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martedì 17 febbraio 2015

European Snipers

di Raffaella Vitulano

Al cinema va fortissimo ”American Sniper”. Il coautore della biografia da cui è stato tratto il film sulla vita del tiratore scelto Chris Kyle, racconta che all’ex Navy Seal non piaceva la guerra, ”un affare terribile, spietato, che dovrebbe essere evitato con tutte le forze ogni volta che si può”. Ma come tutti i grandi guerrieri, Kyle sapeva che se si sceglie di combattere bisogna vincere a tutti costi. In campo militare come in altri. Dello stesso parere il generale dell’Aeronautica Militare Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa, attualmente vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, per il quale ”le guerre a metà, come è noto, non finiscono bene”. Bisognerebbe dunque pensarci quando si ipotizza di finanziare l’invio di militari da equipaggiare ed impiegare per anni o decenni, in periodi di spending review, chiusura di reparti e stipendi risicati. Il nostro paese si scopre debole ed esposto. E’ tuttavia l’intera e poco lungimirante Unione europea, oggi, a scoprire le minacce ad est e a sud del continente. Dal canto suo Isis si è capillarmente diffusa in una rapida quanto resistibilissima ascesa, sfruttando proprio le debolezze di quei governi che non hanno mai avuto il reale controllo sul territorio. Prese come sono dall’asfissiare i bilanci nazionali e dallo stritolare buste paga, le istituzioni comunitarie hanno perso il senso della Storia. Tracimando insuccessi politici, stravolgendo le vite dei cittadini, stanno conducendo il continente alla deriva. Commentando lo scontro frontale tra Europa e Grecia, ieri l’economista Paul Krugman sentenziava senza mezzi termini: ”Questo tipo di bullismo non funzionerà”. In alternativa, e più probabilmente, potrebbero aver deciso con decisa convinzione di spingere la Grecia oltre il burrone del default, imponendole un naufragio economico da sferzare come monito contro chiunque altro stesse pensando di chiedere e rifiutare aiuti capestro. Un default del debito greco potrebbe tuttavia avere  un effetto ancor più devastante di quello della Lehman Brothers, dato che non furono i fondamentali della banca d’affari a causarne il crollo, ma il panico che ne seguì, il timore che la sua esposizione sui derivati avrebbe potuto far collassare il sistema. Il sonnambulismo degli europei sta ignorando l’idea di un partenariato paneuropeo tedesco-franco-russo, che sia per la pace che per il commercio, sarebbe molto più popolare di quanto sostengano i media. Se ne è accorto invece il New York Times che in un editoriale sostiene che ”l’Occidente ha urgentemente bisogno di una dose di spirito kennediano” che ridia fiducia nella legittimità del sistema. Il quotidiano attribuisce  a sorpresa ad Angela Merkel maggiore ”consapevolezza” rispetto ai suoi colleghi Obama, Cameron o Hollande, rivalutandone le doti diplomatiche e trovando apprezzabili le sue ultime dichiarazioni sulla Russia e sull’Islam. La Germania possiederebbe dunque le chiavi del luogo verso il quale non solo l’Europa, ma il mondo intero, si sta dirigendo. Con buona pace di un’Italia silente.

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