Praxis: cittadini azionisti, cibo 3D Nessuna scuola né tasse, poliziotti robot
Le Monde raccontava la città del futuro già nel dicembre 2023, ed evidentemente non era affatto un segreto. Ne aveva scritto ancora prima Curbed nel giugno 2022, con un bellissimo reportage dal “loft di Soho, dove ragazzi della tecnologia progettano una città autonoma”. Il sontuoso loft si trovava all’ultimo piano di un edificio in ghisa a Soho, con grandi finestre chiuse che si affacciano su Lafayette Street. “È in parte ufficio e in parte sala riunioni, con camere da letto ai piani superiore e inferiore, dove vivono e lavorano i membri dello staff di Praxis. L’architettura del loft è resa ancora più suggestiva dalla luce delle candele. In sottofondo risuona un’aria settecentesca. Gli ospiti si aggirano tra un piatto di crudités dalla qualità sorprendentemente simile a quella di un supermercato e chiacchierano prima dell’inizio del salotto. Nessuno nella stanza sembra avere più di 30 anni”. Dryden Brown, cofondatore di Praxis, era allora un ragazzo di soli venticinque anni che indossava una felpa nera con il cappuccio tirato sulla testa. La cybercittà del futuro sta tutta sotto al cappuccio nero di quell’ambizioso ventinovenne che progettava di costruire quell’utopia tecnologica senza stato. Nel podcast Pod of Jake, Brown racconta il momento in cui lui e Callinan hanno discusso per la prima volta di ripensare la struttura tradizionale delle città mentre facevano surf a Porto Rico: “Abbiamo iniziato a parlare di queste follie urbane mentre aspettavamo le onde”, ha detto. Questa conversazione è stata l’inizio di Bluebook Cities, azienda che hanno co-fondato nel 2019 con l’obiettivo di sviluppare “città affini” basate su un sistema di valori condiviso. Il primo progetto di Bluebook Cities è Praxis, che si definisce come “un movimento dal basso di pionieri moderni che costruiscono una nuova città”. In parole povere, l’obiettivo era creare una comunità di membri che vivranno in uno stato autonomo basato su un’economia decentralizzata di criptovalute, “da qualche parte nel Mediterraneo”.
Da alcune fonti rusulta che avrebbero provato a cercare un posto anche in Italia. Cercavano un paese a pil basso e che “quin di possa trarre vantaggio dall’af fittare il proprio territorio a una società composta dalle persone più ricche e potenti del mondo, ma al contempo sufficientemente stabile da evitare il rischio di un cambio di regime”. Nel dicembre 2020, Dryden pubblicò un breve saggio in cui analizzava le follie della vita urbana contemporanea, sostenendo che le città non sono altro che mercati del lavoro privi di valori condivisi. Poco dopo, annunciò l'intenzione di Praxis di costruire una nuova città, la cui pianificazione sarebbe avvenuta interamente nel cloud. I valori condivisi riguardavano soprattutto esenzioni dalle tasse e libertà sregolata all’inter no di “trasporti moderni. Costruzioni modulari. Governance innovativa. Valuta decentralizzata. Cibo sano di default, esercizio fisico di default nella natura di default, interazione umana di default e proprietà di default. Stiamo costruendo la città che la Silicon Valley si merita. Prima la cultura, poi le città, poi la società”.
Benvenuti a Praxis: l’Eden high- tech e iper-testosteronico che salverà il mondo. Ma in Europa se ne è parlato poco, limitandosi a considerare più Palantir tra le officine creative di quel demonietto di Peter Thiel: “Che si tratti dei campi della California o delle coste dell'Honduras, alcuni miliardari libertari nutrono l’am bizione di creare città-stato governate esclusivamente dai principi del libero mercato. Tali progetti attraggono alcune frange del mondo delle criptovalute che hanno aspirazioni comunitarie. L’obiettivo è creare una Sparta contemporanea sulle rive del Mediterraneo, che riunisca l’élite tecnologica mondiale dei migliori talenti. Una città-stato autonoma e indipendente, potente come la Firenze rinascimentale e ricca come Bisanzio. Un’enclave esente da tasse, governata dai principi del libero mercato e amministrata da un re-Ceo a capo di un gruppo di cittadini- azionisti, grazie alla blockchain e all’intelligenza artificiale. Questo è il progetto utopico della startup tecnologica Praxis, fondata a New York nel 2020 dagli imprenditori americani Dryden Brown e Charlie Callinan”.
