Quando la sinistra snobbò la finanza e cedette tutto il potere ai miliardari
Il detto resta pienamente efficace: “Non c’è alternativa” (There Is No Alternative - Tina), era lo slogan della santa patrona neoliberista, il primo ministro britannico lady Margaret Thatcher, che, insieme al presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, ha ideato la pompa di ricchezza che ha aumentato drasticamente la disuguaglianza di reddito e ricchezza negli ultimi 45 anni. Un motto che resiste ai decenni. Ed ecco che, voilà, tutti i principali partiti politici occidentali continuano a sostenere che non esiste alternativa alla crescente disuguaglianza. “Il centro-sinistra occidentale sembra disposto a provare e fare praticamente qualsiasi cosa per rispondere alla policrisi, qualsiasi cosa, tranne affrontare la disuguaglianza finanziaria. Ci sono state alcune eccezioni nell’ultimo decennio, ma sia Bernie Sanders negli Stati Uniti che Jeremy Corbyn nel Regno Unito sono stati completamente annientati nel 2020” spiega Nat Wilson Turner su Naked Capitalism. Ora che tanto l’establishment del Partito Democratico quanto quello laburista di Keir Starmer stanno perdendo popolarità, c’è qualche speranza di una ripresa della politica redistributiva? Pare proprio di no. Gli irriducibili della sinistra non mollano. Gary Stevenson, ex trader di Citibank diventato oggi uno scrittore contro le disuguaglianze, aveva previsto sul Guardian che il partito laburista sarebbe diventato molto impopolare, molto rapidamente. “Quello che ho detto è che siamo nel mezzo di una crisi economica causata da una cattiva gestione economica. La disuguaglianza è aumentata enormemente. I beni sono sempre più nelle mani dei ricchi. Se non si tassano i ricchi, il tenore di vita continuerà a scendere. Per questo motivo, potevamo prevedere molto facilmente che il partito laburista sarebbe diventato molto impopolare. I democratici hanno commesso lo stesso errore sotto Joe Biden. Macron ha commesso lo stesso errore in Francia. Il centrosinistra e il centrodestra hanno commesso gli stessi errori in Germania, in Italia, in Spagna, in Giappone. Siamo di fronte ad un’eco nomia che ha il cancro, e abbiamo un gruppo di medici che non lo crede, non vedono il problema. Ecco perché i ricchissimi stanno aumentando rapidamente la loro quota di ricchezza. Crescono, crescono, crescono, crescono, aumentano la loro ricchezza e stanno spremendo la ricchezza di tutti gli altri. Ciò ha conseguenze davvero evidenti. La conseguenza più ovvia è che altri gruppi della società perdono la loro ricchezza. La maggior parte degli economisti, dei politici e dei giornalisti moderni semplicemente non pensa all’economia in termini di distribuzione e disuguaglianza. Questo è ciò che ti aspetteresti che accadesse se diagnosticassi costantemente il problema in modo errato, se avessi un paziente affetto da cancro ma non sapessi che il cancro esiste”. Il problema, dunque, non è nel partito conservatore né del partito laburista. Non è nemmeno un problema di Donald Trump. È un problema di incapacità della classe intellettuale occidentale nel riconoscere la causacorretta del problema. Turner scuote la testa: “Gli occhi sono puntati tutti sulla politica, ma la politica sta morendo”. La possibile soluzione è sotto gli occhi di tutti: se non si fa qualcosa contro la disuguaglianza, la situazione peggiorerà e il tenore di vita continuerà a scendere. Affermare l’ovvio e ripeterlo all’infi nito è la forma di persuasione più efficace, ma ci vorrà molto per smantellare la potente presa che Tina esercita sulle menti occidentali. Dopo la vittoria di Zohran Mamdami alle primarie per la carica di sindaco di New York City, lo scorso, la speranza ha iniziato a farsi strada nei cuori di coloro che avrebbero voluto vedere spezzata la morsa mortale del neoliberismo Tina sulla politica americana. “Eppure, quello che abbiamo visto è una sfilata di politici e opinionisti democratici che tentano disperatamente qualsiasi cosa tranne il populismo economico perché, nella loro mente, Tina è sinonimo di neoliberismo”. Rob Flaherty, ex vicedirettore della campagna elettorale di Kamala Harris, spiega meglio: “I democratici stanno perdendo terreno perché abbiamo perso la capacità di parlare con chi è uscito dal sistema”. C’è qualcosa di rotto in America. Ma è così in tutto il mondo. L’economia è a pezzi. La politica è a pezzi. Persino i nostri rapporti reciproci sembrano a pezzi. Questo perché le persone più potenti del mondo vogliono che sia così. La divisione più grande in questo Paese non è tra destra e sinistra. È tra alto e basso. I miliardari vogliono che ci guardiamo a destra e a sinistra invece di guardare loro dal basso in