Tokenizzazione, l’avida lungimiranza dei mercati finanziari in tempi di Ia


Nel corso degli anni, sembra che banche centrali, società fintech private e multinazionali stiano ignorando le critiche pubbliche rivolte alle valute digitali delle banche centrali (Cbdc), e cerchino piuttosto di implementare un sistema ancora più controllante e repressivo di quello inizialmente annunciato; un sistema che sulla carta viene presentato come più trasparente e giusto, libero ed equo, ma che in realtà è un sistema ancora più sofisticato. Mentre le masse sono distratte altrove, si sta costruendo la nuova infrastruttura ed il 2026 sarà un anno cruciale per la tokenizzazione e l’identità digitale. Uncutnews.ch analizza le dichiarazioni del ceo di BlackRock, Larry Fink, spiegando che per lui il sistema finanziario è in fase di riavvio: Blackrock ritiene la tokenizzazione fondamentale per la nuova infrastruttura. Larry Fink is back, è tornato dopo aver recentemente pubblicato la sua Lettera annuale agli investitori 2026 per ricordarci che il sistema finanziario globale sta attraversando una fase di rapida trasformazione, con la tokenizzazione al centro di questo processo. La lettera di quest’an no si concentra sugli investimenti a lungo termine, su una maggiore partecipazione al mercato e sul potenziale trasformativo della tokenizzazione; meccanismi che, a suo avviso, favoriranno una maggiore inclusione finanziaria e la proprietà del patrimonio per le giovani generazioni che faticano ad affermarsi a livello globale. In realtà, le sue letterine somigliano molto poco a quelle candide di Babbo Natale e preannunciano sempre sconvolgimenti per la gente comune. Nella lettera del 2025, “La democratizzazione degli investimenti”, Fink aveva descritto in dettaglio cos’è la tokenizzazione, come frazionerà investimenti e proprietà e come le identità digitali debbano essere integrate prima che i veri benefici della tokenizzazione, come li definisce lui, diventino evidenti. La democratizzazione per lui consiste nel metter mano al portafoglio digitale di metà della popolazione mondiale, spingendola ad investire a lungo termine in un’ampia gamma di aziende, con la stessa facilità di un pagamento: “La tokenizzazione potrebbe contribuire ad accelerare questa trasformazione, modernizzando le fondamenta del sistema finanziario e rendendo gli investimenti più semplici da emettere, negoziare e accessibili”. In un unico portafoglio, per il vispo Larry, si potrebbero detenere fondi negoziati in borsa (Etf), euro digitali, obbligazioni tokenizzate e quote frazionarie di attività un tempo inaccessibili, dalle infrastrutture ai fondi di credito privati. Abbassando gli importi minimi di investimento e semplificando la suddivisione delle attività in unità più piccole, la tokenizzazione può aprire le porte a un maggior numero di investitori. In realtà, gli innovatori digitali (emittenti di stablecoin, fintech, blockchain pubbliche) puntano dritti al vostro capitale. Con la scusa della tokenizzazione si cominciano ad introdurre garanzie, che per i micro investitori diventano soprattutto verifica dell’identità digitale e controllo del portafoglio. L’ biettivo è tokenizzare (vale a dire sostituire un elemento sensibile o complesso con un equivalente digitale, il token) tutto: i fondi pubblici, le valute digitali delle banche centrali (Cbdc), i depositi bancari, il mercato azionario, in modo che possano fungere da garanzia per i prestiti. Nel perfetto silenzio, senza dare troppe spiegazioni, l’efficienza viene utilizzata per coprire in realtà altri progetti. Il Regno Unito ha recentementeannunciato l’intenzione di adottare pienamente un’eco nomia tokenizzata.Nel frattempo, ad aprile, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessentha annunciato che il Presidente Trump intendeva firmare un ordine esecutivo che obbligasse le banche a richiedere dati biometrici e passaporti ai clientiper aprire e mantenere un conto corrente, con il pretesto di combatterel’immigrazione clandestina. La parola chiave è “interope rabilità”. Arriva la tokenizzazione dell’economia: il processo mediante il quale i diritti di proprietà legale su beni del mondo reale (Rwa), materie prime e valute vengono convertiti in token digitali basati su blockchain. 

