Frau Ursula non perde il vizio e non risponde sulla chat segreta
E no, la signora Ursula proprio non riesce a cambiare. Spadroneggia sull’aria condizionata al Berlaymont (lasciando al caldo i piani bassi) e continua ad usare la funzione di messaggi a scomparsa sul suo telefono, una funzionalità che sta cancellando alcune delle comunicazioni politicamente più sensibili dell’Ue, “semplicemente per motivi di spazio”, ha dichiarato candido il portavoce della Commissione Olof Gill, prima di aggiungere che “altrimenti, il telefono prenderebbe fuoco”. Antò, fa caldo: lasciamo ad Ursula l’aria condizionata e lasciamola libera nelle sue presunte prerogative. Ma il Mediatore europeo (l’Ombudsman) Teresa Anjinho non ci sta ed ha avviato un’indagine sulla gestione da parte della presidente della Commissione di una chat di gruppo privata che coinvolgeva il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei. L’indagine fa seguito a una richiesta del sito investigativo olandese Follow the Money, che aveva richiesto l’ac cesso alle comunicazioni tra von der Leyen e i leader partecipanti dopo che Politico aveva riportato per la prima volta l’esistenza della chat di gruppo - nota come “Washington Group” - lo scorso gennaio. La Commissione europea aveva respinto la richiesta, sostenendo che la divulgazione dei messaggi potrebbe danneggiare le relazioni internazionali dell’U nione europea con i paesi terzi. L’indagine esaminerà ora se la Commissione abbia violato le norme Ue sulla trasparenza rifiutandosi di divulgare i messaggi scambiati nella chat di gruppo, tra i cui componenti spiccano il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro italiano Giorgia Meloni, l’ex primo ministro britannico Keir Starmer e Zelensky. Citando fonti a conoscenza dei fatti, Politico aveva affermato che i partecipanti si sarebbero scambiati messaggi ogni volta che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe fatto qualcosa da loro considerato “folle e potenzialmente dannoso”. Secondo quanto riportato dai media, il gruppo sarebbe nato in risposta alla guerra in Ucraina. Il rischio, quando la diplomazia si sposta in chat, è però azzerare la trasparenza, perché i “messaggini” mai vengono archiviati e sovente si cancellano. Una pessima abitudine, dato che l’in chiesta in questione è l’ulti ma di una serie di controversie che coinvolgono von der Leyen e la gestione dei documenti ufficiali da parte della commissione. Lo scorso anno, il Tribunale generale Ue ha stabilito che la Commissione aveva gestito in modo improprio una richiesta del New York Times di accedere ai messaggi di testo scambiati tra von der Leyen e l'amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni sui contratti Ue per i vaccini contro il Covid- 19. La Commissione si è poi impegnata a rivedere le proprie procedure di archiviazione. Ma Anjinho ha anche criticato la cancellazione di un messaggio di testo inviato da Macron riguardante l’accordo commerciale proposto dall’Ue con il blocco Mercosur. La commissione si è rifiutata di divulgare il messaggio in risposta a una richiesta di accesso agli atti, affermando che era stato cancellato automaticamente. A seguito di una denuncia presentata da Ftm, il difensore civico aveva concluso che il messaggio era stato cancellato illegalmente e aveva invitato la commissione a migliorare la conservazione e l’archiviazione delle comunicazioni ufficiali, compresi i messaggi di testo. Come nulla fosse,Frau von der Leyen ha fatto di nuovo spallucce. Che il presidente Usa fosse forse a conoscenza dell’esistenza di tale chat, lo lascerebbe presagire la freddezza con cui ora tratta la presidente italiana del Consiglio e i leader europei. Del resto, come il nome assegnato alla chat di gruppo criptata e a un’alleanza strategica informale tra i massimi leader europei - Washington Group - potrebbe non interessargli? Il rischio principale per lei è l’accusa formale di “cattiva amministrazione”: se l’Ombudsman europeo stabilirà che il rifiuto di mostrare i messaggi viola i regolamenti Ue, emetterà una formale condanna per maladministration. Pur non essendo una condanna penale, infligge un durissimo colpo politico alla sua reputazione. Testate giornalistiche (come Follow the Money) o eurodeputati dell’opposi zione potrebbero trascinare la Commissione alla Corte di Giustizia Ue per costringerla a pubblicare i messaggi, come già successo con il New York Times per il caso Pfizergate. Le opposizioni all’Europarlamento (sia di destra che di sinistra) usano regolarmente questi scandali sulla trasparenza per presentare mozioni di sfiducia e potrebbero indebolire la sua maggioranza e la sua leadership nella seconda metà del mandato. Gli altri leader (Macron, Meloni, Merz, Starmer, Zelensky) rischiano