Berlino, da City of Angels a City of blood


Ricordo bene il titolo “City of Angels - La città degli angeli (City of Angels)” per il film del 1998 diretto da Brad Silberling, ispirato a Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders. Berlino viveva i favolosi anni ottanta. Due angeli chiamati Damiel e Cassiel vagavano nella città invisibili: osservavano gli abitanti e ascoltavano i loro pensieri. Un’idea delicata, sovrannaturale e piena di speranza per il futuro. Wenders rifletteva anche su come in questa città convivessero, si sovrapponessero i mondi del presente e del passato, immagini doppie nel tempo e nello spazio, a cui venivano ad affiancarsi ricordi d’infanzia, di angeli in veste di osservatori onnipresenti e invisibili. Marion, la trapezista, eterea, confermava l’idea che il regista avesse preso seriamente in considerazione l’idea di un film che avesse angeli custodi come protagonisti. Erano altri tempi, coraggiosi. Wenders voleva raccontare la storia di questa città. Era ancora una città divisa. Ci vivevano due popoli diversi, sebbene parlassero la stessa lingua. Il cielo era l’unica cosa che a quei tempi unisse la città. Il film era dedicato a tre angeli del cinema: i registi Yasujiro Ozu, François Truffaut, Andrej Tarkovskij. L’assenza di copione consentì infine al regista una grande libertà espressiva. Il film non fa quasi mai uso di effetti speciali. Wenders utilizzò molto raramente la sovrimpressione, preferendo far recitare gli attori normalmente, senza utilizzare artifici tecnici per simulare l’invisibilità degli angeli. L’effetto finale non ha nulla di inquietante, semmai di riflessiva pacatezza. Quarant’anni dopo, i temi sono decisamente cambiati e la Germania ha abbandonato gli angeli per imbracciare le armi e sprofondare nel sangue. A far piacere questa nuova versione della città al pubblico è la solita Disney, che un tempo sfornava favole con tratti horror e che oggi ha gettato la maschera ed anticipa direttamente finestre di Overton sul futuro distopico e molto prossimo. Una nuova serie tedesca di genere è infatti diventata silenziosamente una delle più grandi scommesse internazionali di Disney+ di quest’anno.

