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martedì 23 giugno 2015

Torna di moda il materasso: la Principessa Europa sul pisello

di Raffaella Vitulano

Torna di moda il materasso. Il direttore di uno dei più grandi fondi obbligazionari della Gran Bretagna invita gli investitori a tenere denaro contante in camera da letto. Ma riuscireste a dormire o a sollazzarvi su un malloppo di carta che pian piano vi toglierà il sonno come nella favola della Principessa sul pisello?
”Un evento sistemico” potrebbe ben presto far oscillare i mercati e spingere alla corsa agli sportelli come fu nella Northern Rock. E mentre il caravanserraglio europeo cerca vie di fuga, la 19^ edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo vede migliaia di capitani d’industria da tutto il mondo a rappresentare più di 1.000 aziende internazionali, tra cui Bp, Royal Dutch Shell e Total. Lì si parla di aperture, di Brics, dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, delle nuove vie della seta, di Unione Economica Eurasiatica. Peccato che a Bruxelles si stringa invece tutto con la cinghia sempre più ruvida della nuova governance dell'euro. In 25 pagine Draghi (Bce), Juncker (Commissione), Tusk (Consiglio) e Dijsselbloem (Eurogruppo) introducono diverse innovazioni nella catena di comando di Eurolandia agendo su 4 pilastri: Unione Economica, Unione Finanziaria, Unione Fiscale e Unione Politica. Lo stage 1 di questo primo pilastro prevede la creazione dell’Euro area System of Competitiveness Authorities: in ogni stato membro nascerà un'autorità indipendente che "dovrà controllare che i salari evolvano in linea con la produttività e valutare i progressi delle riforme ". Parti sociali e governi fuori gioco, ora le buste paga si decidono in conclave, in tutto e per tutto. Le tanto decantate ”riforme strutturali” riguarderanno anche questo. In caso contrario, il commissariamento imporrà anche dure sanzioni.
Poco importa che per indorare la pillola il testo accenni al vago impegno ad accompagnare riforme e risanamento con ”una politica sociale da Tripla A”. Marketing visto e rivisto, come quel Patto di stabilità e di crescita rimasto sulla carta. Democrazia a punti: già nel 2017 ”chi centrerà gli obiettivi potrà accedere al Meccanismo per l'assorbimento degli shock”, espressione vaga che dovrebbe prevedere un nuovo bilancio comune della zona euro pensato per aiutare i governi a reagire a ondate di disoccupazione in caso di crisi. E visto che il Fiscal Compact proprio cominciava a non piacere ai governi nazionali, i magnifici quattro presidenti sottolineano che sarà incorporato nel diritto comunitario (oggi non ne fa parte, è un semplice trattato internazionale intergovernativo firmato a Bruxelles da 25 dei 28 capi di governo degli Stati membri dell'Ue il 2 marzo 2012, con obbligo di recepimento nel diritto entro cinque anni). E meno male che la zona euro ha un bisogno “vitale” di rafforzare “i canali di partecipazione democratica”.
Altro giro, altro glossario. La via verso gli Stati Uniti d’Europa ci parlerà tra un po’ anche di redenomination risk, ossia il rischio che il detentore di un titolo di debito se lo veda rimborsare in una valuta diversa. Così i governi poco attenti impareranno. E già, e allora a cosa servivano tutte quelle sigle di protezione finanziaria che sono state create (Efsf, Esm, Omt e Ltro)? Le élites tentano il tutto e per tutto. Draghi parla ormai di ”quantum leap”, di un salto che comporterà un radicale mutamento di assetto sovranazionale; basta con le fasi intermedie. Tradotto: un governo dell’euro subito, che abbia il potere di imporre decisioni agli stati membri.
Per Atene, intanto, si prende tempo, si cerca di tenere la fiammella accesa in modo che non si formino le ceneri necessarie a un grosso urto. Il problema è ormai geopolitico, e questo significa dover frenare un’alleanza con la Russia. Mosca ed Atene hanno già siglato il famoso “accordo del gasdotto” per l’esportazione del gas naturale russo verso l’Europa attraverso la Turchia (per evitare i condotti che passano per l’Ucraina). Mosca non intende però usare i rifornimenti di gas all'Europa come arma, rischiando di compromettere le future relazioni e la possibilità di riconciliazione con le nazioni occidentali.
Sullo sfondo, l’occhio vigile ed astuto di Berlino: agli angloamericani non resterà che la Nato per esercitare il controllo dell’Europa ed impedire che una “Grande Germania”del nord Europa si saldi a sua volta economicamente alla Russia, sconvolgendo gli assetti internazionali. Gli Usa ne sarebbero piuttosto seccati: se la guerra fredda con Mosca è già in atto, crescono così le possibilità di un conflitto convenzionale, utile a Washington anche per uscire dal vicolo cieco di un’economia stagnante e tasso di risconto a zero.

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