Come le guerre conducono a denaro programmabile e condizionalità


Hormuz chiuso, poi aperto, poi richiuso. La guerra logora chi non la fa; logora chi la subisce. II premio Pulitzer Seymour Hersh ricorda nel suo blog Daniel Ellsberg, scomparso tre anni fa, proprio il mese di luglio. E lo fa ripensando a “una fantastica chiacchierata mattutina Dan non guardava mai l’orologio - che avemmo forse una decina di anni fa su una delle sue ossessioni: l’emanazione con successo di un ordine per un attacco nucleare, che dovrebbe essere impartito solo dal presidente degli Stati Uniti, proveniente invece da ufficiali sul campo di battaglia molto più in basso nella catena di comando”.

Dan gli raccontò come nel 1959, quando era una brillante figura intellettuale conservatrice proveniente da Harvard, dal Corpo dei Marines e dalla Rand Corporation, impegnato in uno studio ufficiale sul comando e controllo dell’autorizzazione agli attacchi nucleari, giunse alla consapevolezza che “il controllo presidenziale era una farsa terrificante”. Lui, come tanti altri, hanno cominciato a cercare la verità altrove. Hanno cominciato ad informarsi, a leggere documenti. Quello che si sta sviluppando ora in Iran, ad esempio, è un kabuki di proporzioni epiche: una vera e propria rappresentazione teatrale attorno a una struttura che potrebbe emergere come quella che definirà l’Asia occidentale dal punto di vista geopolitico e in termini di controllo territoriale per il prossimo futuro. Difficile comprendere le catene di comando. Eppure, qualche ricerca a ritroso ne rinviene alcune tracce. Il saggio di “Esc” (gestore del blog Escape Key su Substack; autore indipendente e anonimo di giornalismo d’inchiesta che si occupa prevalentemente di geopolitica, tecnocrazia, sorveglianza digitale e sistemi finanziari globali) ripercorre ad esempio le tracce che partono dalle email di Epstein e arrivano fino alle norme e ai sistemi finanziari attualmente gestiti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, alle normative bancarie globali e ai progetti di valuta digitale in tutto il mondo. Esc cita i nomi di persone e di organizzazioni, documenti, tutti tratti dai fascicoli resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia. “Nessuno tra coloro che hanno indagato sul caso Epstein - scrive nel blog - ha collegato i sette temi di ricerca a ciò che è stato effettivamente costruito. Quattro mesi dopo essere uscito di prigione nel 2009, Jeffrey Epstein inviò un’e-mail in cui delineava un piano per finanziare sette progetti di ricerca. In apparenza, sembravano i vari interessi di un uomo ricco: genetica, intelligenza artificiale, felicità, sistema finanziario, neuroscienze, matematica e potere politico. All’epoca, nessuno capì come fossero collegati tra loro. Se li si considera tutti e sette insieme e li si confronta con ciò che è stato poi effettivamente realizzato nei dieci anni successivi, si scopre che sono parti di un unico grande sistema: un nuovo modo di gestire la finanza globale in cui il denaro diventa programmabile, ogni transazione viene verificata rispetto a obiettivi sociali e ambientali e tutto ciò che non soddisfa tali obiettivi non può essere finanziato”. Certo, è solo una interpretazione dei fatti, ma la riflessione che offre è acuta. A prescindere da quale partito finirà al governo nel prossimo Congresso, la commissione di vigilanza della Camera su Jeffrey Epstein rimarrà sotto pressione affinché continui a indagare sui reati sessuali e sulla rete di personaggi influenti che potrebbero essere stati complici dei suoi crimini. Ma il torbido non è solo lì. “La perversione sessuale -prosegue Esc - serve a distrarre dalla perversione geopolitica. Se ignoriamo la perversionesessuale, ciò che rimane è un quadro orribile: l’Occidente collettivo è controllato da un gruppo di psicopatici che dispongono di mezzi che restano nascosti al pubblico”. Analizzando le mail di Epstein, Esc rintraccia nuovi dettagli quasi quotidiani sul rapporto tra Ariane de Rothschild (a capo del gruppo bancario ginevrino) ed Epstein. I due “si scambiavano migliaia di email, mantenevano un rapporto stretto e amichevole e nel 2014 guardavano con ottimismo alle grandi opportunità commerciali che l’Ucrai na avrebbe offerto”. Gli scritti dell’autore analizzano i milioni di file diffusi dai tribunali e dal governo Usa (i cosiddetti Epstein Files) e ricostruiscono