alto. Le persone al vertice lavorano duramente per tenerci arrabbiati e divisi, perché la nostra unità è una minaccia alla loro ricchezza e al loro potere. “Così le loro reti televisive via cavo e i loro algoritmi dei social media ci dividono. Ci dividono per partito, razza, genere, religione, così non ci accorgiamo che stanno tagliando i fondi alle nostre scuole, svuotando la nostra assistenza sanitaria e tagliando le tasse a loro stessi e ai loro amici ricchi. È la strategia più vecchia del mondo: dividi et impera”. Ancora una volta, il problema non è lo stile, ma la sostanza. Anche quando viene presentato in una veste meno problematica, un messaggio incentrato su un’aspra difesa delle politiche dell’era Biden non farà altro che rendere impopolari coloro che lo propongono e impedire all’opposizio ne di trarre il massimo vantaggio dall’impopolarità di Trump. E’ un problema di comunicazione con le masse, con i cittadini. “Abbiamo superato da un pezzo il punto in cui confezionare lo stesso messaggio in un nuovo pacchetto poteva funzionare. Affinché l’opi nione pubblica smetta di considerare i democratici come l’e stensione di un’amministrazio ne Biden che detestava, il partito dovrà dare una svolta netta, significativa e decisa allo status quo. È facile dire - negli Usa, come in Europa come nel mondo - che sono necessarie riforme drastiche, ma non c’è accordo su come queste dovrebbero essere attuate. In pratica, l’esta blishment del partito sta facendo ciò che fa sempre: contare sull’autodistruzione dell’altra parte per poter tornare al potere cambiando il meno possibile”. E così fan tutti i dem. La strategia sarebbe molto più difendibile se i democratici potessero liquidare il trumpismo come una febbre destinata a scomparire col tempo. Ma i dati degli ultimi anni puntano nella direzione opposta: calo demografico negli stati democratici, un allarmante calo delle registrazioni degli elettori democratici, calcoli disastrosi per la riconquista del Senato e la schiacciante maggioranza di coloro che affermano che il partito è fuori dal mondo di fronte ad élites globali al vertice di un sistema in rovina.
L’arguto saggio del giornalista statunitense Mark Ames, scritto già quattordici anni fa, rimane un importante monito su come il neoliberismo abbia preso piede. Ames spiega uno dei motivi per cui la sinistra è così incapace di gestire il potere: i suoi seguaci consideravano la finanza un settore squallido e quindi non degno di essere studiato, nonostante chi lavora nella gestione patrimoniale abbia il doppio delle probabilità di diventare miliardario rispetto a chi lavora nel settore tecnologico. “Per uno strano scherzo della storia, la sinistra americana è passata da due generazioni senza capire la finanza. Furono gli hippy a decidere mezzo secolo fa che la finanza era al di sotto di loro, così cedettero felicemente l’intero campo - finanza, affari, economia, denaro (altrimenti noto come potere politico) - all’altra parte. Abbandonare la lotta finanziaria fu come quell’autostoppista che restituì la pistola alla famiglia Manson. C’è una frase fantastica nel romanzo anti-hippies di Charles Portis, “Dog of the South”, che cattura il disprezzo ipocrita dei boomer per le cifre: “... Diceva sempre, vantandosi, di non avere la testa per i numeri e di non saper fare le cose con le mani, suggerendo maliziosamente la presenza di qualità superiori...”.
Nel 2008, la sinistra, sebbene potesse vantarsi con i migliori di quanto fossero brutte le guerre all’estero e quanto fossero sbagliati razzismo, sessismo e omofobia, fu colta completamente e vergognosamente di sorpresa dal crollo finanziario. L’i gnoranza era paralizzante, politicamente e intellettualmente. Persino il lessico era estraneo e balbettante. L’oligarchia ha dedicato decenni al progetto di “definanziare la sinistra” e ci è riuscita in modi che solo ora stiamo comprendendo, affidando il controllo della ricchezza e del potere all’1%. “Uno dei loro più grandi successi, intenzionale o meno, è stato conclude Ames - lo smembramento del giornalismo, riducendolo a dimensioni gestibili, tali da poterne annegare l’integrità in una vasca da bagno. Oggigiorno è quasi impossibile guadagnarsi da vivere come giornalista; e con l’economia del giornalismo ancora in caduta libera, come l’industria sovietica dei frigoriferi negli anni ’90, i media sono ancora meno inclini a sfidare il potere. Uno studio di ProPublica di maggio lo ha espresso in cifre: nel 1980, il rapporto tra addetti alle pubbliche relazioni e giornalisti era di circa 1:3. Nel 2008, c’erano già 3 addetti alle pubbliche relazioni per ogni giornalista”.
Raffaella Vitulano
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