Geoingegneria, bombardare l’artico o costruire una nuova luna?
Il ricercatore Andy Haverly del Rochester Institute of Technology (USA) ha pubblicato uno studio teorico (disponibile come preprint su ar-Xiv) che propone di utilizzare esplosioni nucleari sotterranee negli abissi oceanici per frantumare grandi quantità di basalto. L’obiettivo è accelerare il processo naturale di assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) per “Salvare il Mondo”. Il sito web Nogeoingegneria ha riportato spesso progetti folli di questo tipo. A volte non si è trattato solo di progetti. Ad ogni modo, con il caldo che ci asfissia ormai da mesi, è interessante leggere alcuni esempi del passato tiportate dal Guardian. Tim Flannery scrive che un numero crescente di scienziati pensa che abbiamo lasciato la crisi climatica incancrenire così a lungo che la nostra unica speranza per scongiurare catastrofi sempre più intense sia usare interventi tecnologici. Il Cloud Brightening, l’iniezione di zolfo nell’atmosfera e l’uso di minuscoli specchi nello spazio - tutte cose che potrebbero ridurre la quantità di luce solare che raggiunge la superficie terrestre sono tra i concetti promossi sia da imprenditori sia da governi. La geoingegneria, sostengono, è ormai inevitabile. Vediamo alcune idee, più o meno discutibili. Atlantropa: negli anni 1930 l’ingegnere tedesco Herman Sörgel propose che fosse costruita una diga attraverso lo stretto di Gibilterra per abbassare il livello del Mar Mediterraneo di duecento metri. Si sarebbero create vaste estensioni di nuovo e fertile lebensraum, da essere coltivate da lavoratori africani, alleviando così una causa antica delle guerre europee. Europa e Africa potrebbero anche essere fornite di elettricità idroelettrica illimitata. Peccato che che lo svuotamento del Mediterraneo avrebbe potuto avere disastrosi effetti sui canali di Venezia. ad esempio. Tra i piani sovietici per scaldare l’Urss, ricordiamo quello dell’ingegne re P.M. Borisov: tutto ciò che occorreva era innalzare la temperatura della Terra di un paio di gradi e ciò poteva essere ottenuto costruendo una diga attraverso lo stretto di Bering, così da sciogliere la calotta di ghiaccio artica oppure tagliando un varco nella cresta Thompson-Wyville. Ciò avrebbe comportato solo lo scavo di un misero 3.000 km² di fondale marino a profondità superiori a un chilometro. Bombardare per salvare il pianeta: Harry Wexler, che guidò la divisione dei servizi scientifici dell’U.S. Weather Bureau dagli anni 1940 fino al 1962, pensava che 10 bombe all’idrogeno piazzate con cura potessero fare il lavoro per la calotta di ghiaccio artica, inaugurando un’era di calore senza precedenti. E i russi credevano che le armi nucleari fossero ideali per deviare i fiumi. In effetti fecero detonare tre ordigni nel tentativo di deviare alcuni fiumi che scorrevano verso nord e rimasero sorpresi nello scoprire che esplodere tre bombe atomiche aveva liberato soltanto 700 metri di canale. Questo, e la radiazione apparentemente non prevista rilasciata, resero impossibile procedere. Pochi tentativi di geoingegneria- scrive ancora Flannery - sono usciti dal tavolo da disegno ma negli anni 1990 il Progetto Znamya raggiunse effettivamente il suo obiettivo di creare una “seconda luna”, sebbene a una scala molto più piccola di quanto sperassero i suoi promotori. L’idea era di riflettere abbastanza luce solare sulle regioni artiche della Russia da aumentare l’illuminazione fornita da una luna piena. Ma un gruppo di satelliti rimase bloccato nella stazione spaziale Mir e la declinante economia russa fece abbandonare il progetto. Laurie Hogan invece riteneva che, a proposito di montagne, l’Australia fosse stata gravemente penalizzata. Le sue uniche montagne significative sono basse e affiancano la costa orientale, creando una stretta striscia verde e un vasto entroterra arido. Non sarebbe meglio se le montagne fossero più a ovest? La nuova catena lungo il confine dell’Australia Occidentale sarebbe stata lunga 2.000 km, alta 4 km e larga 10 km. Quarantanove grandi città, tutte disposte a griglia rettangolare, e 180.000 allevamenti ittici avrebbero ornato i suoi versanti. L’analisi del piano di Hogan rivelò che avrebbe richiesto lo spostamento di molte volte più roccia di quanta l’umanità ne abbia spostata nella sua intera storia. Il progetto fallì. “Queste cinque idee - sostiene Nogeoingegneria - sono soltanto la punta dell’iceberg della geoingegneria. Nel corso della storia sono stati fatti seri tentativi per aumentare le piogge, controllare i percorsi degli uragani e usare il clima per vincere le guerre, tutti senza successo. Non c’è fine al mostruoso egocentrismo dell’umanità, a quanto pare. E ora ci troviamo di fronte a una scelta: se geoingegnerizzare o riconciliarci con la vita in un nuovo clima ostile”. Qualcuno sta intanto pensando di illuminare la Terra durante la notte, sfruttando la luce del Sole riflessa da un satellite.