E’ già attiva nella guerra del Golfo. In teoria spiegano su Naked Capitalism - ciò consente scambi commerciali globali più efficienti, istantanei e sicuri. In pratica, si tratta di una trasformazione del funzionamento dell’econo mia, attraverso la fusione tra finanza e tecnologie digitali. La tokenizzazione permette la finanziarizzazione di quasi tutto ciò che esiste, trasformando realtà fisiche passive in strumenti speculativi altamente liquidi. È possibile tokenizzare un titolo di proprietà o un futuro raccolto, ma anche una parte di un’opera d’arte o una frazione del turno di lavoro di un operaio. Ciò consente all’e conomia speculativa, basata su strumenti finanziari e non sul commercio o sulla produzione, di continuare ad espandersi. Questo è uno dei motivi per cui le istituzioni finanziarie sostengono questa trasformazione. La tokenizzazione introduce un nuovo registro nell’economia. Il sistema bancario ha introdotto un registro strutturale in ogni transazione attraverso l’uso della valuta fiat. Una transazione non era più solo un accordo tra due parti; c’e ra sempre una terza parte: le banche, che controllavano la valuta imposta dallo Stato. Poiché il denaro ha cessato di essere un bene in sé, coloro che controllavano la valuta detenevano il controllo sull’intera economia. “Alla fine, quando le Cbdc o le stablecoin sostituiranno la valuta fiat, entrambi i registri saranno fusi in uno solo. Ciò significherà che la classe finanziaria e la classe tecnocratica si saranno fuse in un’unica entità. Per tutti gli altri, significherà che la natura del denaro sarà cambiata”. E per un cittadino comune, non cambierà necessariamente in meglio. Quando ogni singola transazione all’interno e tra più paesi, che si tratti di acquistare del pane o di pagare una casa, verrà tokenizzata e regolata quasi istantaneamente, la quantità di informazioni e la potenza di calcolo necessarie raggiungeranno la capacità dei server di dati industriali. L’int roduzione di Cdbc o stablecoin metterebbe la classe tecnocratica in una posizione dominante proprio nel momento in cui inizia ad apparire non solo superflua, ma addirittura dannosa. E se a questo si aggiunge la capacità di controllare e monitorare tali processi tramite l’intelligenza algoritmica, allora ciò di cui si potrebbe aver bisogno in termini di potenza di calcolo e archiviazione dati potrebbe essere simile alla crescita dei data center a cui stiamo assistendo attualmente. Ciò darebbe un senso all' apparentemente insensata e massiccia espansione dei data center che si sta verificando nell’ambito della narrativa sull’intelligenza artificiale. “Un altro possibile caso d’uso per i data center, legato alla programmabilità delle Cbdc e delle stablecoin, è la sorveglianza. Le attuali modalità di sorveglianza – digitale, monetaria, comunicativa o geolocalizzata – sono compartimentate. Un’azienda tecnologica privata potrebbe conoscere il tuo comportamento online, un’altra la tua cronologia bancaria e un'altra ancora potrebbe tracciare i tuoi spostamenti. Tuttavia, se si raccolgono tutte queste informazioni e si applica l’intelligenza algoritmica – come fa Palantir, tra le altre aziende – le possibilità crescono esponenzialmente. Quando a questo si aggiunge il monitoraggio del comportamento finanziario, allora tutte le potenzialità del denaro programmabile diventano evidenti”.

La tokenizzazione di beni reali potrebbe immaginarsi come il passaggio dal diritto di proprietà al diritto d’uso. Un po’ come la differenza tra comprare un libro cartaceo e una versione per Kindle. La fregatura: se possiedo contanti, oggi posso usarli come mezzo di scambio finanziario: posso scambiare il mio denaro con del pane. Se quei contanti vengono tokenizzati e registrati su un registro, chiunque ottenga il controllo sulla registrazione di un cambio di proprietà su quel registro, in pratica controlla se quei vecchi contanti siano convertibili in pane. Pensate davvero che questa sia democratizzazione degli investimenti o piuttosto avida lungimiranza dei mercati finanziari?

Larry Fink vuole cambiare il mondo e portarlo su blockchain. Per Bitcoin e Ethereum però nessuna menzione nella lettera annuale agli investitori, ironizza Gianluca Grossi su Criptovaluta. it. Una lettera tra il report finanziario e lo spazio filosofico, che questa volta non vede citati né Bitcoin (“che all’a zienda frutta commissioni importanti”) né il mondo crypto, nonostante il gruppo abbia appena lanciato un nuovo Etf su Ethereum. C’è spazio però per la tokenizzazione, che è il vero pallino di BlackRock degli ultimi due anni. “ A Larry Fink interessano almeno due aspetti della questione. La prima attiene all’or ganizzazione dei mercati: oggi sono lenti, inefficienti, costringono i capitali a rimanere bloccati molto più a lungo del necessario. La seconda attiene invece alla possibilità di poter vendere titoli (perché questa è la principale occupazione di BlackRock) a un pubblico sempre più ampio: quella metà della popolazione mondiale che ha in tasca un wallet digitale, nella speranza che abbia, sempre quella metà della popolazione mondiale, denaro da investire”. La lettera annuale di Larry Fink del 2026 rappresenta la più importante approvazione istituzionale della tokenizzazione mai pubblicata. Non tanto per la sua ambizione quanto per chi la formula. BlackRock gestisce 14 trilioni di dollari. Gestisce già il più grande fondo tokenizzato al mondo. Detiene già decine di miliardi di dollari in asset digitali. Quando il suo ceo scrive che la tokenizzazione è il meccanismo per modernizzare le infrastrutture del sistema finanziario globale, non sta descrivendo un mercato in cui spera di entrare, bensì un mercato in cui sta già contribuendo a costruire. La visione espressa nella lettera è precisa. La tokenizzazione semplifica l’emissione, la negoziazione e l’accesso agli investimenti. Permette a un portafoglio digitale di detenere un portafoglio diversificato con la stessa facilità con cui elabora un pagamento. Attualmente, meno di un decimo dell’un per cento del patrimonio mondiale è tokenizzato. Questa percentuale non riflette una mancanza di domanda bensì un quadro giuridico che non è stato concepito per le potenzialità della tecnologia e che non è ancora stato aggiornato di conseguenza.

Raffaella Vitulano

Commenti

Post più popolari