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lunedì 6 luglio 2015

Apocalypse. Now? Il rischio Cuba nel Mediterraneo

di Raffaella Vitulano

Una vera e propria settimana di Apocalisse (che in greco moderno significa anche ”scoperta”) ellenica ha aggiunto elementi di analisi non indifferenti. John Kennedy amava ripetere che cercare di soffocare rivoluzioni pacifiche rende inevitabili rivoluzioni violente. Nel caso specifico, non ascoltare la voce della gente, dei popoli, rende più complicata alla tecnocrazia la gestione del business globale. La popolazione greca ha subito un’enorme operazione di propaganda e disinformazione, forse mai vista dai tempi dei Colonnelli. La violenza delle pressioni esercitate dai paesi creditori è stata evidente. E tuttavia, la solidarietà per la causa greca non ci deve offuscare il giudizio su ciò che il referendum del 5 luglio rappresenta: una spregiudicata operazione di ingegnerizzazione del consenso. Lo scaltro Tsipras ha saputo usare lo strumento che l’Europa dei tecnocrati nega e svilisce: la democrazia. Un’operazione, peraltro, compiuta da sinistra, dopo che era stata appannaggio ormai esclusivo degli ambienti neocon da almeno un decennio (vedi anche le rivoluzioni arancioni). Se il premier greco sia un buon amministratore al momento non è dato saperlo , ma è evidente che come politico ha saputo trovare un piedistallo, facendo leva sulla rabbia e l’orgoglio del popolo greco. Un’operazione di comunicazione, un coup de théâtre degno della migliore commedia di Plauto. Tutti spiazzati. Alla segretezza delle riunioni dei vertici europei ed internazionali con Merkel, Lagarde e Hollande ha saputo contrapporre la trasparenza. Contro i banksters, tutto è stato ben orchestrato . E cosa importa se ora il ministro tedesco Steinmeier accusa Tsipras di "prendere in ostaggio il popolo greco" quando il primo ministro ha fatto esattamente il contrario, chiedendo al suo popolo la conferma di esserne il rappresentante autorizzato? Per quanto si possa dire, la questione greca resta questa: l’europeismo è in grado di proporre politiche e scelte economiche diverse dalla condanna a morte delle società?
L’Eurogruppo flirta invece con l’ambiguità: l’ha fatto cercando perfino di bloccare il Rapporto Fmi sul Debito della Grecia che, diffuso a Washington la scorsa settimana, confermava che le finanze pubbliche della Grecia non saranno sostenibili senza una sostanziale riduzione del debito, che possibilmente includa anche lo stralcio da parte dei partner europei dei prestiti garantiti dai contribuenti. E se si scava ancora un po’ più a fondo, si scopre che l’Fmi lo sapeva da anni, di certo dal 2010 , quando prefigurò un piano di salvataggio che permise alle banche private francesi, olandesi e tedesche di trasferire i loro debiti al settore pubblico greco, e indirettamente al settore pubblico dell’intera zona euro. Verso cosa si sta navigando, lo sanno solo i protagonisti principali. Magari lo intuisce anche il lontano Obama, che certo non si augura una nuova Cuba nel Mediterraneo, creata artificiosamente dai sedicenti tecnocrati dell'Idra chiamata "Troika" (Fmi-Bce-Ue), incapaci come Frau Angela e Monsieur Hollande di valutare le conseguenze del loro ostinato atteggiamento. Nel controllo del Bosforo (vedi la Russia), del Medioriente e dei Balcani, la Grecia ha del resto una posizione strategica assoluta e irrinunciabile. E Washington non può permettersi di spingere Atene nelle braccia dello Zar Vladimir. Forze euro-atlantiche starebbero lavorando insieme al tentativo di rovesciare il governo greco per rimuovere Tsipras dalla carica, sapendo che questa mossa singolare infliggerebbe il più grande e più immediato colpo al Balkan Stream, il cui migliore sponsor in Grecia è proprio il governo Tsipras; ed è nel miglior interesse della Russia e del mondo multipolare vederlo rimanere al potere fino a quando il gasdotto potrà fisicamente essere costruito. Qualsiasi cambiamento improvviso o inatteso della leadership in Grecia potrebbe facilmente mettere in pericolo la sostenibilità politica del Balkan Stream e costringere la Russia a fare affidamento su Eastring, ed è per queste ragioni che la Troika vuole forzare Tsipras a un dilemma inestricabile sulle condizioni attuali del debito. Washington sta già soffiando sul fuoco della violenza nazionalista albanese in Macedonia, al fine di ostacolare il percorso previsto del Balkan Stream, mentre l’Ue cerca un percorso alternativo attraverso i Balcani orientali a controllo unipolare. Anche se non è chiaro che cosa sarà del governo Tsipras o dei piani della Russia per i gasdotti in generale, è inconfutabile che i Balcani sono diventati uno dei principali e ripetuti focolai della nuova Guerra Fredda, e la concorrenza tra il mondo unipolare e quello multipolare in questo teatro geostrategico sta iniziando a manifestarsi solo ora. Oggi proviamo una sincera stima per il coraggio del popolo greco, ma la posta in gioco è davvero forte. Ed esistono, ammettiamolo, seri motivi di rischio che il tributo da pagare per quel coraggio possa essere alto.

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