Negli Stati Uniti il progetto ha appena raggiunto un passaggio fondamentale che rischia di renderlo reale. La Federal Communications Commission (Fcc) ha infatti appena autorizzato Reflect Orbital a lanciare Earendil- 1, un satellite sperimentale progettato proprio per riflettere la luce solare verso il nostro pianeta anche dopo il tramonto. L’idea ha un “padre nobile”: già cento anni fa il pioniere dei razzi Hermann Oberth ipotizzava specchi spaziali. Oberth, lavorando sotto il regime nazista, vedeva lo spazio evolversi come un’estensione del dominio terrestre. Le idee visionarie di Hermann Oberth sui satelliti per l’energia solare stanno diventando realtà, e nel 2025 molte nazioni e organizzazioni internazionali hanno accelerato i progetti per i Solar Power Satellites (SPS), noti anche come Space-Based Solar Power (SBSP). Nella sua visione, come descritto in Wege zur Raumschiffahrt (1929), questa tecnologia poteva avere scopi pacifici, fornendo energia pulita illimitata per l’umanità, anticipando i moderni progetti di Space-Based Solar Power (SBSP). Oppure scopi militari, concentrando raggi solari per distruggere obiettivi terrestri, come suggerito dal mitizzato “canone di Hitler” (o Sonnengewehr), un’idea propagandistica nazista che trasformava i suoi specchi orbitali in una super-arma capace, in teoria, di “far bollire un oceano”.
Oggi, con i progetti Sps in fase di sviluppo, il rischio o meglio la probabilità di un “dual system” rimane una preoccupazione reale. Nazioni come Cina, Usa, Giappone e Ue, che guidano lo sviluppo Sps, potrebbero usare questa tecnologia per esercitare influenza strategica. Chi controlla un satellite Sps ha il potere di fornire o negare energia a regioni specifiche, creando dipendenze o pressioni politiche.
Eri quel tipo di bambino che usava una lente d’ingrandi mento per concentrare la luce del sole in un raggio laser, magari per accendere un fuoco o bruciare delle formiche? Forse alcuni di quei ragazzi sono cresciuti e hanno detto: “Ehi, fondiamo una società di raggi della morte, potremmo chiamarla Reflect Orbital e presentarci come ' The Sunlight Company '”. La Fcc, la Commissione Federale delle Comunicazioni, ha appena dato il via libera a Reflect Orbital per testare un gigantesco specchio spaziale nella nostra orbita terrestre eterica collettiva.La Sunlight Company prevede di lanciare in orbita oltre 50.000 satelliti che rifletteranno la luce solare verso la Terra, nonostante l’opposizione di astronomi, del Cse ( Center for Space Environmentalism) e del pubblico, a causa di serie preoccupazioni per la sicurezza dato che questi satelliti potrebbero causare enormi sconvolgimenti agli ecosistemi, con ripercussioni su tutta la vita, compresa l’umani tà. La Royal Astronomical Society (Ras) ha emesso un avviso di allarme definendo la Sunlight Company e Starlink una minaccia catastrofica per le osservazioni astronomiche. Si tratta forse solo di una versione non datata del Raggio della Morte di Archimede ? Israele si è intanto posto l’obiettivo di diventare il primo Paese a schierare un sistema d’arma laser in grado di colpire dallo spazio. Recentemente, il Pentagono ha intanto confermato il successo di alcuni test condotti su nuove armi a energia diretta (spesso abbreviate come Dew), all’interno del programma denominato “Golden Dome for America”.
Queste tecnologie rappresentano un cambio di paradigma nella difesa militare moderna. A differenza delle armi tradizionali che utilizzano proiettili o esplosivi, le Dew colpiscono il bersaglio attraverso energia elettromagnetica altamente concentrata. Tra le tipologie più note figurano laser (fasci di luce ad alta intensità) e microonde e fasci particellari (onde che trasportano energia distruttiva). Questi sistemi operano alla velocità della luce. Secondo il Centro per il controllo degli armamenti e la non proliferazione, le armi a energia diretta utilizzano energia elettromagnetica focalizzata per colpire e neutralizzare minacce e risorse nemiche. È come mettere il cellulare nel microonde per un paio di secondi. Quando lo si tira fuori, sembra intatto, ma in realtà le reti elettriche sono state completamente interrotte. Le lesioni su una persona non si arrestano con l’aggressione iniziale, ma progrediscono nel tempo.
Raffaella Vitulano

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