A cosa serve una banca per la Difesa?


Il “Financial Times” ha ospitato un editoriale vergato dal primo ministro canadese Mark Carney e dal suo omologo lussemburghese Luc Frieden in cui propongono la creazione della cosiddetta Defence, Security and Resilience Bank (Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza, Dsrb). La proposta avanzata da Carney e Frieden si colloca nel solco di un preesistente progetto concepito nel 2021 dal Center for American Progress, uno dei più influenti think-tank di Washington, dotato di solide connessioni con il Partito Democratico. L’i dea consisteva nel fondare un istituto di credito facente capo alla Nato e dotato di capitali iniziali forniti dai principali contributori dell’Alleanza, necessari a ottenere elevati livelli di rating. Il riarmo funge dunque da massiccio pacchetto di stimolo economico. Se attuato correttamente, può dare un forte impulso alla produzione ad alta tecnologia, creare posti di lavoro altamente qualificati e rendere meno fragili le catene di approvvigionamento europee (del settore della difesa e non solo). In pratica, una politica industriale mascherata da parte di paesi che non sanno più come risollevare le proprie economie, affidando alla difesa le loro ultime speranze. Che un nemico vero o più nemici ci siano, poco conta. L’importante è sviluppare una produzione che si collochi all’in crocio tra industria aerospaziale, intelligenza artificiale e scienza dei materiali. I promotori auspicano che investimenti pubblici in questo campo generino benefici a cascata per l’economia civile e dare impulso alla reindustrializzazione europea. Tuttavia, i meccanismi di controllo, sia per gli investimenti in entrata che in uscita, devono essere sufficientemente efficaci da impedire l’in gresso di capitali illeciti (e il furto di proprietà intellettuale), senza però scoraggiare gli investitori legittimi che desiderano introdurre tecnologia e creare posti di lavoro. Gli investimenti esteri diretti, in particolare, meritano un attento esame. Quando le aziende avviano la produzione all’este ro, occorre garantire che le tecnologie sensibili e le capacità produttive rimangano protette. Lanuova banca per la difesa ha l’o biettivo di attrarre capitali e risolvere i problemi disastrosi degli appalti europei fin dal marzo 2025. La Dsr Bank fu proposta per la prima volta addirittura nel 2019, quando il fondatore della banca, Rob Murray, ex ufficiale dell'esercito britannico e responsabile dell’innovazione presso la Nato, lavorava ancora alla Nato, per far fronte al deficit di spesa dei membri dell’alleanza militare. Sebbene l’idea fosse già fattibile, Murray precisò che i paesi non erano pronti poiché non c’e ra una guerra in corso in Europa e i capitali sarebbero stati più accessibili grazie a tassi di interesse bassi o negativi. Così, dopo le molte guerre avviate, la notizia ufficiale è arrivata al vertice Nato di Ankara: la nuova Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza (Defence, Security and Resilience Bank), la prima banca multilaterale di sviluppo per la difesa, che mira a raccogliere 100 miliardi di sterline di capitale, prevede di emettere obbligazioni con rating AAA garantite dalle nazioni azioniste per ottenere rapidamente “capitali a basso costo” per gli acquisti nel settore della difesa nei paesi della Nato, in tutta l’Ue e nelle nazioni alleate dell’Indo-Pacifico, senza aumentare il debito pubblico. Ma lo sforzo bellico serve anche ad altro. Oltre all’aumento della spesa per la difesa da parte dei paesi membri Ue e della Nato, Murray ha affermato che è necessario affrontare anche i rischi per le banche commerciali. Il finanziamento di aziende del settore della difesa fa infatti scattare “campa nelli d’allarme” per i dipartimenti di conformità e gestione del rischio delle banche, a causa di una combinazione di considerazioni relative alla conoscenza del cliente, all’antiriciclaggio e ai criteri Esg, ma che innumerevoli banche commerciali concederebbero prestiti a tali aziende “senza esitazione” se una banca multilaterale fornisse garanzie sui rischi. Dsr Bank si occuperà della valutazione del rischio di conformità e di credito per le banche commerciali. Chiaro che le risorse destinate alla difesa graveranno su quelle per lo stato sociale. Per essere efficace, inoltre, la banca multilaterale dovrà essere affiancata da una maggiore offerta di altri strumenti finanziari e garanzie per il settore della difesa in Europa. Il fondatore di Dsr Bank afferma che la banca multilaterale emetterà obbligazioni e garanzie di credito. Nove paesi hanno già dato il loro sostegno alla nuova banca multilaterale progettata per finanziare il riarmooccidentale, ma la notevole cautela delle maggiori potenze militari ed economiche europee solleva dubbi sulla sua effettiva capacità di diventare la soluzione al problema del finanziamento della difesa.

