Palantir, come il feudalesimo tecnologico spinge per la guerra ad ogni costo

 

Internet esplode in una condanna del manifesto in 22 punti di Palantir Technologies, big tech Usa specializzata nell’anali si dei big data, al centro di polemiche e preoccupazioni. Comprensibilmente. Non potrebbe essere diversamente dato che si tratta, senza giri di parole, della dichiarazione pubblica di un’azienda privata di voler assumere il controllo dei sistemi governativi e dettarne le politiche. È la candida quanto perversa ammissione concreta da parte di un gruppo di tecnocrati di avere il potere sufficiente per affermare apertamente le proprie pretese. Il nucleo ideologico di questo gruppo - spesso definito “Thielver se” o “Nuova Destra” della Silicon Valley - è una sintesi di ottimismo tecnologico radicale, profondo scetticismo nei confronti della democrazia moderna e desiderio di ricostruire il mondo attraverso una Exit, un colpo di scena (ovvero, l’accelerazionismo) piuttosto che attraverso riforme. Attraverso le loro aziende e i loro finanziamenti, i tecnocrati hanno esteso la loro influenza al governo degli Stati Uniti. Hanno ottenuto l’accesso a dati sensibili dei cittadini tramite il Doge e sono diventati parte integrante del complesso militare-industriale, creando un’alleanza tra Tel Aviv, Washington e la Silicon Valley. Il manifesto di Palantir non è semplicemente un prolisso memorandum volto a conformarsi a una tendenza ideologica del momento, quanto un’a genda politica espressa attraverso la dichiarazione di intenti di una società che sta diventando talmente indispensabile ai governi da rendere difficile distinguere dove finisce l’u na e iniziano gli altri. Siamo di fronte alla privatizzazione della sovranità, al diritto di decidere chi sia il nemico, chi debba essere sorvegliato, preso di mira, previsto e neutralizzato. La governance mondiale viene stravolta, ma a pochi importa. Col manifesto, lo schema di quello che molti già chiamano tecnofascismo diventa più chiaro e l’immagine comincia a delinearsi. Il rischio è che poiché i processi mentali di questo gruppo si basano su un sistema binario riducendolo alla dicotomia 0 e 1, la loro visione del mondo è incredibilmente ristretta: o sei con noi o sei contro di noi. E se sei contro di noi, abbiamo il diritto di controllarti, detenerti o ucciderti. La prospettiva del pensiero binario è un’intuizione lucida per comprendere il modo di pensare di questi nerd della tecnologia che vedono la civiltà letteralmente dalla prospettiva di un videogioco, considerano gli esseri umani essenzialmente come animali. Gli esseri umani sono creature basate sul linguaggio. Avete mai sentito parlare Thiel o Musk o Bezos? Borbottano. La rapidissima ascesa di questo gruppo sta provocando un riassetto dell’élite di potere del sistema, che scarterà gli esseri umani inutili, si adatterà e andrà avanti. Il manifesto di Palantir è il programma di una nuova classe che sta riconfigurando i vertici della struttura di potere del sistema, e si sente abbastanza sicura da dichiararlo pubblicamente. Di fatto, appunto, è la solita vecchia classe oligarchica, solo con volti nuovi e nuove tecnologie. C’è ben poco di nuovo nei loro progetti di ingegneria sociale, sono solo versioniaggiornate di vecchi piani capitalisti. Ma davvero basta tracciare i clic e lo scorrimento delle pagine per comprendere e manipolare il comportamento umano? Tutto da dimostrare. Diciamo piuttosto che togliere la libertà ai cittadini monitorandoli con telecamere 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni serve a Thiel & company per avere completa libertà per sé stesso e per i suoi amici miliardari del club Epstein. Oggi, il vangelo dell’odio e dell’anticristo prospera. Il messaggio di Cristo è inequivocabilmente opposto a praticamente tutto ciò che Thiel rappresenta: Cristo privilegiava la realtà spirituale rispetto a quella materiale. Soprattutto, Cristo predicava l’amore universale, mentre Thiel, discepolo di Carl Schmitt, predica l’odio universale. Nel febbraio del 2016 Jeffrey Epstein scrisse una email a Peter Thiel chiedendogli se la sua cattiva reputazione per gli scandali sessuali potesse spaventare l’uomo più potente della tecnologia statunitense. La risposta di Thiel, oggi uno dei più spietati oligarchi tecnologici, getta una pietra tombale su ogni parvenza di morale: “Se mi facessi intimidire dalla cattiva stampa, non sarei arrivato da nessuna parte nella vita”. Gli Epstein files confermano che la famiglia Rothschild, il cui nome compare quasi 12.000 volte, non era una vittima collaterale o una conoscenza casuale. Era probabilmente il nucleo finanziario della rete. I Rothschild, i Rockefeller, i Warburg, sono dinastie che sopravvivono agli imperi perché operano su un livello di potere che precede la politica. Ecco perché la lettura del manifesto risulta piuttosto inquietante. La sua tempistica non è certo casuale, dato che i servizi che Palantir offre all’e sercito statunitense includono omicidi di massa istantanei in attacchi mirati. Tutti, perfino quelli che vengono fatti passare per errori su scuole ed ospedali: la forza fa la ragione, grazie al sistema intelligente Maven di Palantir per identificare gli obiettivi. Il libro “The Technological Republic” di Alexander Karp sostiene la necessità di un “potere coercitivo occidentale basato sul software”. Una chiamata alle armi in senso non solo letterale. La Silicon Valley non deve limitarsi a fornire al mercato prodotti di consumo, ma inserirsi in una prospettiva anacronistica, basata su un immaginario scontro tra la Silicon Valley e il Pentagono. Palantir accusa di depravazione morale perfino gli umani ingegneri, proprio perché il loro disagio nel contribuire alla morte di massa e alla privazione della libertà è l’uni ca forza che minaccia quella che potremmo definire la Repubblica degli Oligarchi Tecnologici. Perfino la morte di Jürgen Habermas, mentore di Karp, ha suscitato numerose riflessioni: Habermas credeva nel patriottismo civico perché aveva visto cosa il sangue e la terra avevano provocato in Germania e nel mondo; Karp pensa che siano solo un ostacolo insormontabile e, incidentalmente, un buon modo per fare un sacco di soldi. Hans-Hermann Hoppe, anch’egli allievo di Habermas, parla della democrazia come “il Dio che ha fallito” al cospetto della razza umana, che rientra nella stessa categoria morale di un animale: sia esso innocuo (da addomesticare e impiegare come bene produttivo o di consumo, o da godere come “bene gratuito”), sia selvatico e pericoloso (da combattere come parassita). L’im prenditore e commentatore geopolitico Arnaud Bertrand sostiene che il messaggio rivela una pericolosa “agenda ideologica”. La storia dei manifesti politici è anche la storia dei momenti in cui una élite smette di mascherarsi e si mostra per quello che è, convinta di avere già vinto abbastanza da potersi permettere la verità. Non si tratta di più di considerare l’essere umano mero consumatore nella logica di mercato, ma di indirizzarlo verso la logica della guerra e dell’annientamento. Quello che sta accadendo in questo momento è la riscrittura del sistema operativo globale, mentre l’infernale macchina dell’escalation raggiunge la zona della disperazione, guidata dal tecnofeudalesimo miliardario: l’asse libertario tecnologico, in fondo, ha solo reinventato la più antica forma di accaparramento del potere. I tech bros sono pronti a sacrificare chiunque, davvero chiunque, sulla strada verso lo stato delle cose desiderato.

