Le brioches di Mariantonietta e gli indigesti muffin di Starmer


Starmer è spacciato. Ma le forze oscure che lo hanno portato al potere sono più forti che mai. Le classi politiche e mediatiche che un tempo veneravano lo stesso Mandelson e ora lo stanno abbandonando sono le stesse che hanno trascorso cinque anni a distruggere Corbyn. Lo scrive Jonathan Cook,scrittore britannico e giornalista freelance, in una sua lucida analisi di quanto è successo negli ultimi decenni nel Regno Unito. Circa 30 anni fa, la politica britannica è diventata, per sua natura, una scatola nera: un’arena in cui i potenti ricchi esercitavano la loro influenza politica, ermeticamente isolata dalla vista degli elettori. Solo ora, con la pubblicazione di una parte dei documenti Epstein, si sta facendo luce sui loro recessi, a indicare quanto completamente la classe dei miliardari abbia preso il controllo della vita politica in Gran Bretagna. Il processo ebbe inizio negli anni Novanta, quando l’allo ra Primo Ministro Tony Blair reinventò il Partito Laburista, un tempo socialista e democratico, chiamandolo New Labour, accettando i presupposti neoliberisti del suo predecessore conservatore, Margaret Thatcher. Blair abbandonò progressivamente il tradizionale sostegno ai sindacati e trasformò il partito laburista in un partito manageriale al servizio del capitale, promettendo di servire gli interessi delle più grandi aziende del mondo. Era quella la “terza via” di cui si innamorarono ben presto anche altri democratici. Blair e Peter Mandelson (che con il suo attuale marito, Reinaldo Avila da Silva, ha ricevuto ingenti pagamenti da Epstein) hanno contribuito a progettare condizioni preferenziali che hanno garantito che i giganti della tecnologia pagassero a malapena tasse nel Regno Unito, il tutto, ovviamente, nell’interesse di attrarre investimenti. Quel che hanno attratto, in realtà, è stato solo il caos a svantaggio della popolazione. “Il problema - scrive Cook - non era semplicemente che le priorità del New Labour assomigliavano a quelle dei Conservatori. E non è stato solo il fatto che il partito laburista si sia avvicinato ai super-ricchi a spingere i conservatori sempre più a destra nel tentativo di distinguersi, un processo che ha portato infine all’implosione del Partito Conservatore e all’emergere di un nuovo pretendente al trono della destra, il partito riformista di Nigel Farage. No, il problema più grave era che, mentre il New Labour e i Tories gareggiavano equamente per ottenere il favore dei super- ricchi e dei media di loro proprietà nella speranza di essere introdotti in carica, nessuno dei due osava invertire i guadagni economici inaspettati accumulati dai miliardari. Né entrambi i partiti avevano alcun incentivo a denunciare la crescente presa di potere e corruzione della politica britannica da parte della classe dei miliardari, perché quella presa di potere era diventata il vero scopo del gioco politico. Così nacque la scatola nera della politica britannica, finché i file Epstein, resi pubblici da un’amministrazione Trump più preoccupata di proteggere i propri segreti che quelli dei politici britannici, non ne hanno aperto il coperchio quel tanto che bastava per rivelare cosa stavasuccedendo al suo interno”. Ora il Regno Unito ne esce a pezzi. Il principeAndrea sembra aver fatto più o meno la stessa cosa nella sua veste di inviato commerciale della Gran Bretagna. Gli ultimi quattro primi ministri della Gran Bretagna: tre conservatori (Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak),seguiti dal laburista Starmer, sono la prova lampante di come la classe dei miliardari sia riuscita a svuotare le strutture politiche britanniche al punto che non riescono più a produrre leader seri. “Johnson non era solo un bugiardo seriale, ma riuscì persino nell’impre sa sbalorditiva di trasformare una vita da pagliaccio in una qualifica di leadership. Era il politico panem et circenses per eccellenza. Truss arrivò in carica così inebriata dalle fantasie alimentate dai miliardari sui mercati non regolamentati che prontamente fece crollare proprio il sistema che credeva di aver liberato. Con Sunak, i miliardari avevano al comando uno dei loro, un quasi miliardario con un patrimonio paragonabile a quello di Re Carlo. Come cancelliere, Sunak era così fuori dal mondo reale che non sapeva come usare una carta di credito contactless. E ora, in Starmer, i miliardari hanno trovato il loro uomo sintetico, cresciuto in laboratorio, uno così ignaro di politica e potere che i suoi più stretti consiglieri, nascosti alla vista, hanno detto ai giornalisti che era un contenitore vuoto attraverso cui gestivano il governo”. Potrebbe lanciare brioches (pardon, muffins) al popolo. Il partito laburista di Mandelson rifiutava politiche sostanziali che richiedessero il confronto con i ricchi. Non si considerava più un rappresentante degli interessi dei lavoratori in opposizione allo sfruttamento da parte di un’élite aziendale. Il suo unico obiettivo era rassicurare i miliardari che proteggere i loro profitti era fondamentale. Tutto il resto era secondario. In definitiva, il New Labour doveva essere meno un movimento di rinnovamento e più un riorientamento verso le reti d’élite del capitale globale. La lente più adatta per valutare l’attuale crisi del partito laburista, e lo scandalo Mandelson, è quella del predecessore di Starmer alla guida del partito, Jeremy Corbyn. “La classe politica e mediatica che un tempo venerava Mandelson - e ora si affretta a rinnegarlo - è la stessa classe che ha trascorso cinque anni a distruggere Corbyn. Di fatto - prosegue Cook Mandelson e Corbyn sono stati i due assi attorno ai quali si sono fuse le diverse visioni del futuro della Gran Bretagna nel partito laburista. Sotto la guida di Blair, Mandelson si impegnò a rimodellare i parlamentari e la burocrazia del partito laburista a sua immagine: come partito manageriale per la classe emergente dei signori della tecnologia”. Dietro tutto questo si cela la potenza degli Stati Uniti, il nucleo imperiale la cui politica è ancora più profondamente catturata dalla classe dei miliardari. “C’è un motivo per cui ora è aperta la caccia a Mandelson. Perché i miliardari - e i loro media - preferirebbero che il vostro odio fosse rivolto alla loro arcicreatura piuttosto che a loro direttamente. La teoria della mela marcia - o due, se si conta Mountbatten-Windsor - distoglie utilmente la nostra attenzione da chi e cosa veniva servito”. E’ lo stesso principio che guida il rilascio di tutti gli altri Epstein files: convogliare l’attenzione del popolo sulle mele marce, sacrificandole con disprezzo e gettandole in pasto alla morbosità a caccia di scoop, mentre chi comanda veramente resta saldo al potere. Stiamo parlando dell’interfaccia in gran parte invisibile tra il mondo della politica e delle multinazionali più potenti della storia umana che ha plasmato ciò che è considerato legale. L’oscurità di questo sistema è paradossalmente proprio il suo zenith. “Gli scandali - conclude Cook - che hanno coinvolto Mandelson, McSweeney e Starmer sono stati fin troppo evidenti per i giornalisti di Westminster per anni. Questi giornalisti hanno scelto di colludere rimanendo in silenzio, proteggendo la scatola nera, in parte per paura di tradire direttamente queste potenti figure politiche e in parte per paura di tradire i potenti proprietari delle piattaforme mediatiche che li impiegano. Mandelson e McSweeney sono già fuori, e Starmer non è certo lontano da loro. Ora sono merce danneggiata e irreparabile. Ma il sistema che li ha creati è ancora forte come sempre. E presto troverà una nuova serie di avatar per eseguire i suoi ordini”.