la struttura del potere. Trattano il caso Epstein come un tassello del “The Governance Stack” (l’infrastruttura di controllo globale). La tesi principale è che la selettività e la modalità caotica con cui vengono rilasciati questi documenti (definite da altri esperti come information flooding) servano in realtà a coprire verità sistemiche ancora più profonde relative a reti di intelligence, riciclaggio finanziario e accordi geopolitici transnazionali su temi legati alle valute digitali delle banche centrali (Cbdc), l’identità digitale e i meccanismi finanziari nati dagli accordi storici (come Bretton Woods) ed evoluti fino a oggi. Pensiamo all’Iran, che a parte la fine del blocco statunitense e l’allenta mento delle sanzioni petrolifere in modo da poter vendere il proprio petrolio senza problemi, sembra non aver fatto alcun passo avanti per convincere gli Usa allo sblocco e alla restituzione dei fondi congelati. Gli Stati Uniti stanno facendo riferimento alle clausole di un accordo di Biden che limitano l’uso dei beni a scopi “umanitari”, il che si traduce in una limitazione del loro utilizzo da parte degli Usa. Ecco, il punto è proprio questo: la condizionalità sta diventando una costante dei nostri giorni. Gli Stati Uniti hanno minacciato le infrastrutture energetiche, che permettono a un Paese di gestire il proprio sistema finanziario, la propria base industriale e la propria governance indipendentemente da condizioni esterne. Un Paese la cui rete energetica è stata distrutta è un Paese che deve accettare qualsiasi condizione venga offerta per la ricostruzione, perché l’alternativa è il buio. Attualmente, esisterebbero solo tre paesi le cui banche centrali non sono sotto il controllo dei Rothschild: Corea del Nord, Cuba e Iran. Nel 2000, questo gruppo comprendeva anche Afghanistan, Iraq, Sudan, Libia e Siria “L’Iran è l’ultimo grande sistema energetico e finanziario sovrano del Medio Oriente che opera al di fuori di tale architettura. Il modello è coerente e costante: i nodi non ancora liberati o si conformano volontariamente oppure vengono liberati tramite distruzione e ricostruzione condizionata. Witkoff e Kushner hanno negoziato i termini dell’accordo di pace per l’Ucrai na; hanno negoziato la Fase 2 per Gaza con Turchia, Egitto e Qatar. Ora stanno negoziando i termini dell’accordo di pace per l’Iran direttamente con Teheran. La stessa interfaccia a due persone, operante al di fuori dei canali diplomatici tradizionali, produce condizioni graduali in tempi ristretti. Affinity Partners di Kushner partecipa al finanziamento della ricostruzione nella regione, il che significa che la cellula operativa negozia le condizioni, dopodiché il capitale affiliato finanzia la ricostruzione condizionata. I negoziatori hanno un interesse finanziario diretto nei termini che stabiliscono. Al di sopra di tutti e tre i teatri, il Consiglio di Pace - il cui statuto non menziona alcun territorio specifico - si pone come meccanismo di valutazione permanente per la regione, con seggi da un miliardo di dollari e un mandato che si estende a qualsiasi controversia che la cellula operativa gli sottoponga. In caso di firma dell’accordo, la ricostruzione delle infrastrutture energetiche iraniane sarà subordinata al rispetto di qualsiasi quadro di riferimento emergerà. Il Paese non ricostruirà alle proprie condizioni, ma a quelle stabilite dal meccanismo di mediazione”. In tutti e tre i teatri sono presenti gli stessi due uomini. In tutti e tre, il loro capitale affiliato è posizionato per la ricostruzione condizionata. In tutti e tre, la soluzione disponibile che avrebbe preservato l’infrastruttura sovrana del territorio è stata aggirata a favore di condizioni che richiedono l’adozione di un’infrastrut tura programmabile, condizionata e gestita digitalmente, che non esisteva prima della crisi. L’archi tettura non si limita alla finanza. Viene applicata a ogni flusso che sostiene la regione: energia, denaro, merci, dati, credenziali, permessi, ognuno dei quali è governato dalla stessa struttura a tre livelli: un livello cognitivo che definisce le condizioni, un livello valutativo che valuta la conformità e un livello comportamentale che esegue e sanziona. Il denaro non impone le regole. Il denaro è la regola.

Lo schema si ripete in tutti e tre i teatri operativi gestiti dalla stessa cellula operativa: Gaza, Ucraina, Iran. La guerra è il meccanismo che crea le condizioni per l’installazione dell’architettura, e qualsiasi soluzione diplomatica che ponga fine alla guerra senza installare tale architettura viene aggirata o silurata. Ecco le sequenze. Ucraina: distruzione delle infrastrutture sovrane; prestiti condizionati; allineamento delle riforme agli standard verdi e digitali Ue; integrazione attraverso l’adesione all’Ue.

Gaza: distruzione di tutte le infrastrutture; amministrazione fiduciaria; token digitali; città intelligenti basate sull’intelligenza artificiale e programmabili; integrazione attraverso gli Accordi di Abramo. Iran: distruzione delle capacità militari e delle infrastrutture energetiche; accordo negoziato tramite la cellula operativa; ricostruzione subordinata al rispetto degli accordi nucleari, alla governance del corridoio energetico e all’integrazione regionale. In ogni caso, la guerra elimina l’infrastruttura sovrana che consentiva il funzionamento indipendente. La ricostruzione è finanziata attraverso canali condizionali ai quattro standard del livello cognitivo: finanziario, digitale, ambientale o di sicurezza.

Gli strati politici - spiega Esc su Substack - arrivano solo in ultima istanza, apponendo un nome e una mappa su un’architettura che gli organismi di normazione hanno costruito e che prevede allineamento Esg, finanziamenti condizionali, integrazione dell’identi tà digitale, instradamento attraverso un livello di regolamento controllato dalle banche centrali: decisioni prese in comitati tecnici a cui il pubblico non può accedere. I decisori politici vengono formati attraverso scuole di politiche pubbliche, programmi di sostenibilità e accademie di banche centrali che insegnano una grammatica predefinita come se fosse una competenza neutrale. Le istituzioni democratiche non vengono abolite, ma le loro funzioni vengono riorientate. Tale architettura si appropria dello spazio che un tempo era occupato dalla religione: lo spazio dei valori supremi e delle verità non negoziabili. L’atei smo è solo la fase che ha spianato la strada. Il punto d’arrivo non è il secolarismo, ma una nuova trascendenza: i limiti planetari come misteri, i modelli climatici come rivelazioni, il rischio sistemico come giudizio divino per cattiva condotta tramite crediti sociali.

Raffaella Vitulano

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