Le accuse di coinvolgimento in violazioni dei diritti umani circolano da anni. Nel 2020, Amnesty International ha denunciato Palantir per non aver rispettato gli obblighi di due diligence in materia di diritti umani previsti dagli standard internazionali, e la società di consulenza statunitense Msci le ha assegnato un punteggio di 2 su 10 per “libertà civili” e “preoccupazioni relative ai diritti umani” in un recente rapporto. Ma questo non ha scoraggiato gli investitori. Alla fine dello scorso anno, oltre 100 tra le principali banche, società di gestione patrimoniale, compagnie assicurative e fondi pensione europei hanno aumentato di quasi il 70% il numero complessivo di azioni Palantir detenute rispetto all’anno precedente. Investire in Palantir espone le banche e gli investitori istituzionali al rischio di violare gli standard internazionali in materia di diritti umani. Tara Van Ho, professoressa associata alla St. Mary’s University in Texas ed esperta degli obblighi di due diligence delle aziende, sostiene che le società dovrebbero potenzialmente disinvestire da Palantir: “Quando ci sono fondati timori di violazioni dei diritti umani in cui Palantir è implicata, gli operatori finanziari devono individuare i modi per interrompere tale rapporto”. Lo stretto legame tra il governo e i servizi segreti statunitensi e Palantir preoccupa esperti e politici, soprattutto perché i governi europei si affidano a Palantir in settori critici come la difesa, l’intelligence, la sanità e le forze dell’ordine. Marietje Schaake, ricercatrice presso lo Stanford Institute for Human- Centered AI, sostiene che “gli investimenti in aziende americane di questo tipo ampliano il divario con le alternative europee. Pertanto, queste aziende investono contro gli interessi dell’Europa e contro i propri”. Per Konstantin von Notz, parlamentare tedesco e vicepresidente della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, Palantir “è in diretta contraddizione con i valori che la Germania e l’Europa rappresentano”. L’economista italiana Francesca Bria ritiene che sia proprio la dipendenza dell’Eu ropa dalla tecnologia di Palantir ad aver reso il continente vulnerabile: “Palantir non è un’azienda privata in alcun senso significativo. È un braccio dello stato di sicurezza nazionale statunitense: uno strumento privato di potere geopolitico. Quando i governi europei acquistano i suoi strumenti, non si limitano ad acquistare software. Stanno rinunciando alla sovranità”.

Raffaella Vitulano


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