“City of Blood”, con i suoi otto episodi completi, fonde la politica distopica con l’horror vampiresco vecchio stile. Dimenticate i cari angioletti Damien e Cassiel, e pure la dolce Raphaela di “Così lontani, così vicini”, sequel de “Ilcielo sopra Berlino” arricchito dalla consapevolezza che gli uomini si limitano a prendere la Luce e conservarla per sé, chiudendosi in tanti piccoli mondi-prigione in cui c’è poco spazio per solidarietà e redistribuzione della luce verso il prossimo. Il messaggio d’amore domina ancora nel 1993,anno del sequel. “Tempo fa dev’esserci stata l’età d’oro dell’armonia tra il paradiso e la terra: l’alto era in alto, ilbasso era in basso, l’interno era dentro e l’esterno era fuori. Ma adesso abbiamo i soldi: adesso ogni cosa è sbilanciata… Dicono: il tempo è denaro. Ma si sbagliano di grosso: il tempo è l’as senza del denaro”. Erano altri tempi, quando la riflessione dominava gli anni ’90. “Città di Sangue” ci trasporta in una Berlino dominata dai vampiri dopo che l’Europa è collassata e la Germania si è frammentata in piccoli stati. Le strade sono soffocate da un caldo insopportabile e povertà e criminalità dominano la vita quotidiana. Sulla scia di “Babylon Berlin”, “City of Blood” prosegue radicalmente la storia della caduta della Germania, il crollo industriale e la distruzione del paese. A scorrere per le strade di Berlino non è più l’amore ma il sangue. Nella serie horror tedesca, il sole picchia implacabile su una Berlino collassata in una corrotta città-stato. Chi ha influenza e capitale cerca rifugio in lussuose dimore sotto un’enorme cupola climatizzata.Chi non possiede tali privilegi sprofonda nel crimine, nel caos e nella povertà, tra le strade roventi e polverose. Ma il vero orrore si cela più in profondità: i vampiri hanno preso il controllo della criminalità organizzata e si contendono il potere politico. Il sangue è diventato addirittura la valuta, la moneta corrente della città. Il fatto che questa distopia non si presenti come uno spettacolo avventuroso, ma piuttosto come uno sguardo distorto sui telegiornali, conferisce alla serie un’inquietante premonizione. Un futuro piuttosto desolante che deve abituare il cittadino alla vita quotidiana dopo un’ipotetica guerra con la Russia (ammesso che, come scrive Lucio Caracciolo di Limes, dopo 24 ore di guerra con Mosca siamo ancora vivi nel caso non usasse il nucleare)? I vampiri hanno costruito quella che è conosciuta come la Cupola (del resto, a capo della criminalità organizzata ce n’è sempre una), che protegge gli umani dal caldo estremo e, allo stesso tempo, filtra la luce solare, permettendo così ai vampiri di vivere di giorno per la prima volta. Si instaura una dipendenza reciproca: i vampiri possiedono ricchezza, conoscenza e tecnologie salvavita accumulate nel corso dei secoli. Gli umani, d’altro canto, hanno qualcosa senza cui i vampiri non possono sopravvivere: il loro sangue. Il sangue diventa la valuta più ambita a Berlino. Altro che euro digitale, che pure tra qualche anno condizionerà la nostra vita quotidiana. I berlinesi devono chiedersi: cosa saresti disposto a sacrificare per una vita migliore? Eccoci al punto, perché anche nella finzione distopica quel che conta è sempre il denaro. City of Blood su Disney+ trasforma Berlino in un mercato dove il sangue è la moneta di scambio. E così, quando si dice ’dare il sangue’ pur di ottenere qualcosa,diventa realtà. La valuta, soprattutto. Le persone devono cedere qualcosa di prezioso. Un patto faustiano, confermato dalla produttrice Amelie von Kienlin: le persone vogliono migliorare la propria vita e, così facendo,non si rendono conto di vendere volontariamente la propria libertà. Siamo proprio alla frutta. Damiel, Cassiel, tornate in scena, vi prego. I succhia sangue di “City of Blood” possono essere visti anche come moderni oligarchi della tecnologia, suggerisce Melika Foroutan, che nella serie interpreta l’ambiziosa Farah Lawal. Cita Elon Musk come esempio: il super ricco che, grazie al denaro, al potere e alle conoscenze tecnologiche,

ha accesso a opportunità che rimangono fuori dalla portata delle persone comuni. Il parallelismo con la serie è evidente: anche qui, una piccola élite possiede immense ricchezze e tecnologie che potrebbero cambiare la vita di tutti gli altri. La domanda è sempre quella: a quale prezzo? In tale contesto, il vampirismo smette di essere una maledizione e diventa un modello di business. Trasformare il sangue in moneta rende allora il vampiro, in questa versione, meno una creatura e più una classesociale: il valore fluisce verso il corpo e non più verso l’anima come ai tempi di Wim Wenders. È la materia prima e chi al vertice ha stabilito le regole in modo che la propria fame si traduca in potere. Berlino diventa così allegoria di una metropoli in cui il potere ha fame e il sangue è la criptovaluta della cittadinanza. Se il sangue è moneta di scambio, il legame di parentela è l’unica cosa che il mercato non ha ancora imparato a quantificare. City of Blood sembra interessata soprattutto a capire se questo legame rimarrà tale anche quando due sorelle saranno trascinate al centro di una guerra che nessuna delle due ha scelto. Il mondo ha bisogno di governi razionali, che considerino la diplomazia uno sforzo necessario. Sarebbe difficile parlarne, in un futuro distopico, con i vari Dracula, Lord Ruthven, Lestat de Lioncourt e Louis de Pointe du Lac, il Conte Orlok, Edward Cullen, Blade e Alucard o Vlad l’impalatore. Lo studioso svizzero Peter Hanseler su Forum Geopolitica spiega come gli attuali punti di svolta globali conducano il mondo in uno stato di entropia “Stiamo vivendo non uno, ma molti punti di svolta nella storia del mondo, tutti contemporaneamente. Il mondo è in uno stato di entropia. Non è più possibile fare previsioni”. La portata di una nuova crisi eclisserà qualsiasi cosa l’umanità abbia mai visto. In confronto a oggi, quella del 2008 sarà stata una passeggiata in un parco soleggiato con un delizioso picnic. 


Raffaella Vitulano



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