I firmatari, Canada, Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Romania, Turchia e Ucraina, definiranno le regole iniziali della banca prima del suo lancio previsto per il 2027.

Proposta per la prima volta nel 2024 da un gruppo di ex consiglieri della Nato, alti ufficiali militari e banchieri, la Dsrb avrà sede in Canada, con una base europea prevista in Lussemburgo. A differenza degli Eurobond, che richiedono obbligazioni di debito condivise, la Dsr Bank evita la responsabilità solidale. Ogni nazione è responsabile solo dei propri impegni, ma tutte beneficiano del rating creditizio collettivo della Banca e dell'accesso al mercato. Si può pensare a questo sistema come a un sistema di acquisto cooperativo: fatture individuali, sconti collettivi. I prestiti rimangono nel bilancio della Banca, preservando il controllo nazionale. Gli Stati membri forniscono un modesto contributo azionario, registrato come attività nei conti nazionali e conteggiato ai fini del raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa della Nato in rapporto al Pil. Questo capitale consente alla Banca di raccogliere finanziamenti di gran lunga superiori. Si tratterebbe di un moltiplicatore, non di un costo: raddoppia l’impatto dei fondi pubblici e sblocca capacità di difesa a lungo termine senza compromettere la disciplina fiscale. Grazie al suo statuto fondativo, la Dsr Bank può includere partner altamente qualificati al di fuori della Nato, come il Giappone (sottomarini), la Corea del Sud (intelligenza artificiale e autonomia) e l’Australia (materie prime, cantieristica navale). La loro partecipazione rafforza la capacità industriale, migliora la qualità del credito e accresce la coerenza strategica transatlantica- indo-pacifica. La Dsr Bank sarà interamente e permanentemente di proprietà dei suoi Stati membri.

L’idea della Dsrb si ispira al modello delle banche di sviluppo. Mettendo in comune il capitale dei membri e puntando a un rating di credito tripla A, la banca mira a ottenere prestiti a basso costo sui mercati internazionali e a trasferire questi minori costi di finanziamento tramite prestiti e garanzie, raccogliendo fino a 100 miliardi di sterline (117 miliardi di euro) per progetti di difesa. L’obiettivo finale è quello di convogliare finanziamenti a lungo termine a condizioni più vantaggiose verso governi e aziende del settore della difesa, fornendo al contempo garanzie alle banche commerciali. Importanti istituti di credito, tra cui JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank e Ing, hanno già dato il loro sostegno al progetto, insieme alle maggiori banche canadesi. La necessità di finanziamenti aggiuntivi è evidente. Insieme agli alleati della Nato, la Ue si è impegnata ad aumentare sostanzialmente i bilanci della difesa. Ciò richiederà oltre 850 miliardi di euro di spesa annua aggiuntiva in tutta l’alleanza, in Europa e in Canada, spesa che non può avvenire a scapito di altre priorità di investimento a livello nazionale. La Dsrb potrebbe iniziare le operazioni nel 2027, secondo quanto dichiarato dai paesi in un comunicato . Sebbene i dettagli del finanziamento che fornirà debbano ancora essere confermati, l’idea è quella di sfruttare un solido rating creditizio per concedere prestiti direttamente a paesi e imprese, e per garantire i prestiti erogati dalle banche commerciali. Le banche europee sono infatti tradizionalmente restie a collaborare con il settore della difesa, poiché cercano di rispettare i criteri ambientali, sociali e di governance (Esg). Negli ultimi anni, la Banca europea per gli investimenti ha ampliato il proprio mandato includendo investimenti nel settore della difesa, ma non finanzia armi o munizioni. Le garanzie ridurranno il capitale regolamentare che le banche devono detenere a fronte dei prestiti e, di conseguenza, i costi di finanziamento per le start-up e le pmi. Non si tratta necessariamente solo di prestiti e garanzie. Come altre banche multilaterali di sviluppo, la Dsrb effettuerà investimenti azionari in aziende innovative. In questo ambito, il Fondo Nato per l’innovazione da 1 miliardo di euro può fornire il modello da seguire.

Raffaella Vitulano

Commenti

Post più popolari