. Il titolo eloquente («Un meccanismo per regolare la ristrutturazione dei debiti sovrani») suggerisce in pratica l’applicazione del bail in anche al debito pubblico, con l’ipotesi che i termini di rimborso sui titoli di Stato vengano fatti slittare e poi drasticamente rivisti al ribasso. Mesi balneari per stringere ancora di più il guinzaglio a Roma. Il sogno proibito dell’establishment di politica economica tedesco, già a livello avanzato di dettaglio, applica agli Stati lo stesso approccio che domina la direttiva sui salvataggi bancari. L’idea di fondo è quella di creare un meccanismo semiautomatico per far sopportare ai creditori parte delle perdite di una crisi di debito pubblico, così come si colpiscono gli investitori quando una banca ricorre all’aiuto dello Stato. In questo modo Berlino otterrebbe indubbi vantaggi da un debito pubblico ”subordinato”: ridurre i trasferimenti dalla Germania ai Paesi fragili in caso di nuova crisi (dimenticando quanti miliardi e miliardi di euro di quegli stessi Paesi hanno trasferito per salvare le stracotte banche tedesche); rendere più redditizi i titoli del debito pubblico tedesco, permettendo così ai paesi poveri di pagare le pensioni dei paesi ricchi (basta vedere quanti immobili italiani stanno acquistando i vecchietti tedeschi). In caso di carenza di liquidità per lo Stato, a farne le spese sarebbero insomma innanzitutto i suoi creditori e non gli altri Paesi membri dell’Eurozona, contribuenti del Fondo salva stati (Esm) che gli eroga aiuti. Partendo dall’assunto che il debito pubblico di alcuni paesi non potrà essere rispettato, meglio dunque trarne sicuri vantaggi mettendo nero su bianco le regole del default. Quel filantropo del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schäuble avrebbe già dato il suo appoggio a quel piano. Altro che princìpi di solidarietà e coesione sbandierati a Ventotene. E poco importa se nel Paese che ne sentirebbe di più l’impatto - l’Italia, esplicitamente citata dal documento tedesco - non se ne parla. Politici distratti sotto l’ombrellone. Successe già due anni fa quando approvarono la direttiva europea sui salvataggi bancari che oggi, ormai in vigore, riscuote le proteste di tutti i partiti.
Bail in sul debito pubblico, quindi. E del resto il blog Icebergfinanza segnala che il mese scorso a Bruxelles, riservatamente, è già stato formato un altro ”gruppo di lavoro”. È una costola del Comitato economico e finanziario che riunisce gli sherpa dei ministri delle finanze europei (anche la Bce ne fa parte). Il compito del gruppo è indicare come le banche possano ridurre per gradi, negli anni, l’esposizione in titoli di Stato. La Bce segnala che sarebbe meglio avviare questa trasformazione quando la accetteranno anche le banche del resto del mondo, attraverso il Comitato di Basilea. Wolfgang Schäuble invece preferisce che l’area euro proceda da sola. Stanno cercando di mettere dinamite sotto il nostro Paese, altro che solidarietà. Lo spiegava mesi fa senza mezzi termini l’economista Giulio Sapelli. Si chiama “foreign dominance”, dominio esterno, ”che già Gramsci aveva ben descritto, seguendo Machiavelli e parlando del cosmopolitismo”, ossia del servilismo internazionale degli intellettuali italiani: ”A partire dal Trattato di Maastricht, attraverso l’adesione all’euro e la direzione politica dell’Ulivo di Romano Prodi, tale dominio ha decretato il declino dell’Italia, come nel Seicento. Il paese è nelle mani di potentati stranieri, in questo caso tedeschi, che stanno letteralmente deindustrializzando il paese, gettandolo in una crisi senza uscita ”. Abbiamo a che fare con ”ragionieri del mondo, affascinati dal mito umiliante che narra che gli italiani nulla san far da sé e hanno quindi bisogno, per bene agire, di choc esterni: l’ordoliberalismus teutonico appunto, mito che in qualsivoglia altra nazione farebbe sfidare a duello colui che accusa il suo interlocutore di sostenere tale tesi”. Se solo stessimo più attenti, dovremmo chiederci: ce lo chiede l’Europa o la Germania?

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