Il sogno di Gates s’avvera: bovini vaccinati. Per gli esseri umani si stanno attrezzando
Il sogno di Gates si sta avverando: i bovini verranno vaccinati contro la produzione di metano. Quella che solo pochi anni fa sarebbe sembrata ironia è destinata a diventare realtà in Nuova Zelanda già nel 2028. Sappiamo bene come diffondano metano nell’aria i bovini; ma davvero ne producono così tanto affinché l’azienda biotecnologica statunitense Arkea-Bio dovesse sviluppare un vaccino, con il supporto finanziario, tra gli altri, di un consorzio industriale statale neozelandese e di Breakthrough Energy Ventures, il fondo di investimento per il clima fondato da Bill Gates? Azioni come queste portano la lotta contro il cambiamento climatico all’interno dell’apparato digerente degli animali da allevamento e poi del nostro. Lotta dura, aria sicura. L’idea sembra incredibile, ma non è satira. La vaccinazione ha lo scopo di stimolare il sistema immunitario della mucca a produrre anticorpi (il solito sistema mRna) che, trasportati dalla saliva, raggiungono il rumine e contrastano i microrganismi responsabili della produzione di metano riducendone la produzione di circa il 10-15%. Ma cosa succede a chi mangia quella bistecca? A noi umani, nel frattempo, ha pensato lo scorso 12 ottobre l’As semblea Generale delle Nazioni Unite adottando una nuova dichiarazione politica sulla preparazione alle future pandemie. 153 Stati hanno votato a favore, gli Stati Uniti, Israele e Argentina contro, mentre Nuova Zelanda e Paraguay si sono astenuti. L’accordo Onu entrerà in vigore a gennaio 2027 e con un’epidemia diventare operativo con il piano pandemico. Il documento non è giuridicamente vincolante, ma definisce un’agenda politica di vasta portata: vaccini, strumenti diagnostici e farmaci dovrebbero essere disponibili entro 100 giorni, se possibile; i sistemi di sorveglianza e di allerta precocedovrebbero essere ampliati; e i governi dovrebberoadottare misure più incisive contro la disinformazione, la misinformazione e l’esitazione vaccinale. Soprattutto alla luce dell’e sperienza degli anni del covid- 19, ciò solleva tuttavia importanti interrogativi. Il presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina, prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma - dove ha insegnato anche diritto dell’Unio ne europea ed è stato titolare della Cattedra Jean Monnet conferitagli “ad personam” dalla Commissione europea sostiene sia fuori discussione che “il Covid sia servito a cancellare consolidati, quanto démodé, paradigmi della medicina e a introdurne di nuovi, quale ad esempio la selezione ospedaliera dei contagiati, con buona pace non solo e ovviamente del giuramento di Ippocrate, ma anche del diritto alla salute e del citato principio bioetico di giustizia, intesa come equità di accesso alle prestazioni sanitarie”. Con il beneplacito degli organi costituzionali, nessuno escluso, “il Covid ha spalancato la strada a metodi e misure che, permanendo anche in futuro l’esigenza prioritaria di tutelare la salute, potrebbero radicalizzarsi fino ad azzerare le garanzie formali, sostanziali e procedurali stabilite dalla Costituzione in materia, tra l’altro, di legislazione d’ur genza, di diritto alla salute, di libertà di espressione e di circolazione dei cittadini, di libertà religiosa. Invasioni aliene, piogge di meteoriti e guerre nucleari a parte, è evidente che solo un’emergenza sanitaria globale poteva offrire il destro a una svolta totalitaria intesa a soggiogare l’essere umano mediante la propaganda del terrore fondata sulla manipolazione dei dati scientifici”. La formulazione precisa della nuova dichiarazione Oms è fondamentale: la dichiarazione non impone l’approvazione automatica di un vaccino dopo 100 giorni. Tuttavia, stabilisce esplicitamente il quadro politico per una massiccia accelerazione della ricerca, dello sviluppo, della sperimentazione, della produzione e della distribuzione. La velocità può salvare vite umane in una crisi sanitaria acuta, ma la questione cruciale rimane: quanti dati si possono effettivamente ottenere in soli 100 giorni? I critici avvertono che qui si potrebbero confondere due cose fondamentalmente diverse: da un lato, informazioni palesemente false, dall’altro, un legittimo scetticismo scientifico. I dubbi sulla sicurezza, l’efficacia o i benefici di un prodotto medico non costituiscono, di per sé, disinformazione. Possono essere il punto di partenza per la ricerca scientifica. La pandemia di Covid ha dimostrato chiaramente quanto rapidamente le affermazioni inizialmente etichettate come disinformazione abbiano avuto bisogno di essere rivalutate o discusse in modo più sfumato. La nuova architettura comporterà inoltre costi considerevoli dato che la dichiarazione auspica un aumento degli investimenti nazionali, meccanismi di finanziamento internazionali e partenariati pubblico- privati. Miliardi, insomma, per un’infrastruttura pandemica permanente. La stessa Oms (la cui proprietà, ricordiamolo, è a maggioranza di privati) sottolinea che l’attuazione degliaccordi sulla pandemia non è possibile senzafinanziamenti a lungo termine. Ciò crea anche un ampio mercato per le aziende farmaceutiche, biotecnologiche, diagnostiche, le piattaforme di salute digitale, le tecnologiedi laboratorio e l’anali si dei dati. Proprio per questo è fondamentale essere trasparenti su quali aziende siano coinvolte nella formulazione e nell’attuazione dei programmi, chi riceva fondi pubblici e quali conflitti di interesse sussistano. Josh Guetzkow, docente senior presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia e l’Istituto di Criminologia dell’Università Ebraica di Gerusalemme, scrive su Brownstone, scrive
