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giovedì 24 aprile 2014

Un grattacielo sulla sabbia

di Raffaella Vitulano

I lavoratori italiani sono tra i più insoddisfatti d'Europa: lo rivela l'ultima indagine Eurobarometro pubblicata ieri, che esamina come la crisi abbia inciso sulla qualità del lavoro. Del campione italiano, il 73% reputa "negative” le proprie condizioni di lavoro, e l’85% ritiene che siano peggiorate con la crisi negli ultimi cinque anni. Dati molto al di sopra della media europea (43%). 
Ma gli italiani tra poco tempo potrebbero avere un motivo in più di insofferenza. L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, infatti, che dal primo luglio salirà al 26% dal 20% attuale, non risparmierà i conti deposito: conti correnti e conti postali oltre che altri strumenti finanziari. Unici salvi rimangono i titoli di Stato, con Bot e Btp che manterranno l’aliquota agevolata del 12,5%, e i fondi pensione (11%). Dei circa 3 miliardi prodotti nel 2015 dall’aumento della tassazione dal 20 al 26%, ben 755 milioni arriveranno dal prelievo sugli interessi per depositi e conti correnti. Il top del prelievo verrà raggiunto nel 2016, quando famiglie e imprese si vedranno trattenere dai conti correnti una cifra intorno ad 1,1 miliardi di euro.
Decreti cocenti. E quei depositi e conti postali diventano piuttosto buchi con le ciambelle intorno. Ma le elezioni europee si avvicinano, i controlli di Bruxelles pure, e le calcolatrici di via XX settembre lavorano senza sosta. Un fattore di confortante - diciamo così - doping legale ai nostri conti pubblici sembra in queste ore provenire da Esa 2010, acronimo di European system of national and regional accounts: il nuovo sistema di contabilità pubblica utilizzato dai Paesi membri dell’Unione europea per preparare i bilanci nazionali. Da settembre il nostro Pil potrà così contare, secondo la Commissione Ue, su una spinta supplementare stimata tra l'1 e il 2% . Come? Già negli anni ’90 il premio Nobel Modigliani sosteneva che fosse una follia non distinguere gli investimenti dalla spesa corrente. Ora sarà infatti sufficiente spostare gli investimenti in ricerca e sviluppo dalla casella delle spese a quella degli investimenti, per avere immediati benefici contabili. Nell’Esa entreranno anche le spese militari per nuove armi, le merci lavorate all’estero e le polizze assicurative. Lungi da mero artificio contabile, il nuovo modello pone fine a un’asimmetria con Washington, che da tempo ha adottato questo sistema di calcolo. I paesi più favoriti da questo punto di vista sembrano tuttavia essere quelli scandinavi, dove la spesa per ricerca e investimenti è ben superiore alla media europea. Anche in questo caso, dunque, nulla potrà impedire all’Italia di rappresentare il fanalino di coda o quasi.
A distanza di 15 anni (ad una data si riferisce quel 2010 dopo l’acronimo), l’Europa finalmente si scuote, dopo la sveglia della crisi ucraina. La storia assume un passo di carica. Il ritmo degli eventi brucia le tappe. Il mondo è davanti a un’altra svolta, e le scelte degli europei a maggio ne determineranno il corso. Il rischio è che lo facciano con l’ignara, inconsapevole, insostenibile letizia nello sguardo di chi ammira un grattacielo di vetro con le fondamenta sulla sabbia.


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