Questa organizzazione, che affermava di avere il sostegno del controverso esperto di intelligenza artificiale Sam Altman, ha già raccolto milioni di dollari. Tra i suoi finanziatori figurano appunto il miliardario Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e Palantir; i fratelli Winklevoss, che conoscevano Mark Zuckerberg ad Harvard e hanno fatto fortuna con Bitcoin; e Samuel Bankman- Fried, l’ex Ceo condannato dell’exchange di criptovalute FTX, attraverso il suo fondo di investimento Alameda Research. A completare la lista c'è Balaji Srinivasan, figura di spicco della criptoeconomia, ex Cto dell’ex change digitale Coinbase e autore del libro “The Network State” , in cui espone il concetto di abolizione dello Stato-nazione e dei suoi confini per creare un futuro costituito da “un arcipelago di enclavi autonome iperconnesse e interconnesse (...) dotate di un leader e di una criptovaluta integrata”. Ispirandosi agli scritti di Ayn Rand, Srinivasan ha basato il suo modello di cittadinanza ideale sulla libertà di scelta individuale: chiunque è libero di abbandonare il sistema per cercare qualcosa di meglio. La tassazione in queste enclavi deve rimanere minima per incoraggiare l’adesione e stimolare la libera impresa. L’amministrazio ne e la governance devono essere delegate a un’infrastruttura algoritmica. Non sia mai dovessero rispondere a qualcuno del loro operato. I miliardari vogliono essere liberi come fringuelli. “Se l’intelligenza artificiale e la robotica si diffonderanno, non avremo più bisogno di enormi forze lavoro”, ha dichiarato Sam Hammond, capo economista della Foundation for American Innovation, al Washington Post, ipotizzando una possibile soluzione per Praxis. “Potrem mo avere una città modernizzata con auto a guida autonoma e poliziotti robot. Sarebbe la versione high-tech di un nuovo mondo in cui si potrebbe ricominciare da zero”. Le scuole diventerebbero superflue. L’istruzione, nella visione di Praxis di Hammond, sarebbe affidata all’intelligenza artificiale e anche la preparazione del cibo sarebbe gestita dai robot. “Si potrebbe avere una stampante 3D che stampa il cibo”, ha affermato Hammond. “Si avrebbe la possibilità di adottare e integrare nuove tecnologie prima di chiunque altro al mondo”. Secondo Brown, i lavoratori salariati di Praxis non saranno necessariamente umani: “Forse in futuro le persone non lavoreranno più e l’intelligenza artificiale farà tutto il lavoro al posto loro. Vogliamo che la città sia progettata per un futuro post-lavoro; vogliamo che la città sia in grado di assorbire un nuovo tipo di dinamica sociale. Ad esempio, troveremo gli artisti più talentuosi del mondo, daremo loro delle sovvenzioni e li porteremo a Praxis”. Alla domanda su che tipo di lavoro quotidiano svolgeranno le persone che vivranno nelle case più sviluppate di Praxis, Brown ha risposto: “Intelligenza artificiale, produzione, energia, biotecnologie, costruzione di infrastrutture per le criptovalute”. Insidehook racconta come, con un finanziamento di 525 milioni di dollari, Praxis miri a “rivitalizzare la civiltà occidentale” attraverso una città tecnolibertaria su una collina. Brown ha dichiarato a TechCrunch di essere andato in Groenlandia per cercare di acquistarla, prima che il governo statunitense manifestasse il proprio interesse per il territorio danese. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma Brown è serissimo. Fa parte di un gruppo di uomini iconoclasti e iperconnessi che mirano a fondare la città del futuro, con finanziamenti provenienti da organizzazioni di criptovalute, capitale di rischio e miliardari libertari. Peter Thiel sostiene Pronomos Capital, iniziativa che è diventata un punto di riferimento per il finanziamento di città sperimentali, tra cui Praxis. Fondata da Patri Friedman, nipote dell'economista libertario Milton Friedman, con un finanziamento iniziale da parte di Thiel, Pronomos Capital vanta un portafoglio di progetti urbani in diversi paesi, da Palau alla Nigeria. Il più noto è Próspera , situata sull'isola di Roatán, in Honduras. Sviluppata come Zona per l'Occupazione e lo Sviluppo Economico (Zede), con una struttura amministrativa altamente autonoma e un proprio codice civile, Próspera è di gran lunga leader nella categoria delle “città del futuro” per il semplice fatto di esistere realmente. L'impulso è sempre stato lo stesso: inventare paradisi utopici che promettono libertà e sviluppo, ma che in realtà funzionano come paradisi fiscali e laboratori tecnologici dove l’unica cosa intoccabile è il privilegio degli abitanti (e dei governanti) .
Vent’anni fa, il miliardario del settore tecnologico Peter Thiel e l’investitore della Silicon Valley, Auren Hoffman, fondarono Dialog, una rete esclusiva, accessibile solo su invito, composta da personalità di spicco del mondo degli affari, dell'università e della politica. Dialog era talmente riservata da non aver mai avuto un sito web pubblico e da non rivelare mai l’identità dei suoi partecipanti all’esterno. Eppure da poco sono stati resi pubblici online dati relativi a Dialog, che hanno aperto uno squarcio su questa organizzazione influente. I dati, forniti a Straight Arrow da un ricercatore di sicurezza, rivelano i nomi di membri attuali ed ex membri, i loro indirizzi email personali e numeri di telefono, nonché dettagli precedentemente riservati sulle discussioni informali dell’organizzazione, tra cui un evento programmato per agosto a Dublino, in Irlanda. Peter Thiel ama operare in segreto. Niente occhi indiscreti. Accordi di riservatezza firmati. Giuramento di segretezza. Niente rivelazioni. Quindi, perché casualmente (o no) scopriamo che il senatore Ted Cruz (repubblicano del Texas) incontra il più alto tecnocrate dell’universo? Non è chiaro se Dialog svolga attività politica, sebbene abbia acquistato l’anno scorso un terreno nei pressi di Washington per la costruzione di una sede permanente . Anche alcune isole italiane sono appetibili per i miliardari, oltre all’isola di Sazan, oggetto di feroci manifestazioni in Albania. Cinque isole italiane che per ragioni ambientali, militari o storiche, rimangono pressoché inaccessibili al turismo, ma che rischiano di essere acquistate da privati e trasformate in resort. Una soluzione ci sarebbe, scrive “Barche a Motore”: renderle fruibili ai diportisti nel rispetto dell’am biente, prendendo esempi da casi virtuosi come i parchi marini croati, francesi, o alle Baleari (Cabrera). Già ad aprile, prima che diventasse un caso internazionale, la testata aveva raccontato dell’isola dei “Trump” e del progetto di Sazan, acquistata dal marito della figlia dell’attuale Presidente degli Stati Uniti per trasformarla in un resort per ricchi. Stiamo parlando dell’Isola di Montecristo, sapientemente nascosta all’interno dell’Arcipelago Toscano; Gorgona, la più piccola dell’Arcipe lago Toscano; Pianosa, 8 miglia a Sud dall’estremità occidentale dell’Elba; Asinara, scheggia di granito al largo della Sardegna settentrionale; Gaiola, a poche miglia dal centro di Napoli, di fronte alle coste di Posillipo e al Parco del Virgiliano.
Raffaella Vitulano

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