che “le scienze della salute oggi fungono fin troppo spesso da sofisticato sistema di propaganda a favore dei prodotti farmaceutici, come ha dimostrato su scala senza precedenti la campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Almeno a partire dagli anni ’80, le istituzioni scientifiche, le riviste specializzate, le autorità di regolamentazione e i principali mezzi di informazione sono stati gradualmente riorganizzati per allineare la produzione di conoscenza, la comunicazione e la censura agli interessi delle grandi aziende. Questa non è una critica alla scienza biomedica, ma un appello a favore di una scienza improntata all’in -tegrità, all’onestà e all’umani tà, contro la scienza come una pratica sociale plasmata da istituzioni, interessi e potere (...). Le autorità di regolamentazione sono arrivate a servire l’in dustria piuttosto che il pubblico, legate ai produttori attraverso canoni di utilizzo, partenariati pubblico-privati e il fenomeno della porta girevole nell’occupazione. La stessa porta girevole ruota tra giornalismo, pubbliche relazioni, autorità di regolamentazione dei media, politica e lobbismo, contribuendo a spiegare come si formi e mantenga il potere una coalizione egemonica”. Per recuperare la fiducia è necessario dunque separare le funzioni commerciali da quelle normative, garantire una trasparenza applicabile nelle sperimentazioni cliniche, stabilire regole rigorose in materia di conflitto di interessi e assicurare una reale tutela del dissenso. Senza tali cambiamenti, gli appelli a “fidarsi della scienza” rischiano di diventare “poco più che inviti a sottomettersi a uno dei sistemi di propaganda più elaborati e potenti mai concepiti”. Propaganda finalizzata a cosa? La pandemia pianificata potrebbe essere stata l’opportunità per salvare il sistema finanziario, ad esempio. Lo teorizza Catherine Austin Fitts, banchiera d’investimento, editrice ed ex funzionaria governativa. Catherine Austin Fitts sostiene che la pandemia di covid-19 del 2020 sia stata utilizzata come una sorta di “manovra di diversione” o quadro giuridico per consolidare un sistema finanziario globale in fase di collasso e per attuare, inosservato, il cosiddetto “Going Direct Reset” (una radicale riorganizzazione della politica monetaria da parte delle banche centrali), quando nel 2019 le banche centrali più potenti del mondo avrebbero segretamente deciso di riorganizzare completamente il sistema monetario, assumendo il controllo diretto sulla moneta.
La narrativa del virus letale si trasforma così in uno strumento geopolitico. Dal punto di vista della finanza pubblica, il 2020 è stato in effetti il momento ideale per il salvataggio silenzioso, la sospensione dello Stato di diritto, l’asimmetria dei lockdown (pmi chiuse ma grandi aziende digitali e colossi della logistica aperti senza interruzioni); l’aumento della concentrazione della ricchezza; il congelamento del vecchio sistema e il passaggio a un nuovo modello di controllo (Cbdc). Se si mette da parte la dimensione legata alla salute, la teoria di Fitts descrive come l’élite dominante (banche centrali e multinazionali) abbia instaurato una tirannia tecnocratica, rallentando intenzionalmente l’e conomia, svalutando la moneta e implementando un’infrastruttura di sorveglianza digitale. Il consulente gestionale Markus Krall da anni sostiene una tesi centrale simile a quella di Catherine Austin Fitts: considera il sistema bancario e delle banche centrali esistente come fonte di instabilità sistemica e sostiene che le misure di crisi statali (come i tassi di interesse zero o la risposta di politica monetaria durante la pandemia di covid-19) servissero principalmente a ritardare l’ine vitabile collasso del sistema finanziario. Il “Going Direct” - presentato da BlackRock a Jackson Hole nell’agosto 2019 - proponeva una fusione tra la stampa di moneta e la spesa pubblica. È un concetto reso popolare da un celebre documento del BlackRock Investment Institute (agosto 2019) intitolato “Dealing with the next downturn”, che descriveva come le banche centrali avrebbero dovuto agire quando i tassi di interesse tradizionali fossero arrivati a zero. Il meccanismo consiste nel far arrivare il denaro della banca centrale direttamente nelle mani di spenditori (pubblici o privati), bypassando il canale tradizionale dei tassi di interesse (una forma estrema è il cosiddetto helicopter money o il finanziamento monetario diretto della spesa fiscale). Le implicazioni comprendono la sfumatura dei confini tra politica monetaria (gestita dalle banche centrali) e politica fiscale (gestita dai governi), con il rischio di aumentare le pressioni inflazionistiche. La logica conseguenza di questo “Going Direct Reset” è la creazione a livello globale di valute digitali delle banche centrali (Cbdc). I veri vincitori di questo processo sono proprio quegli attori che Catherine Austin Fitts definisce “i gestori”: le banche centrali e i gestori patrimoniali globali. Quando la Corte costituzionale federale, alla fine del 2023, criticò l’uso improprio dei prestiti Covid per il fondo per il clima, la ristrutturazione era già stata completata.
Raffaella Vitulano

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