molto meno dal punto di vista legale Ue, ma subiscono forti contraccolpi strategici. Il rischio geopolitico più grande è l’incrinarsi dei rapporti con la Casa Bianca. Se l’indagine dovesse forzare la pubblicazione dei testi, Donald Trump leggerebbe i giudizi e le strategie che i leader europei hanno ordito in segreto per arginarlo o contenerlo. Nei rispettivi paesi (Italia, Francia, Germania, Regno Unito), le opposizioni parlamentari potrebbero accusare i premier di mancanza di trasparenza o di condurre la politica estera nazionale tramite canali privati e personali anziché attraverso i ministeri ufficiali. L’indagine dell'Ombudsman europeo sta agendo come un detonatore politico, aggravando le tensioni diplomatiche transatlantiche e accelerando la polarizzazione tra l’Unione Europea e l’amministrazio ne di Donald Trump. La sola esistenza dell’inchiesta ha messo a nudo una profonda crisi di fiducia. L’impatto si manifesta su tre fronti principali: la conferma del “piano di contenimento” anti- Trump e la prova che l’Ue non si muove come un partner commerciale neutrale, ma come un blocco che cerca attivamente di arginare e limitare l’influenza politica ed economica degli Stati Uniti.; lo stallo sulla difesa e il futuro di una Euro-Nato, che ha indurito la retorica di Washington, che accusa l’Euro pa di slealtà strategica; il paradosso della trasparenza e il rischio del “Leak”. Più l’ind agine avanza verso una richiesta formale di accesso agli atti, più aumenta il rischio politico che i testi possano trapelare (anche parzialmente), scenario che infliggerebbe un danno permanente ai canali diplomatici ufficiali tra Bruxelles e Washington. La reazione ufficiale del governo italiano si concentra per ora sul mantenimento del massimo riserbo istituzionale e sul rifiuto di divulgare il contenuto delle chat del Washington Group, lavorando sottotraccia per evitare tuttavia che la crisi delle chat si trasformi in una rottura economica e commerciale permanente con gli Stati Uniti. Meloni si era sempre proposta pubblicamente come l’interlocutri ce europea più vicina a Donald Trump e come il ponte ideale tra la nuova amministrazione Usa e Bruxelles. Scoprire che la premier faceva segretamente parte di una chat di leader nata proprio per “contenere” e arginare le mosse americane è stato percepito da Trump come un vero e proprio tradimento personale e strategico. Alti funzionari” Ue - citati da Politico - dipingono così la rottura tra le due sponde dell’Atlantico come un dato di fatto: “L’America di Trump non è più un partner commerciale affidabile, e ancor meno un alleato affidabile in termini di sicurezza”. La diplomazia in chat private svuota completamente il senso dei rapporti tra Stati. Ancor di più quando ad essere coinvolta è una signora non eletta, Mrs. von der Leyen, che perde il pelo ma non il vizio. Secondo quanto riportato dalla Berliner Zeitung, i rappresentanti della commissione e del difensore civico dovrebbero incontrarsi entro metà luglio, mentre l'indagine potrebbe richiedere diversi mesi. Chissà se da quella chat passa informalmente il piano per il riarmo europeo che punta ad essere pronti entro il 2030. “La coalizione dei volenterosi è nata per l’Ucraina - ha giustificato un alto diplomatico a Politico - Ma ha creato legami molto stretti tra alcune delle persone chiave nelle capitali. Hanno costruito fiducia e anche la capacità di lavorare insieme. Si conoscono per nome ed è facile contattarsi e inviare messaggi”. All’origine del nome della chat ci sarebbe l’incontro dei leader alla Casa Bianca nell’agosto 2025. Nata come rete di coordinamento, la chat viene utilizzata dai leader per elaborare strategie di risposta rapida in caso di mosse inaspettate o dannose da parte dell’amministrazione statunitense (in particolare Donald Trump) e per gestire questioni di sicurezza. La Presidente della Commissione è parte attiva di questo coordinamento, nato soprattutto per sviluppare una difesa europea autonoma e gestire crisi internazionali come la guerra in Ucraina. È lo stesso tipo di scontro istituzionale già avvenuto in passato per i famosi sms scambiati tra Ursula von der Leyen e il ceo di Pfizer. Quanto ai partecipanti alla chat del Washington Group, non rischiano sanzioni penali o arresti, ma affrontano gravi ripercussioni politiche, danni d’immagine e possibili sanzioni amministrative legati alle leggi europee sulla trasparenza. I rischi si dividono nettamente tra la posizione di Ursula von der Leyen e quella degli altri leader politici. Essendo a capo della Commissione Europea, von der Leyen è l’unica diretta responsabile dell’archiviazione dei documenti comunitari.
Raffaella Vitulano

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