Il mondo si trova in una fase avanzata di decadenza istituzionale. Mentre esiste lo Stato pubblico con elezioni e leggi, è lo Stato privato - la classe di Epstein - a gestire lo spettacolo. La classe Epstein in Occidente è la nobiltà francese di altri tempi, élite esente dalle regole e dalla responsabilità che si applicano ai cittadini comuni. Il parallelo più sorprendente è quello con l’Ancien Régime (Francia pre-rivoluzionaria) della Francia di fine XVIII secolo, oligarchia parassitaria che gode di immunità legale, mentre il resto della popolazione affronta difficoltà nella vita quotidiana. Jack Ma (il miliardario fondatore di Alibaba e Ant Financial (Alipay) e Zhang Youxia (ex vicepresidente della Commissione militare centrale) in Cina equivalgono in ricchezza e potere alla classe Epstein in Occidente. Proprio come il Primo e il Secondo Stato (clero e nobiltà) erano esenti da tasse e avevano uno status giuridico separato, la classe di Epstein è la prova di un sistema giudiziario a due livelli in Occidente, in cui la ricchezza funge da isolamento legale per i ricchi e i potenti. In definitiva, la classe Epstein è una cultura condivisa di immunità. Che si tratti dei nuovi ricchi americani o della vecchia guardia europea, condividono la stessa realtà fondamentale: le regole non valgono per chi ha denaro e potere. Quando la classe di Epstein diventa il volto dell’élite dominante, il contratto sociale è sostanzialmente morto. La storia dimostra che quando una popolazione si rende conto che la legge è solo un suggerimento per i potenti, smette di cercare le schede elettorali e inizia a cercare i forconi. Ma esiste una possibilità di rivoluzione in Occidente per cambiare il sistema? Probabilmente il risultato finale sarà lo scambio dei vecchi oligarchi con i nuovi. I nomi sui registri di volo cambiano, ma l’esistenza del jet privato rimane. Questa è la legge ferrea dell’oligarchia: tutte le organizzazioni complesse, indipendentemente da quanto democratiche siano all’inizio, alla fine si trasformano in nobiltà. Quelle del 2026 dispongono di strumenti che i re dell’Ancien Régime potevano solo sognare. Controllo algoritmico: possono programmare i pensieri del gregge tramite i feed dei social media, col divide et impera. Sorveglianza totale: è quasi impossibile per un rivoluzionario emergere senza che l’élite attuale lo veda arrivare da chilometri di distanza. Il risultato sarà che il popolo degli Stati Uniti e dell’Occidente finirà in uno stato di cinica stabilità.

Raffaella Vitulano

Commenti

Post più popolari